Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

SPAZIO APERTO

Fecondazione assistita, testimonianza diretta.

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Procreazione assistitaLa gravidanza è sempre un momento importate per ogni donna… Ma che fare quando il bambino tanto desiderato non arriva?

Fortunatamente esiste la fecondazione artificiale, un valido aiuto a tutte le donne che ricercano una gravidanza.

 

Abbiamo intervistato Katia Vajani, che abbiamo già conosciuto durante l’intervista sull’adozione (a questo link: http://www.giornaleilcalabrone.net/spazio-aperto/457-adottare-un-figlio-la-testimonianza-di-due-mamme.html)

Intanto, presentati (di nuovo) ai nostri lettori, per chi non avesse letto l’altra intervista:

Ciao mi chiamo Katia Vajani e ho 46 anni una bimba adottata di 5 anni ed una bimba naturale di 3.

Come sei arrivata alla scelta di optare per la fecondazione artificiale?

Per anni io e mio marito non riuscivamo ad avere figli pur non avendo problemi oggettivi. Per un certo periodo prendevo delle pastiglie e mi facevo controllare dalla ginecologa per capire i giorni fertili, poi anche dietro suo consiglio mi sono “iscritta” (visto i tempi non proprio cortissimi) al programma di inseminazione intrauterina.

Che tu sappia, cosa dice la legge italiana sulla fecondazione artificiale?

Io sono stata come tempi un po’ a cavallo, avendo iniziato il programma prima della nuova legge e ricordo quel periodo come abbastanza “caotico”, perché non tutte le normative erano chiarissime, specialmente la parte che riguardava il numero della produzione degli embrioni in ogni ciclo, l’obbligo del loro contemporaneo impianto ed il congelamento. Credo sia stata un po’ anche per questa situazione confusionale, oltre naturalmente ai divieti presenti in Italia sulla donazione dello sperma e degli ovuli, a far si che una parte (quella che poteva permetterselo…visto i costi) delle coppie si sono rivolte all’estero.

Cosa pensi di chi va all’estero per ricercare una gravidanza?

 Io personalmente sono stata un paio di volte in Svizzera per la fecondazione in vitro nel periodo appunto in cui la legge aveva dato delle ristrettezze maggiori Io credo che quando una coppia cerca di avere dei figli e non ci riesce, se eticamente sono d’accordo tutti e due ogni possibilità deve essere percorsa (ovvio sempre nei limiti delle varie leggi). Io avevo infatti anche pensato all’ovodonazione, poi invece abbiamo deciso di percorrere il cammino dell’adozione.

In cosa consistono le terapie a cui ti sei affidata?

Inizialmente mi sono sottoposta all’inseminazione intrauterina, che consiste nella stimolazione tramite punture nella pancia dei follicoli, bisogna controllare il dosaggio ormonale e quando si è pronte lo sperma viene inserito tramite catetere; non è un procedura invasiva e si può mantenere uno stile di vita normalissimo. Dopo quattro tentativi, abbiamo deciso di utilizzare la fecondazione in vitro: ti portano sempre con le punture ad una iperovulazione, quindi ad un numero maggiore di ovociti che vengono prelevati tramite aspirazione ecoguidata dei follicoli, per recuperare tutti gli ovociti maturati. Il seme dell’uomo e l’ovocito vengono collocati insieme in un apposito recipiente affinché uno spermatozoo penetri nell’ovocita. L’embrione così formatosi viene introdotto in utero per via vaginale, normalmente entro 72 ore, nella speranza che si annidi, cioè che “metta radici” nella mucosa uterina (endometrio) e possa ricevere dalla donna alimento, calore ed energie per continuare a svilupparsi.

Come ti sentivi quando ti sottoponevi alle cure? Erano terapie dolorose?

Entrambe le terapie non sono dolorose (a parte la pancia che diventa un piccolo colabrodo…) ma è mentalmente che sono pesanti, perché è una speranza che tu stai coltivando dentro di te…e la delusione per la non riuscita brucia. Per quanto mi riguarda l’esperienza della fecondazione in vitro è stata più dura, perché tu da donna sai che quanto ti stanno inserendo è un ovulo fecondato, per cui con tutte le caratteristiche a posto… Se non va a buon fine è abbastanza normale colpevolizzarsi un po’: …sarò io che sto invecchiando, sarà colpa mia che mi sono stancata e non sono stata tranquilla…ecc.

Fecondazione assistitaOltre ai metodi a cui ti sei sottoposta ne esistono altri? Quali? 

Io non mi sono sottoposta ad altre tecniche ma so dell’esistenza di altre come l’ovodonazione e l’utero in affitto; nell’ovodonazione praticamente è un’altra donna che si sottopone a tutta la prima parte della fecondazione in vitro (cioè alla produzione, all’aspirazione degli ovociti e alla fecondazione in laboratorio) a te vengono impiantati gli ovociti fecondati, che però essendo di una donatrice senza problemi hanno una percentuale di riuscita maggiore. Per l’utero in affitto non mi ero informata, ma credo che tutti sappiano più o meno come funziona.

Com’era il rapporto coi medici e gli infermieri?

Per quanto riguarda i rapporti con i medici e gli infermieri io personalmente non ho avuto mai problemi, se non un po’ la sensazione di essere un “numero” e non una persona…però era talmente tanta la gente che si sottoponeva a queste tecniche… Devo dire che avendo provato ambedue le esperienze (con l’ASL che l’estero), sicuramente all’estero sei più seguito, magari anche solo per quanto riguarda l’apparenza (cameretta singola o al massimo per 2), l’infermiera molto gentile, il medico che personalmente passava poi a sentire come stavi, una “cura” in più allo stato d’animo della donna …

Quali sono stati i risultati delle cure a cui ti sei sottoposta?

Dopo quattra+quattro tentativi di entrambe le tecniche ho deciso di smettere…perché diventava davvero alienante sia per me come persona che come coppia; ribadisco non sono tecniche dolorose fisicamente, ma lasciano comunque un segno a livello mentale…come donna e come coppia; la famosa frase che poi nel percorso adottivo diventa un incubo: “AVETE ASSORBITO IL LUTTO DELLA VOSTRA STERILITA’???????”

Che consigli daresti ad una donna, ad una coppia che decide di intraprendere questo percorso?

I consigli in questo campo è davvero difficile darli perché le motivazioni e anche i tabù sono diversi da persona a persona...quello per me è normale e percorribile come strada ad un’altra è incomprensibile…

Vuoi aggiungere qualcosa che non è stato detto?

Non so se esistano limiti di etica e  non mi voglio neanche imbarcare in questo tipo di discorso, so solo che se una coppia desidera un figlio deve essere nella possibilità di percorrere ogni strada;

iniziare il cammino dell’adozione per noi è stata la motivazione che ci ha spinto ad abbandonare la parte  medica…perché è un cammino che puoi fare solo con la consapevolezza “vera” di quello che stai facendo…e non puoi portare avanti le due strade...non è corretto soprattutto con te stesso, è un cammino che devi fare insieme al tuo compagno mentalmente e fisicamente presente…

Io sono stata fortunata perché anche se mi sono andate male tutte le varie inseminazioni ho avuto il dono di Tonia dall’adozione internazionale e di Allegra che come un ciclone è arrivata dopo 9 mesi dall’arrivo di Tonia (infatti mi sono accorta di essere incinta quando era in Africa per la procedura dell’adozione).

Ringraziamo Katia Vajani, ancora una volta, per la disponibilità accordataci.

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Commenti   

 
0 # romina caruso 2011-11-01 10:05
L'argomento è molto delicato ma quando un figlio tanto desiderato non arriva non vedo il motivo per non tentare la fecondazione o altri sistemi legali.Spesso ho sentito dire che se un figlio non arriva si possono pensare ad altre alternative quali l'adozione ma l'attribuzione di questa in realtà non è così scontata come si crede.
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