Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

SPAZIO APERTO

Italiani all'estero, intervista.

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Italiani all'esteroSono molti gli italiani che, per una ragione o per l’altra, decidono di trasferirsi all’estero e altrettanti, almeno una volta, ci avranno fatto un pensierino... Abbiamo cercato di capire come si vive all’estero, intervistando chi dall’Italia se ne è andato. Michele, che ha abitato in Giappone.

Cosa ti ha spinto ad andartene dall’Italia?

Ho lasciato l’Italia più di undici anni fa, inizialmente per una volontà/necessità di rottura con certi squilibri che si erano venuti a manifestare nella mia vita di allora: in particolare si erano accumulate troppe frustrazioni in relazione alla mia vita lavorativa da tecnico teatrale, dovute alla cronica situazione di stallo culturale ed incertezza economica nel settore dell’intrattenimento, che all’epoca già inizia a farsi sentire e che ora è diventata davvero pesante.

Perciò con l’intenzione di darmi un momento di riflessione, chiusi la mia attività e partii. Lungo il percorso si aprirono “molte porte” e il viaggio continuò a procedere e procede tuttora.

A livello burocratico, come hai fatto a trasferirti (sanità, residenza, documenti, trovare lavoro e alloggio, ecc…)?

In questioni di tipo burocratico sono sempre riuscito a trovare una giusta mistura di incoscienza e di prudenza per cui me la sono sempre cavata confidando nelle mie buone stelle e rendendo grazie. In vari momenti si sono date senz’altro da fare, in particolare in alcuni incidenti che mi sono capitati (in Thailandia) quando avrei tranquillamente potuto restarci secco: l’aiuto provvidenziale di sconosciuti o di amici (gente del posto) mi convinse senz’altro a restare più a lungo.
Solo recentemente, con la nascita dei miei due figli (nati in Giappone) in accordo con la mia compagna giapponese, divenuta mia moglie, abbiamo deciso di intraprendere il lungo calvario della burocrazia che nel nostro caso si è dovuta ripetere sempre DUE volte, per registrare gli stessi documenti/atti in un paese e nell’altro (Italia e Giappone).

Lo scoglio più grande solitamente è la lingua: Come hai superato questo ostacolo non da poco?

Scoglio? dipende dal momento e dall’attitudine, secondo me: se uno si ritrova all’estero per un certo periodo, dopo relativamente poco tempo (almeno per me) l’ostacolo si trasforma in una montagna

incantata che si vuole assolutamente scalare. Diventa a volte una sfida molto intrigante ed impegnativa ma da’ ben presto i suoi grandissimi risultati, aprendo il cuore delle persone nell’eterno gioco della comunicazione. Così fu che studiai (per conto mio).
Lo spagnolo, il thailandese e ora il giapponese partendo da quel po’ di inglese studiato in Italia: ma lo studio procede sempre e in tutte le direzioni!

Come ha reagito la tua famiglia alla notizia che ti trasferivi all’estero?

Inizialmente senz’altro molto male. Sono partito quando c’erano le lire, in epoca pre-email per cui i contatti erano abbastanza sporadici e costosi via telefono. L’attitudine tutt’altro che compiacente dei miei all’epoca non rendeva questi appuntamenti molto frequenti e piacevoli. Poi le cose lentamente si assestarono.

A distanza di anni, riuscii a fare i miei primi passaggi di rientro temporaneo e quindi pian piano ciascuno se ne face una ragione, ma considerando il fatto che restando in Italia le prospettive si sono fatte sempre più striminzite per i giovani, dubito fortemente che ci sia qualcuno che possa criticare le mie scelte di allora.

Come hai affrontato il primo periodo dopo il trasferimento? Come ti sentivi?

Ho vissuto molti trasferimenti, passando da un continente all’altro a seguito delle aperture che si sono presentate via via lungo il percorso. Ogni volta fu la stessa sensazione: una meravigliosa ricarica di energie positive nel verificare che rapidamente intorno a me ritrovavo persone splendide come perle o conchiglie bellissime su una spiaggia. Man mano riuscivo a farmi conoscere e poi incredibilmente a ristabilire intorno a me gli stessi equilibri e le relazioni vitali di sempre, a conferma di quanto questa emanazione del mio Spirito/carattere fosse consistente nel tempo e nello spazio.

Quali sono le differenze, in positivo e in negativo, tra l’Italia ed il paese in cui hai vissuto/vivi ancora e le cose che invece li accomunano? Fai anche degli esempi, se ti è possibile.

Vi sono innumerevoli differenze tra ogni paese e cultura e vanno apprezzate nella loro essenza: ciascuna di queste differenze è positiva per chi ne è testimone, se si è aperti al confronto e non si porta con sé nessun pregiudizio.
Costumi e abitudini sono parte integrante di ciascuna cultura così come gli ingredienti locali diventano parte della dieta quotidiana, generalmente la più economica ed appropriata nel paese in cui ci si trova.
Dal momento che ho vissuto molti anni in paesi buddisti, vedo senz’altro con maggior risalto la differenza di temperamento con i paesi cristiani, dove i retaggi culturali del passato hanno fatto si che i rapporti umani siano molto più diretti: vedi strette di mano, abbracci e baci sulla guancia anche a sconosciuti.
Tutto ciò per esempio è assolutamente inconcepibile in estremo oriente, dove c’è una concezione totalmente diversa della corporeità che si esprime semplicemente, con un inchino o un sorriso.
Caratterialmente poi magari le due modalità comportamentali paradossalmente si attraggono reciprocamente per la misteriosa legge di attrazione degli opposti: ovvero, lo “spirito latino” finisce per far colpo in qualche modo, risultando esotico anche se magari a volte fuori luogo nella sua strampalata simpatia. Così dall’altro lato il composto e rispettoso riservo degli asiatici (giapponesi in particolare per quel che ho visto) diventa un elemento di fascino irresistibile.
Una dimensione accomuna senz’altro tutti i popoli ed è purtroppo la verticalizzazione del potere e delle caste che crea comunque e dovunque le stesse differenze tra ricchi civilizzati consumatori più o meno inconsapevoli e tutte le genti legate ai rituali tradizionali e ai ritmi della Natura. La gente in passato viveva in campagna in grandi case coloniche e faceva insieme i lavori manuali autoproducendosi quel che serviva loro, ispirandosi grosso modo agli stessi principi di reciprocità collettiva paesana o tribale.
Ora la dipendenza dalla globalizzazione incatena tutti i popoli alla collettivizzazione dei disastri ambientali e dell’inquinamento che hanno creato quest’illusione di benessere  apparente della modernità tecnologica, incapace di risolvere i problemi devastanti che continuamente crea.

Quali sono le cose che cambieresti nel paese in cui vivi/hai vissuto e quelle che invece cambieresti dell’Italia?
In Italia e in tutti i paesi dove sono stato cambierei essenzialmente le stesse cose: ovvero abolire la politica di rappresentanza e l’intero sistema finanziario delle valute a debito, responsabile della drammatica crisi di questa economica senza etica ormai allo sfacelo. Ripudiando il debito pubblico creato con l’artificio malefico del signoraggio bancario, si dovrà essenzialmente rivalutare le economie locali in un etica virtuosa di sostenibilità e rispetto della Natura.
Ugualmente tutto il sistema di globalizzazione dovrà avvizzire e rifondarsi su principi del rispetto e del commercio solidale, non più seguendo i retaggi malcelati delle epoche coloniali e di schiavizzazione.

Inoltre il ritorno alla tradizioni locali e all’identità di ogni popolo sarà senz’altro d’aiuto in questo periodo di crisi globale della modernità che non riesce più a nascondere i propri limiti intrinsechi e la brutalità assurda delle guerre che continua a perpetuare: riproponendo ovunque i modelli di autosufficienza dei paesi del passato, magari alla luce delle nuove tecnologie in termini di efficienza energetica, si potrà finalmente ricostruire dei nuovi equilibri tra gli ecosistemi e le genti che li abitano.
La sostituzione delle monoculture e dell’agricoltura chimica con dei modelli integrati di agricoltura biologica e di policoltura (tipo Permacultura e foreste commestibili) potrà garantire nel tempo una varietà e un’abbondanza di cibo grandemente superiore senza continuare a perdere fertilità nel terreno e a sprecare impunemente risorse e prodotti solo per mantenere dei prezzi fittizi.
L’era del cambiamento radicale è alle porte.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi all’estero?

Senz’altro di abbandonare ogni pregiudizio ed incertezza e di lasciare agli eventi il tempo di evolversi. In ogni società umana vi sono regole scritte-e-non che regolano la tempistica e le modalità di ciascuna attività. E’ bene adattarsi e cercare pazientemente di studiare queste regole sociali, perché a fronte delle piccole difficoltà iniziali, saranno indubbiamente le uniche a poter garantire risultati completi e duraturi

Vuoi aggiungere qualcosa che non è stato detto?
Se c’é qualcuno che ha intenzione di recarsi in Giappone, dove sono tuttora residente e da dove siamo evacuati con la mia famiglia, vorrei consigliare di fare molta attenzione al pericolo di contaminazione nucleare: per chi abbia voglia di informarsi sull’attuale involuzione/peggioramento della situazione dei reattori nucleari di Fukushima, abbiamo aperto degli spazi informativi in italiano sul sito/blog www.rebirthjapan.org e in particolare sulla pagina facebook
https://www.facebook.com/pages/Rebirth-Japan/219872071371856?ref=ts
dove metto regolarmente una sintesi di informazioni indipendenti NON filtrate dalla censura del governo giapponese.
Ricordo a tutti coloro che vogliano esprimere la loro solidarietà con una donazione di NON FARLO assolutamente attraverso le organizzazioni internazionali: senza far nomi, quella con la croce, hanno raccolto miliardi in donazioni e finora ne ha adoperati solamente un infimo 9-10% secondo i dati forniti.
Vi sono moltissime organizzazioni non-governative e di volontari che si stanno adoperando in maniera encomiabile per la divulgazione della consapevolezza sui rischi di esposizione alla radioattività nonché per l’assistenza e l’evacuazione delle famiglie dalla prefettura di Fukushima. Saremo lieti di fornire contatti diretti con alcuni di questi gruppi.
Ringrazio vivamente per questa opportunità ed invito i lettori ad attivarsi per una continua espansione della Consapevolezza nel corso del proprio viaggio unico ed irripetibile in questa Vita.

Ringraziamo Michele per la testimonianza fornitaci.

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