Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

TEATRO

Tutti all'Opera. Il Trovatore di Giuseppe Verdi.

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Il TrovatoreAlla scoperta delle trame più appassionanti!

Quando pensiamo all’Opera spesso la associamo a qualcosa di barboso e, perché no, anche a qualcosa di vecchio. Invece le storie cantate e raccontate nelle rappresentazioni sono molto lontane dall’essere noiose. La componente passionale è sempre presente e raramente si assiste al lieto fine tipico delle favole. Insomma storie di amore, di sangue, di vendetta, di rivalsa senza tempo che riescono a coinvolgere lo spettatore fin dalla prima nota.

Capisco che per noi giovani pensare di andare una sera all’Opera non sia la massima aspirazione, soprattutto se si hanno modelli musicali diversi. Tuttavia, posso assicurare che assistere a questi spettacoli è davvero entusiasmante perché la potenza vocale si combina perfettamente con la musica, con la recitazione e con le scenografie che, a volte, tolgono il fiato. Bisogna comunque andare preparati o quantomeno leggere, qualche minuto prima di entrare, la trama di ciò che si sta per vedere.

Spesso la difficoltà maggiore per l’ascoltatore, è capire le parole cantate nelle arie e di conseguenza la storia. Alla luce di ciò mi sono detta, perché non facilitare il lavoro a chi vuole passare una serata diversa? Ecco allora l’idea per questa nuova serie di articoli alla luce anche dei numerosi festival lirici che si tengono durante l’estate (uno fra tutti quello che si tiene alle Terme di Caracalla a Roma curato dal teatro dell’Opera).

Come prima opera, vorrei trattare della mia preferita e cioè de ‘Il Trovatore’ di Giuseppe Verdi.

E’ composta da quattro atti in cui il desiderio di vendetta e la violenza scrivono il modo di fare e di agire dei personaggi.

I ATTO

La storia inizia in una notte in cui il Conte di Luna, giovane signore a cui appartiene il Palazzo dell’Aliaferia in Biscaglia, sorveglia la casa della donna di cui è innamorato Leonora. La giovane, dama della regina, però ha altri interessi incarnati nella misteriosa figura del ‘Trovatore’.

Intanto il capo delle guardie, Ferdinando, racconta con enfasi e con dovizia di particolari orribili, la vicenda di una zingara condannata al rogo per maleficio, e di sua figlia Azucena che per vendetta gettò nello stesso rogo della madre il figlioletto dell’anziano Conte di Luna. La leggenda vuole che lo spirito della zingara infesti il castello dove appare allo scoccare della mezzanotte seminando il panico.

Nei giardini del palazzo, la bella Leonora confida all’amica Ines il suo amore per il tenebroso ‘Trovatore’ di cui sente suonare il liuto. Il Conte di Luna, avrebbe voluto parlare con l’oggetto del suo desiderio ma quando capisce che Leonora corre verso il rivale si strugge di gelosia ed escogita una trappola per la sua amata. Egli si avvolge in un mantello imitando la figura ignota del Trovatore e attira Leonora a sé che immediatamente gli dichiara amore. Contemporaneamente, però, anche il ‘vero’ Trovatore sta assistendo alla scena e fa saltare l’inganno. Leonora, allora, infligge un altro duro colpo al Conte, gettandosi fra le braccia del ‘Trovatore’ dichiarandogli fedeltà. Il Conte, allora non riesce più a sopportare l’affronto e impone al rivale di dichiarare la sua identità. Egli è Manrico un seguace del ribelle Conte Urgel. A queste parole, il Conte deluso ,sdegnato e pieno di ira,  reagisce sfidandolo a duello, duello in cui verrà ferito ma, in un atto di compassione da parte del Trovatore, non ucciso.

II ATTO

Il Trovatore di VerdiLa scena si volge in un accampamento di zingari. Azucena, madre di Manrico, racconta al figlio dell’orrore a cui aveva assistito anni prima. Sua madre, infatti era la zingara bruciata sul rogo con l’accusa di aver stregato il Conte. La vendetta di Azucena, che racconta nei minimi particolari come il popolo avesse incitato l’esecuzione pubblica, però non si era fatta attendere. Aveva ,allora, preso il figlioletto del conte e lo aveva gettato nella pira in cui bruciava il corpo della madre. Ricordando la storia, però, la zingara si rende conto che quel bambino che aveva gettato nel fuoco non era il figlio del Conte ma bensì suo figlio. Manrico, è sotto shock e si rende conto che quella che fino a quel momento aveva considerato sua madre in realtà non lo era. Chi era davvero? Era forse un legame di sangue la motivazione che lo aveva spinto a non uccidere il Conte di Luna?

Nel frattempo, Leonora riceve da un messaggero la falsa notizia della morte del Trovatore. Distrutta decide di farsi suora sia per devozione verso l’amato che crede morto, sia per sfuggire dalle avances del Conte.

Sia ‘Il Trovatore’ che il Conte apprendono la funesta notizia ed entrambi accorrono verso l’amata per impedirle di compiere il gesto da cui non può tornare indietro.

Si scatena, così, un nuovo duello tra i due pretendenti dal quale Manrico riesce ad uscire vittorioso grazie all’aiuto dei ribelli seguaci di Urel. Rapisce Leonora e con lei scappa.

III ATTO

Il Conte, non accetta la sconfitta e raduna la sua armata. Il capo delle guardie Ferrando, annuncia al Conte la cattura di una zingara, è Azucena.

Il Conte può avere la sua vendetta perché scopre che Azucena è la madre di colui che ha rubato il cuore, e non solo, di Leonora ed è anche colei che ha ucciso il suo fratellino.

Nel frattempo Manrico e Leonora stanno per convolare a nozze ma Ruiz comunica a Manrico il desiderio del Conte. Bruciare sul rogo Azucena per vendicarsi. A queste parole ‘Il Trovatore’ accorre in aiuto della madre.

IV ATTO

Manrico cade nella trappola e viene catturato e condannato a morte. Leonora, allora, si offre al Conte di Luna in cambio della libertà di Manrico. Il Conte accetta e la ragazza, in un gesto di coraggio, ingoia del veleno. Il Conte non l’avrà mai ma Il Trovatore sarà libero. Così, Leonora, va a dare la notizia a Manrico che capisce però quale sia il prezzo da pagare, ma è troppo tardi. Leonora muore per effetto del veleno.

Il Conte è ormai accecato. Colei che era stato l’oggetto del desiderio è morta, e tutto per colpa del ‘Trovatore’.  Ordina così, l’esecuzione del rivale ma non contento, ordina anche che Azucena assista dalla prigione alla morte dell’amato figlio. Avrà però una brutta sorpresa. Quando la scure ha decapitato l'infelice, la zingara, quasi impazzita, grida al Conte, inorridito: "Egli era tuo fratello! Madre, ora sei vendicata".

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