TURISMO

Una calabrese a Roma.

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Categoria: TURISMO
Creato Giovedì, 09 Giugno 2011 09:37
Pubblicato Giovedì, 09 Giugno 2011 09:37
Scritto da Serena Vaccaro
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Casina delle civettePasseggiate nei luoghi meno scontati della città Eterna.

Cari conterranei, è da quasi due anni che ho trasferito il mio essere e le mie radici nella Capitale, avendo modo di esplorare luoghi meno turistici ma non per questo meno privi di fascino. Per  tenermi ‘in forma’ vado spesso a passeggiare in uno dei tanti polmoni verdi della città, Villa Torlonia. Questo parco cittadino ,di ben 14 ettari, è un vero e proprio sfogo nella caotica zona compresa tra la Nomentana e Piazza Bologna.

La Villa, appartenuta prima al cardinale Doria Pamphilj, venne acquistata da Giovanni Torlonia nel 1797 . Il marchese Torlonia, affidò all’architetto neoclassico G. Valadier  il compito di rendere la  villa principesca in modo da non farla sfigurare rispetto alle altre tenute presenti città. Vennero convertiti gli edifici presistenti in eleganti palazzi, furono costruite le scuderie e un maestoso ingresso su via Nomentana. Inoltre, stringendo l’occhio alla moda dei giardini all’inglese che padroneggiava in quel tempo, venne riorganizzato l’assetto del parco, costruendo viali simmetrici il cui punto d’incontro era rappresentato dal palazzo Torlonia. Alla morte di Giovanni Torlonia, i lavori furono gestiti dal figlio Alessandro, il quale incaricò G.B.Caretti di arricchire ulteriormente la tenuta.

Si rivolse,anche, ad altri due architetti: Quintiliano Raimondi, per il Teatro e l’Aranciera (oggi più comunemente chiamata “Limonaia”) e Giuseppe Jappelli, al quale venne affidata la sistemazione di tutta la parte sud della Villa. Quest’area fu completamente trasformata con viali serpentinati, laghetti e piante esotiche e disseminata di edifici ed arredi di gusto fantastico: la Capanna Svizzera (poi trasformata in Casina delle Civette), la Serra, la Torre e la Grotta Moresca, il Campo da Tornei. L’autocelebrazione della famiglia Torlonia si concluse nel 1842, quando furono eretti due obelischi in granito rosa dedicati ai genitori di Alessandro. L’ultimo erede della dinastia Torlonia, fu Giovanni, il quale modificò la casina delle Civette fino alla sua forma attuale.

Villa Torlonia, divenne anche, la residenza della famiglia Mussolini dal 1925 al 1945 con un affitto simbolico di una lira. Mussolini non modificò l’assetto primitivo della villa, ma introdusse degli elementi moderni come i bagni e i bunker sotterranei. Forse in questo periodo, più che in quello padronale, la Villa divenne il salotto della Roma fascista che qui si incontra, assiste alla proiezione di filmati, si rilassa mentre tutto intorno la guerra devasta i quartieri e le persone.

Affresco Casina delle civetteNel 1978 la villa viene aperta al pubblico, e da subito si configura come punto di riferimento e di incontro per i romani e non. Attualmente alcuni edifici come il Teatro e la Torre Moresca, sono in restauro e spesso vengono sorvolati dai pappagallini verdi che stanno pian piano facendo degli alberi della villa la loro casa.

Così, passeggiando e passeggiando, mi trovavo a guardare e a riguardare le numerose costruzioni  racchiuse nella villa come piccoli gioiellini. A colpire il mio immaginario è soprattutto la Casina delle Civette, una costruzione che fa pensare a una casa dei folletti dove il tempo si è fermato.

Approfitto allora, dell’unica agevolazione che la mia università mi offre, l’entrata gratuita in tutti i musei di Roma, e inizio la mia esplorazione di questo luogo .

La Casina esiste dal 1840,e nel tempo subì numerosi rimaneggiamenti,furti e persino un incendio che la danneggiò gravemente nel 1991. Venne restaurata dal 1992 al 1997, fino al raggiungimento dell’aspetto attuale. L’esterno colpisce particolarmente per il suo aspetto fiabesco, ma è l’interno a essere la vera sorpresa. Infatti , lo stile Liberty, che nei primi anni del ventesimo secolo ebbe un grande successo a Roma, viene espresso nelle magnifiche vetrate che creano giochi di luci e ombre nelle stanze.

Queste opere sono frutto del lavoro del maestro vetraio Cesare Picchiarini (1871-1943),e della sua bottega. Questi, dapprima usarono motivi medievali tipici,come gli stemmi,e in seguito si sbizzarrirono nella creazione di vetrate rappresentanti animali e frutti. Sono presenti, anche vari arredi risalenti alla seconda metà dell’ottocento, in ferro battuto e preziose maioliche decorate con fiori e frutti. La Casina si articola in un percorso su due livelli, uno inferiore e uno superiore, in cui vengono coniugati aspetti d’arte Liberty con spazi spesso stretti e angusti.

Sala da ballo Casina delle civetteDifferentemente il palazzo centrale di Villa Torlonia, è caratterizzato dallo sfarzo totale. Il palazzo colpisce subito per la sua maestosità e per la ricchezza con cui sono decorate le stanze. Era proprio al suo interno, infatti, che vivevano i principi Torlonia prima e la famiglia Mussolini poi, e l’attenzione al dettaglio deve essere stata all’ordine del giorno. Così, la sala da ballo si apre allo spettatore con i suoi lucenti lampadari, e gli affreschi in ogni angolo. Anche le vicende ‘esotiche’ sono ben rappresentate, come quelle raffiguranti Antonio e Cleopatra. Unico tocco di sobrietà è rappresentato nella camera da letto di Mussolini, la quale appare piuttosto scarna rispetto alle manie di grandezza del Duce.

Per ultimo ma non ultimo, visito la Casina dei Principi. Il palazzetto non è maestoso come  il palazzo centrale o fiabesco come la casina delle civetta, ma colma queste lacune al suo interno. Infatti in una sala, vi è dipinto il Golfo di Napoli e sembra di stare proprio li, di sentire i rumori del porto e il sonno del Vesuvio.

La mia esplorazione per oggi è finita. Vorrei consigliare a tutti coloro che vengono a Roma, di fare un giretto in  questi luoghi, che certo non saranno sponsorizzati come il Vaticano o il Colosseo, ma meritano comunque l’attenzione del turista attento e curioso.

Foto di Michela Ricca