Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

TURISMO

Viaggio in Venezuela.

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Dal Salto Angel a Los Llanos

di Josette Ranieri
Il Venezuela è un paese talmente vario che annoiarsi è impossibile. Offre scenari mozzafiato, dal Salto Angel (la cascata più alta del mondo) alle spiagge caraibiche, dai tepui alle dune del Medanos di Coro, che ricordano il deserto del Sahara… ma andiamo con ordine. Il Salto Angel è una meravigliosa cascata le cui acque si gettano dalla cima di uno dei più imponenti tepui, l’Auyantepui.

Nella lingua degli indios “tepui” significa “montagna”, ma non è la montagna dell’immaginario comune quanto piuttosto un massiccio dalle pareti ripide con la sommità pianeggiante, simile ad un tavolato. Il salto è ben sedici volte quello delle Cascate del Niagara, tanto che l’acqua, al termine del suo viaggio, quasi svanisce in una tenue nebbiolina. Il punto è che un tale spettacolo va meritato, ecco allora un dettagliato elenco delle varie “torture” che dovrete subire per godervelo: - volo di un’ora circa su un biplano a sei posti (pilota incluso), piuttosto cigolante e attempato, per raggiungere il Parco Nazionale di Canaima all’interno del quale si trova la cascata. Il Parco, facente parte del Patrimonio Naturale Mondiale dell’UNESCO, non è raggiungibile via terra. Quindi, se siete deboli di stomaco o l’altitudine vi crea qualche problemino, forse non fa per voi. In caso contrario, è un’imperdibile occasione per scattare splendide foto dall’alto. - pernottamento in accampamento fornito di amache e acqua fredda, alla mercè di ogni sorta di insetti. Non illudetevi che insettifughi o repellenti siano efficaci, l’unico rimedio è coprirsi dalla testa ai piedi e a volte non basta. Va detto però che lo spettacolo del cielo stellato nel buio della notte (niente energia elettrica!), illuminato solo da candele, col suono cristallino del “rio” che scorre a pochi passi e i versi degli animali, generano una sensazione di benessere tipo “nirvana”. Sembra di partecipare a tutto quello cui si assiste e persino di appartenervi. Una piccola parte di un immenso tutto. - percorso in canoa lungo il Rio Carrao. L’imbarcazione è scavata in un tronco e ospita circa quattordici persone, incluse le guide indios. Percorrere il fiume è divertente, fino a quando non capita di incontrare delle rapide! Non è raro che la canoa vada a sbattere contro le rocce del fondale, che s’inclini e imbarchi acqua (tanta!) e che venga spinta a gran forza contro massi che spuntano in superficie tipo iceberg. Per cui preparatevi a bagnarvi dalla testa ai piedi, nonostante gli impermeabili, e mettete al riparo le macchine fotografiche; per il resto, godetevi l’emozione e niente panico. Siete in ottime mani! Gli indios si destreggiano nella corrente con grande abilità, sanno evitare i pericoli e assistono divertiti ai vostri sguardi impauriti! - cammino di quasi due ore (meno per i più allenati) per raggiungere il Salto, attraversando la foresta pluviale. Immaginate grosse radici di alberi che s’intrecciano fra loro, percorsi su tronchi disposti ai bordi di stagni, foglie e sassi bagnati (e quindi scivolosi), un’umidità paurosa e migliaia di insetti diventati ormai simpatici compagni di sventure! A metà percorso, poi, il cammino si fa molto ripido, i polpacci iniziano a bruciare e una domanda si fa largo prepotentemente nei vostri pensieri: “ma chi me l’ha fatto fare?” L’altro lato della medaglia è che, se siete appassionati di fiori e piante, c’è da perdere la testa. Gli indios conoscono la foresta come fosse casa loro (e in effetti è così) e hanno la risposta a ogni tipo di curiosità. Conoscono i nomi delle piante e i loro effetti farmacologici, le varie specie di insetti, velenose e non, e sono capaci d’individuare l’ora del giorno dal canto degli uccelli. Se ne vale la pena? Bè… io non sono una sportiva, non adoro il trekking né lo sforzo fisico ma devo ammettere che, una volta giunti a destinazione, la soddisfazione è grande. Se lo rifarei? Decisamente no! Certi miracoli la natura li compie una sola volta e la mia ha già dato! Se desiderate un po’ di relax sulla spiaggia, potreste dirigervi verso il Parco Nazionale di Mochima, oppure a Morrocoy. Il Parco di Mochima si estende per oltre 900 kmq lungo la costa ed è punteggiato da isole rocciose che nascondono piccole lagune dove regna il silenzio. L’acqua è cristallina, di quel verde chiaro che ci fa rimanere a bocca aperta quando la vediamo in TV. La sabbia è sottile e rosa e,  se non siete pigri come me, non dimenticate a casa maschera e pinne. Le isole sono circondate da meravigliose barriere coralline e da una quantità di pesci stupefacente. Il villaggio di Mochima è poco più che un agglomerato di case, la maggior parte delle quali sono delle “posadas” cioè alloggi che gli abitanti del luogo affittano su richiesta. Passeggiando per le strade si respira l’aria di una vita semplice, vissuta all’aria aperta e condivisa con gli altri. Un po’ come nei nostri paesi di una volta. Gli uomini lavorano tutti insieme ai bordi delle strade, i bimbi giocano a rincorrersi o girano in bicicletta e le donne stanno sedute sull’uscio di casa a chiacchierare, a badare alle galline e a controllare i figli. Ovunque ci sono barche da riparare o reti da pesca da pulire e l’odore del mare riempie l’aria. Al calar del sole si aprono i ristoranti, luogo di ristoro per i turisti e in un certo senso anche per gli indigeni, che si ritrovano per una partita di domino e qualche birra (qualche!). Sono molto cortesi e gioviali, hanno una gran voglia di chiacchierare e senza remore accennano un sorriso e ti invitano ad unirti a loro per una partita. Non importa se sei straniero e non parli spagnolo, quel che conta è farsi due risate in compagnia.  Il parco di Morrocoy forse è ancora più suggestivo, con le sue spiagge bianche, i banchi corallini e, se siete fortunati, anche le tartarughe. Rimarrete impressionati dalla quantità di coralli e conchiglie che il mare porta a riva, in una varietà di forme e colori che vi convincerete che la natura ha più fantasia di Klimt, Chagall e Kandinsky mess’insieme! Mentre ve ne state lì sdraiati a prendere il sole, potrà capitarvi di veder passare qualche iguana che, se trova un posticino caldo dove batte il sole, si ferma ad “abbronzarsi” anche accanto a voi, purchè non lo molestiate ovviamente. Se poi tutto questo relax inizia ad annoiarvi e all’avventura ci avete preso gusto, bagagli in mano, direzione Los Llanos, letteralmente “le pianure”. Si tratta della Savana che occupa la parte centrale del Venezuela, compresa tra le Ande e il Rio Orinoco. La mia esperienza riguardo alle Ande nasce tra le righe del libro Cuore di de Amicis e lì s’interrompe fino al mio arrivo nella città di Merida, da dove partono i tour organizzati per visitare la zona della Savana. Per quanto il racconto Dalle Alpi alle Ande dia modo al lettore di spaziare con la fantasia sulle cime di questa maestosa catena montuosa, ammirarla così da vicino e annusare l’odore della terra smossa dai vecchi aratri trainati dai buoi è un’emozione così intensa che va al di là di ogni aspettativa. Le pianure di Los Llanos sono abitate da un’alta concentrazione di animali selvatici. Il tour di solito prevede una durata di quattro giorni con vari safari fotografici, sia in jeep che in barca. Per gli amanti del bird - watching è il paradiso. Ci sono Ibis rossi, rosa, neri, fenicotteri, Martin Pescatore delle Amazzoni, falchi, gazze reali e chi più ne ha più ne metta! Non mancano, inoltre, incontri piuttosto ravvicinati con caimani, anaconde, capibara e persino delfini d’acqua dolce dalla caratteristica colorazione rosata. Anche qui si alloggia negli accampamenti indios, spartani, ma con un pizzico di spirito d’adattamento, assai divertenti. Si condividono i pasti e la sera anche le danze. I venezuelani sono ottimi ballerini, oltre che incorreggibili sciupafemmine! Così, al ritmo di salsa e merengue, si bevono fiumi di Rum, si ride e si scherza mentre i bimbi fanno a gara ad arrampicarsi su un albero per acchiappare un’iguana e farcela vedere. Le donne sono molto brave in cucina, anche se l’igiene lascia un po’ a desiderare. E’ tutto delizioso, dalle arepa (frittelle di mais) alla comida criolla (pollo con fagioli zuccherati e riso), dal platano fritto ai batidos (frullati di frutta tropicale che in Italia non conosciamo neanche). L’importante è non capitare in cucina nel momento sbagliato, mentre un esercito di cucaracha se la spassa su pane e stoviglie. Spalancavano gli occhi in un’espressione di stupore le ragazze quando, saputa la mia età, confermavo loro che avevano capito bene, “no niños” , non ho ancora figli. Loro già a quattordici anni circa diventano mamme e in una vita mettono al mondo più di una dozzina di figli. Ho conosciuto persino un signore che a settantadue primavere ha ben ventitre pargoli, l’ultimo dei quali di soli due anni! Eh sì, è proprio il caso di dirlo, si danno da fare fino all’ultimo e la TV non li attira molto, se non per le telenovelas e i concorsi di bellezza. Per i venezuelani è motivo di grande orgoglio la bellezza delle loro donne che, pur di ottenerla, non si sottraggono ad interventi di chirurgia plastica, ricostruzione delle unghie, reimpianto di ciglia e capelli e via dicendo. Il Venezuela ha vinto più concorsi internazionali di bellezza di qualunque altra nazione, tra cui cinque edizioni di Miss Mondo e quattro di Miss Universo. Tornando in Italia devo ammettere che ho sentito un po’ la mancanza della festosità che aleggia nell’aria venezuelana. Lì la musica suona ad altissimo volume senza limiti di orario, e la gente non perde mai l’occasione di prendersi una breve pausa dal lavoro per concedersi cinque minuti di ballo sfrenato per strada, davanti al banchetto della frutta. Una capacità seducente di godere della vita in ogni suo aspetto, da cui dovremmo lasciarci trascinare e che evidentemente giova anche alla salute. Pensate che ho incontrato una simpatica vecchietta, tutta rughe e colori sgargianti, che se andava allegramente in giro coi suoi centoventicinque anni come se niente fosse! Nuovo elisir di lunga vita?

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