Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

SPAZIO APERTO

Il terzo sesso.

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TransessualitàUn pomeriggio come un altro, sfoglio un giornale e vi trovo un articolo sui transgender – persone che transitano dal sesso che Madre Natura ha deciso per loro e quello che sentono come proprio - mi si apre una realtà nuova.

 

Ciò che trovo scritto è interessante e decido di approfondire la questione. Ecco il perché di questa intervista.

Abbiamo intervistato Alex e Thomas, entrambi FtM – donne che transitano dal corpo femminile a quello maschile, il contrario di MtF – per saperne di più su questo “mondo” che in pochi conoscono e ciò che si viene a sapere è spesso distorto dai mass media.

 

Chi sei? Presentati.

Thomas: Piacere Thomas, ho 18 anni amo la natura, la lettura e il disegno. Dopo il liceo andrò all'università. Sogno di trasferirmi all'estero, magari in un posto dove potrò stare a contatto con la natura e lontano dallo smog.

Alex: Mi chiamo Alex, ho 23 anni e sono un ragazzo transessuale ftM, il che significa che sono nato con un corpo femminile e una mente maschile, e sto intraprendendo l'iter di riattribuzione di sesso (chiamato anche "transizione").

 

Quando hai capito che il tuo essere non andava di pari passo con la tua esteriorità?

Thomas: Sin da piccolo c'erano segnali discordanti, ma essendo piccolo, non avevo i mezzi per interpretarli. Crescendo, con la pubertà è stato tutto fin troppo evidente per me, c'era qualcosa che non andava, era tutto sballato ai miei occhi.

Alex: E' una cosa che ho capito verso l'inizio dell'adolescenza, come molti altri quand'ero bambino sentivo solo che c'era "qualcosa che non andava", ero abbastanza confuso in merito e non riuscivo a capire appieno quale fosse il problema. Questo è anche dovuto al fatto che attualmente, e ancora di più all'epoca, l'educazione che viene data su questi argomenti è pressoché nulla, e una persona transessuale, anche dopo aver capito la ragione del suo malessere, spesso si trova a chiedersi se non sia pazza o se non abbia un qualsiasi altro problema che non sia il transessualismo stesso, o appunto non avendo informazioni in merito può pensare che il transessualismo sia una forma di pazzia, cosa di cui buona parte della popolazione italiana è ancora probabilmente convinta.

 

Qual è stato il passo successivo?

Thomas: Inizialmente avevo creduto di essere io a vedere male le cose, ma poi ho capito che sbagliavo quando cercavo di adeguarmi, mi facevo male. Alla fine il continuo malessere (dopo però secoli di litigi in famiglia) ha fatto si che potessi andare da una psicologa la quale ha confermato che sono un ragazzo, nel corpo sbagliato.

Alex: Il passo successivo all'averlo capito è stato solo un lungo periodo di riflessione e di ricerca di informazioni in merito, per anni ho semplicemente cercato di capire me stesso e la condizione il più a fondo possibile, fino al raggiungimento della maggiore età, quando cominciai a cercare aiuto per iniziare il percorso di transizione.

 

Come ti sentivi quando esteriormente non “combaciavi” con ciò che sentivi interiormente?

Thomas: Male, malissimo in certi momenti, ma il dolore non da spazio, mi sentivo soffocare, come sotto una pressa. La mia condizione m'impediva di vivere tranquillamente, mi passava la voglia di uscire o stare con altre persone, perché persiste la sensazione di disagio. Non è facile per chi vede la situazione da fuori, capire come ci si sente imprigionati in un corpo che è l'esatto opposto di come ci si sente dentro, non nascondo di aver pensato anche al suicidio quando avanti a me non vedevo vie d'uscita. Per non parlare di quando mi sentivo sbagliato, a causa della forte pressione sociale contro di me..

Alex: Malissimo, non vedere riflesso nel fisico ciò che senti e ciò che il tuo cervello ti indica come l'aspetto che dovresti avere, porta un forte dolore interiore che inevitabilmente provoca angoscia e sofferenza  più o meno costanti e l'insorgere della depressione, di cui ho sofferto per la maggior parte della mia vita, con tutte le conseguenze del caso.

 

Quali sono gli ostacoli che deve affrontare e superare una persona che vuole cambiare sesso?

Thomas: In primis la famiglia, che di rado accetta un* figli* trans, meno che mai comprende, in secondo luogo la considerevole perdita di rapporti col mondo esterno, le persone si allontanano, le continue offese..ci si sente rifiutati dal mondo, e talvolta gli stessi psicologi non aiutano chi soffre e ha bisogno di una mano..

Alex: Ci sono vari tipi di ostacoli alla transizione, spesso solo dovuti all'incompetenza o all'ignoranza, ci sono psicologi che non vogliono scriverti la lettera per l'endocrinologo, con cui poter cominciare la terapia ormonale, altri che ti tengono in psicoterapia forzata per periodi di tempo indeterminato, poi c'è il problema del parlarne con la famiglia, che è una fase traumatica sia per la persona transessuale che per i parenti, perché per via del modo in cui la società ci vede, è quasi peggio che dover dire di essere un criminale; molte famiglie la vivono come una vergogna di cui incolpare la persona transessuale, come se fosse una scelta. Molti si ritrovano allontanati da familiari e amici, alcuni vengono anche licenziati, altri mandati via di casa. Tutto questo non succederebbe se non fosse per lo stigma sociale e l'ignoranza dilagante sull'argomento, fomentati dai media che non potrebbero fare di peggio nel mostrare la realtà transessuale.

 

E dal punto di vista legale?

Thomas: La burocrazia è lenta, ma lo è in tutte le cose, anche se sinceramente non trovo giusto che serva il parere di un giudice affinché io possa essere me stesso. Semmai un ostacolo è rappresentato quando ci si trova a metà iter, ma con ancora i documenti vecchi, inadeguati.

Alex: Dal punto di vista legale le difficoltà sono più dovute ai costi e ai tempi che ad altro, per ottenere l'autorizzazione agli interventi chirurgici e in seguito al cambio di nome e riattribuzione di sesso sui documenti, è necessario andare in tribunale, il che significa dover pagare avvocato, psicologo (per una perizia di parte), tribunale stesso, e a seconda del comune di residenza anche un perito tecnico d'ufficio, ovvero uno psicologo o psichiatra del proprio tribunale che ha il compito di redigere un'ulteriore diagnosi. L'ammontare finale è in genere di qualche migliaio di euro. I tempi poi variano molto da tribunale a tribunale, solo il primo processo può durare da pochi mesi a due anni, e lo stesso il secondo. Tutta questa lentezza purtroppo ha conseguenze in tutti gli ambiti della vita della persona transessuale, che per diversi anni ha un aspetto che finalmente rispecchia la sua interiorità, ma ha documenti ancora non "aggiornati", creando problemi ovunque serva carta d'identità o patente; un esempio particolare di ciò può essere l'università: alcuni atenei hanno in uso la soluzione del "doppio libretto", ovvero la persona transessuale ha un libretto col suo nome scelto, mentre in segreteria, e solo in segreteria, quel nome viene associato col nome anagrafico. Altri atenei sono invece inflessibili nel voler usare il nome anagrafico, creando numerosi problemi alla persona transessuale, la cui condizione, che dovrebbe essere storia medica protetta dal diritto alla privacy, diventa di dominio pubblico. Lo stesso avviene per cose che dovrebbero essere semplici e prive di problemi, come ad esempio l'iscrizione in palestra, fare la tessera di una biblioteca, entrare in un locale, scrivere un curriculum (con le enormi conseguenze che questo avrà sulle proprie possibilità di trovare lavoro).

 

Le persone attorno a te come hanno reagito alla notizia che volevi cambiare sesso?

Thomas: La maggior parte ha saputo solo dirmi di restare così come dio mi ha fatto, altri si limitavano ad offendere non conoscendo la natura della mia "decisione", pochi altri mi sono tuttora accanto e sono felici che io possa realizzarmi, ma questi ultimi sono sempre una minoranza.

Alex: Abbastanza bene, per la mia famiglia è stato ovviamente un momento difficile ma più per la consapevolezza che avevo "sofferto in silenzio" per tanto tempo, che avrei dovuto affrontare un percorso chirurgico non indifferente, e che bene o male avrei dovuto sopportare tutte le conseguenze che lo stereotipo transessuale porta con sé nella nostra società. Gli amici, che comunque sono pochi nel mio caso, l'hanno accettato senza particolare sorpresa o problemi, dopotutto non ho cambiato né il mio atteggiamento, né il mio modo di vestire né nulla del genere, sono lo stesso che sono sempre stato, e nonostante le paure di molte persone che ci sono vicine, transizionare non vuol dire diventare un'altra persona, solo diventare più sereni e in pace con sé stessi. Usare il termine "cambiare sesso" tuttavia non mi piace particolarmente, perché sottintende un "eri donna e ora sei uomo", ma dal mio punto di vista io non sono mai stato una donna, non mi sono mai sentito tale, e avere una struttura fisica femminile non cambia questo fatto.

 

Qual è l’iter che deve seguire una persona che vuole cambiare sesso? A chi si deve rivolgere?

Thomas: Bisogna essere davvero convinti di voler eseguire l'iter, non è un percorso facile, e spesso gli psicologi cercano di convincere le persone a non transizionare. Purtroppo senza psicologo non si va da nessuna parte. L'iter prevede 6 mesi minimi di sedute con lo psicologo/psichiatra. Se viene diagnosticato il Disturbo dell'Identità di Genere, cioè il sentirsi del sesso opposto a quello biologico, si può iniziare una cura ormonale, che durerà per tutta la vita. Gli ormoni fanno tantissimo poiché cambiano in modo sostanziale e definitivo l'aspetto di una persona. Dopo circa due anni è possibile eseguire gli interventi di riassegnazione, dopo i quali si potrà presentare l'istanza in tribunale per la rettifica dell'estratto di nascita, ed ottenere finalmente i documenti nuovi.

Alex: L'iter per la riattribuzione di sesso comincia col rivolgersi ad uno psicologo o uno psichiatra, questi hanno il compito di rilevare la presenza di disforia di genere e di verificare che si tratti di transessualismo e non di un'idea conseguenza di una qualche malattia mentale.  Lo psicologo in questione segue in genere uno di due standard: quello più usato in passato e ancora molto usato in Italia è lo standard Onig, che prevede psicoterapia obbligatoria per un minimo di sei mesi, che lo psicologo può poi allungare a piacere, questo metodo è poco amato da molti transessuali, tra cui io, per il semplice fatto che la psicoterapia se fatta forzatamente si rileva di solito poco utile, e lo psicologo finisce a volte con l'essere visto come un ostacolo da superare, come qualcuno che alla fine ha più potere decisionale sulla vita della persona transessuale che la persona stessa. Il nuovo standard usato in Europa al momento si chiama Wpath, questo prevede semplicemente che lo psicologo verifichi che la persona è sana di mente, in grado di intendere e di volere, e che soffra effettivamente di transessualismo. Una volta trovato lo psicologo, si attende che questi diagnostichi la disforia di genere e scriva una lettera per l'endocrinologo, con cui poter cominciare la terapia ormonale. Dopodiché in genere si richiede l'autorizzazione agli interventi chirurgici in tribunale, si trova un ospedale in cui essere operati, e dopo l'intervento chirurgico indispensabile per la riattribuzione di sesso (considerata indispensabile legalmente è quell'operazione che rende il soggetto sterile nel suo sesso di nascita) si richiede il cambio dei documenti, di nuovo in tribunale. Ci sono inoltre diverse associazioni e consultori in Italia che possono essere utili sotto uno o più degli aspetti della transizione.

 

Ricevete aiuti, incentivi da parte dello stato o dalle regioni, per sostenere le spese delle operazioni a cui dovete sottoporvi e degli ormoni che dovete assumere?

Thomas: Fin ora se ci si rivolge a centri appositi per la transizione si paga solo il ticket, il resto lo paga lo stato, ma di recente un convegno di esperti credo volesse depennare anche il transessualismo(come fece negli anni '70 per gli omosessuali), dal libro DSM IV( manuale disturbi mentali) solo che così facendo lo stato non sarebbe più tenuto a pagare interventi, che se eseguiti da privati costano tantissimo. Il punto è che non basta depennarci da un manuale per dire che non siamo malati e non serve una "cura", c'è gente che muore perché non può permettersi nemmeno uno psicologo.

Alex: Gli interventi chirurgici sono sempre gratuiti in Italia se eseguiti in un ospedale pubblico, come qualsiasi altro intervento che non sia estetico. Anche nel caso che la persona voglia essere operata in uno stato estero il costo dell'intervento viene risarcito fino all'80% dal servizio sanitario nazionale, se si ha già l'autorizzazione legale agli interventi. Gli ormoni in genere sono a carico del paziente, al momento la Toscana è l'unica regione in cui la terapia ormonale è gratuita.

 

Generalmente, qual è il modo di porsi verso i transessuali? Qual è il pensiero che hai riscontrato maggiormente?

Thomas: In genere ci sono pareri negativi, le mtF vengono considerate tutte prostitute, e pervertite, mentre degli ftM non si sa praticamente nulla, quindi è come se non potessero esistere per molti. In sostanza però quando qualcuno sa di me mi considera una persona malata, con problemi, il luogo comune è che uscendo dallo schema sociale in cui il sesso biologico determina il genere, la gente pensa sia un problema della mente…

Alex: Fino ad ora in ambito sanitario non ho riscontrato nessun atteggiamento negativo, mentre in altri contesti mi è talvolta capitato di notare una certa insofferenza.

 

A causa dei fatti di cronaca, spesso per le persone transessualismo fa rima con prostituzione. Cosa pensi al riguardo?

Thomas: Purtroppo ho constatato che non si fa che parlare di donne trans che si prostituiscono, invitate in tv o intervistate, eppure loro sono solo una piccola percentuale secondo me, peccato però che i media danno rilievo solo a loro, restituendo al pubblico un'immagine distorta ricca solo di disinformazione. Penso poi che se non ci fosse così tanta transfobia una persona non sarebbe nemmeno costretta a vivere per strada per poter guadagnare...

Alex: Purtroppo i telegiornali promuovono questo punto di vista, associano il transessualismo con la prostituzione, e mostrano le persone transessuali come un qualcosa di squallido e corrotto, usando termini (e pronomi) sbagliati, utilizzando in maniera intercambiabile le parole prostituta, "trans", travestito, viados, e così via, come se fossero sinonimi, quando sono cose completamente (e a mio avviso palesemente) diverse. Ovviamente questa visione è ristretta e a dir poco sbagliata, mostra solo l'ignoranza dei giornalisti e il fatto che fare audience ormai conti più che fare informazione. L'unica nota positiva è che ultimamente ho notato che, di tanto in tanto, qualche giornalista parla delle donne transessuali (mtF) al femminile, come dovrebbe essere, nonostante ciò avvenga sempre parlando di prostituzione, e sempre dicendo "un/a trans" come se fosse la stessa cosa che dire "una prostituta".

 

Vuoi aggiungere qualcosa che non è stato detto?

Thomas: Le persone spesso sono superficiali, non si soffermano a pensare ad esempio cosa può spingere una persona ad intraprendere un percorso così difficile. Vorrei sottolineare quanto sia difficoltoso ad esempio trovare un’occupazione, non essere discriminati sul lavoro o per strada. Solo vivendo si può veramente comprendere quante difficoltà s'incontrano, ma riconosco che non è facile per tutti immedesimarsi con chi soffre.  Trovo più corretto parlare di riassegnazione che di cambio di sesso.

Alex: Sempre riguardo ai media, non viene mai fatta alcuna trasmissione o documentario che parli seriamente e scientificamente dell'argomento, le notizie sono sempre legate alla prostituzione, una sola volta hanno dato la notizia che alcuni scienziati avevano trovato un gene ricollegabile al transessualismo, un risultato tra l'altro non particolarmente memorabile, ma non ho mai sentito alcun programma parlare di tutte quelle ricerche scientifiche che hanno trovato le strutture cerebrali transessuali essere del sesso a cui quelle persone sentivano di appartenere, mostrando così alla popolazione nutrita di stereotipi che il transessualismo non è essere pazzi, pervertiti o "così gay da voler cambiare sesso" (anche perché una persona transessuale può essere eterosessuale, omosessuale, bisessuale, insomma di qualsiasi orientamento, proprio come il resto della popolazione), e soprattutto che non è possibile ignorare o cambiare il proprio modo di  percepire sé stessi, esattamente come una persona non transessuale non potrebbe mai cambiare la sua identità di genere, ovvero il suo sesso psicologico.

 

In certe culture erano indicati tre sessi (e da qui il titolo dell’intervista): il femminile, il maschile e uno che inglobava entrambi i generi.

Ancora: in alcuni paesi i transessuali erano rispettati e accettati. Una realtà ben diversa da ciò che vivono oggi i trangers…

Thomas, ci da il link di un gruppo Yahoo frequentato da FtM. Lo inserisco qui perché potrebbe essere un "punto di riferimento" per qualcuno:

http://it.groups.yahoo.com/group/ftMItalia/

Alex ci linka l'indirizzo di un blog in cui troviamo molte cose interessanti, tra cui un dato sconcertante: circa il 50% dei transessuali si suicida perché non riesce a sopportare la situazione in cui si trova - pressione sociale, problemi familiari derivati dalla confessione di ciò che realmente si è, problemi legati all’iter per la transizione, ecc... - ponendo fine alla loro vita intorno ai 30 anni.

E sempre intorno ai 30 anni, non è raro che le persone definite, secondo la legge, affette da disturbo di genere, non abbiano mai avuto rapporti sessuali e/o affettivi. Praticamente, una vita intera passata in solitudine, con il proprio dramma di non riconoscere allo specchio la propria immagine, quando ci si guarda.

Ringraziamo per la disponibilità Thomas e Alex.

 

Fonti:

http://transessualismoitalia.wordpress.com/

Articolo:"Identità nascoste"; Giornale: "Elle"; N°/Mese: "05, maggio 2010".

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Commenti   

 
0 # Alex 2010-07-04 20:34
Bell'articolo, l'unica cosa da dire è forse che sarebbe stato meglio scrivere "ftM - *persone* che transitano dal corpo femminile a quello maschile" invece che "*donne* che transitano...", perché sentirsi chiamare donna è proprio l'ultima cosa che un ftM vuole ^^
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0 # Federica Rubini 2010-07-18 07:42
Mi scuso per l' inesattezza: questo sbaglio è la provache il transessualismo è un argomento di cui si parla poco e spesso a sproposito...
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0 # MariaCarmela 2011-01-03 20:33
Bellissima intervista...
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0 # Federica Rubini 2011-04-05 07:16
Grazie!!!
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0 # Deborah Pastorello 2011-04-05 07:35
grazie ad Alex e Thomas per averci dato un quadro più chiaro e dettagliato sul loro percorso emotivo e burocratico,un quadro privo di vittimismo e retorica che aiuta di sicuro a comprendere meglio e magari a porsi nei confronti di chi vive la loro stessa storia con una consapevolezza diversa dell'essere umano che si ha di fronte.
grazie a Federica per quest'intervist a!
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