Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

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Barack Obama e Gioacchino da Fiore.

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gioacchino da fioreALLA FACCIA DEL MINIMALISMO
Barack Obama
ed il fantasma di Celico

Perchè il futuro presidente degli USA cita più volte nella sua campagna elettorale un monaco calabrese del 1200? E chi era Gioacchino da Fiore

di Mimmo Loiero


Un fantasma si aggira tra gli Usa e la vecchia Europa. Lo si è visto passeggiare inquieto tra le rovine fumanti di mutui obbligazioni e derivati senza degnare di uno sguardo Dow-Jones, Nikkei e Mibtel, lo si è visto fare rapide apparizioni nei blog di vecchi pensatori marxisti, brutalmente privati del sol dell’avvenire, e aleggiare con un vero ectoplasma tra pagine coraniche e perfino tra grembiulini rituali e cappucci massonici.
E’ il fantasma di quello che fu una persona scomoda.
Frate, predicatore, profeta, mistico, filosofo, innovatore, sognatore rivoluzionario, teologo, scrittore, disegnatore grafico e calabrese.
E’ il fantasma di Gioacchino da Fiore.
Come i fantasmi che si rispettano Gioacchino non si è presentato cosō per caso, ma è stato regolarmente evocato.
Nientepopodimenoche da Barack Obama candidato alla presidenza degli Stati Uniti.
Il probabile futuro presidente degli USA lo ha più volte citato come “maestro della civiltł contemporanea” e “ispiratore di un mondo più giusto” nel corso di una campagna elettorale che non è fatta solo, come vorrebbe un luogo comune qui da noi, di scandaletti e appeal dei candidati.
Il fatto ha destato stupore e sensazione. Stupore soprattutto nel mondo politico-mediatico calabrese, ove, conoscendo poco o niente di Gioacchino e del Gioachimismo, si sono cercate relazioni tra Obama e la Calabria, magari solo con qualche collaboratore del suo staff (calabrese?) che lo avrebbe ispirato.
La sensazione è invece più vasta e meno provinciale.
Del fatto si sono occupati in tanti: da Gianni Vattimo (filosofo marxista) a Baget Bozzo (prete e consigliere culturale di Berlusconi), Aldo Civico (antropologo), Franco Cardini (storico medievalista) e perfino  Ridwan al-Sayyid (professore di studi islamici) e una tale Emanuela Bambara che, in barba ad ogni minimo buonsenso, saltando allegramente tra secoli e storia lo ha descritto come un massone d’antan.
Ma chi era Gioacchino da Fiore, perchè Obama lo ha “usato” per la sua campagna elettorale e perchè la cosa ha destato sensazione? Cosa ha detto o fatto questo frataccio che girava per l’Italia nel dodicesimo secolo coperto di vesti lacere e che faceva inginocchiare ai suoi piedi le imperatrici? Che relazione ci puś essere tra questa testa tosta calabrese e i destini di una sinistra italiana perduta in un minimalismo senza fine, senza progetto e senza speranza, proprio mentre il capitalismo internazionale che solo ieri celebrava trionfi, ricomincia un cammino di crolli e miserie e mostra il suo volto più misero, bieco e truffaldino?
E infine ha un senso, proprio oggi che la politica, la cultura e i media vivono del “tempo reale”, un presente che è sempre più corto, sempre più piccolo, sempre più evanescente, sempre più falso, dimenticabile e dimenticato, oggi che ci terrorizzano gli immigrati e non ci ricordiamo di essere stati appena ieri terrorizzati dall’influenza aviaria e dall’antrace, oggi che la parola politica significa solo corruzione, soldi, truffe e nient’altro, ha senso oggi guardare il complesso della storia dell’uomo per capirne il senso e la direzione? Ha senso leggere e studiare vecchie utopie?
Probabilmente ha senso. Soprattutto per chi è calabrese. Per chi non si rassegna al dominio del pensiero unico e della nanopolitica.
E comunque quella di Gioacchino è una bella storia.

Gioacchino nacque (intorno al 1130, nell’avvicendarsi della dominazione sveva e quella normanna) e studiò in Calabria a Cosenza. Viaggiś per qualche tempo in Oriente e ritornò in Calabria dove fece il predicatore e l’eremita. Divenne abate del monastero di Santa Maria di Corazzo che diresse abilmente sviluppandolo e ingrandendolo poi chiese di essere esonerato da tale potere e si dedicò ai suoi studi che lo portarono a riflettere sulla storia e sul tempo, sui rapporti tra l’umano e il divino, sulla organizzazione della chiesa e della specie umana, fino a prefigurare un ordine nuovo, una nuova Utopia. Gioacchino da Fiore ebbe una vita molto movimentata. Fondò l’Ordine Florense, incontrò papi (Clemente III, Urbano II Lucio III e Celestino III) e imperatori (Guglielmo II ed Enrico VI), re (Filippo II e Tancredi)e regine, con tutti interagì a tal punto da influenzare la storia. A Riccardo Cuor di Leone predisse l’insuccesso della crociata. Convinse Enrico VI ad abbandonare l’assedio di Napoli, rifiutò di confessare l’imperatrice Costanza fino a quando non si fosse inginocchiata ai suoi piedi. Profetś sulla vita e la morte di Federico II (stupor mundi) allora ancora bambino.
Di lui un testimone raccontò che dettava nello stesso tempo a due suoi collaboratori due libri diversi, di lui si disse che era un santo, ma nessun papa osò nominarlo tale Morō nel 1202 ma la sua concezione della storia e del mondo, la sua Utopia (il monasterium), i suoi libri continuarono ad influenzare la storia e la cultura nei secoli successivi fino ad oggi.
Ispirò il movimento francescano, venne citato da Dante che nella Divina Commedia si ispira alle sue idee innovatrici, ne utilizza simboli e linguaggio profetico. Cristoforo Colombo collega nei suoi scritti le sue esplorazioni alle profezie di Gioacchino. E d’altronde i frati spagnoli dell’Osservanza portarono nel nuovo mondo la speranza e l’utopia del frate calabrese che ancora oggi in America latina viene studiato. Schemi e simboli gioachimiti vengono riconosciuti in Michelangelo nella Cappella Sistina come nel Duomo di Assisi.
Oggi luoghi di studi gioachimiti continuano ad essere, oltre che il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti di san Giovanni in Fiore, l’Università di Oxford in Inghilterra, le Università di Berlino e di Costanza e, negli USA, la Northwestern University, l’Universitł di Chicago, l’Universitł del Kansas e quella dell’Arizona. All’Universitł di Harvard ha insegnato per lungo tempo Morton Bloomfield, studioso di Gioacchino e del Gioachimismo.
Nessuna meraviglia quindi che Barack Obama conosca e citi il profeta di Celico senza avere bisogno che qualcuno glielo suggerisca.
Gioacchino lasciò molti opere (scritti profetici, di teologia, di storia, sermoni, riflessioni ed analisi sulla Bibbia, scritti sull’Apocalisse)e Il Liber Figurarum che è in qualche modo una sintesi simbolica del pensiero gioachimita, una complessa opera (storia teologia profezia) che è anche uno stupefacente  lavoro di grafica.
Il pensiero del filosofo calabrese scaturisce dall’analisi della storia più antica (l’antico testamento - l’età del padre) e dall’analisi del passato più recente (il nuovo testamento - l’età del figlio). Da queste analisi lui ricava la “necessitł” dell’avvento di un tempo futuro (l’età dello spirito) che “deve” giungere ed in cui la specie umana riesce ad esprimere il meglio liberandosi da afflizioni, ignoranza e sottomissione. Sta probabilmente tutta qui la “modernità” di Gioacchino da Fiore. Egli pone, in una maniera “deterministica” e per qualche verso “scientifica”,  il tema del futuro dell’umanità. Del suo destino “progressista”. 
Ma non si ferma qui. Vede infatti anche la necessità di una organizzazione sociale dell’umanità che superi i rapporti tipici delle due età precedenti (l’etł del padre e l’etł del figlio) tra gli uomini e degli uomini col potere e con la divinità. A questa necessità lui non si sottrae ed erige la sua Utopia anzi il suo Monasterium. Una struttura sociale, ovviamente a carattere teologico, ma dove gli umani trovano la loro collocazione non in base al potere o al denaro o alla discendenza, ma in base alle loro tendenze, al loro carattere e al loro stato (persone contemplative, persone attive, persone dedite alla famiglia, anziani e deboli di salute, studiosi etc) e sotto la pacifica guida di un abate. Il Monasterium ipotizza una riforma radicale e una ristrutturazione che mette in crisi l’organizzazione della chiesa che condanna pubblicamente le sue idee e le sue opere nel concilio Lateranense del 1215.

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0 # Guido 2010-02-25 12:09
Ho letto con molto interesse i vostri interventi. Volevo chiedervi la cortesia di indicare i riferimenti precisi ai testi (o addirittura riportarli per intero) delle citazioni di Obama in merito a Gioacchino da Fiore. Ho cercato in lungo e in largo la rete ma non ne ho trovato traccia. Ho trovato invece tanti commenti (vattimo, Cardini, Baget Bozzo, Civico ecc.). Cordiali saluti
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0 # Mimmo Loiero 2010-02-25 12:10
Da qualche parte devo avere, se non l'ho perso, un resoconto giornalistico in lingua inglese dove la citazione di Barack Obama è riportata integralmente.
Appena la ritrovo gliela invio
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0 # Emanuela Bambara 2010-02-25 12:12
Egregio dott. Loiero,
mi trovo chiamata in causa come "tale" che "salta allegramente tra secoli e storia", "in barba ad ogni minimo buon senso", in riferimento ad un articolo di commento alla dotta citazione di Denver dell'allora candidato e oggi presidente degli Stati Uniti.
Nell'elenco dei commentatori cui le ha fatto riferimento nel suo articolo per essersi occupati della questione, sono l'unica a non avere in parentesi la "qualifica" distintiva, che giustifichi, ai suoi occhi, il mio intervento sull'argomento, e sono l'unica, infatti, ad essermi meritata da lei il dequalificante appellativo di "tale" ed essere pure tacciata di mancanza di "buon senso" per avere offerto una interpretazione dei fatti, supportata dalla storia del pensiero filosofico e dal parere di esperti, tra l'altro, di massoneria, quale io certo non sono né come tale mi sono presentata.
Dal suo superficiale riferimento a quel mio commento, tra l'altro, credo di poter desumere che lo abbia letto soltanto dagli stralci che qualche agenzia ha ripreso, un po' alterando il senso dell'articolo, che non era quello di eleggere Gioacchino da Fiore a massone ante tempora, come lei "allegramente" ha inteso dire, quanto spiegare in che modo Obama intendesse proporsi come massone nel candidarsi alla Casa Bianca, e cioè, quale membro di una massoneria che pone la giustizia, la solidarietà, il bene comune quali valori primari, da perseguire per il progresso e l'emancipazione di tutta l'umanità, e non di una parte o un'altra, o peggio, di una setta. Valori che meritano di essere condivisi come ragioni di una speranza senza tempo, e quindi moderna, di un'utopia come la intendeva l'abate calabrese, di coraggioso e fiducioso impegno per una vita migliore per l'umanità, in senso spirituale e non materiale.
Ritengo opportuno, allora, darle qualche informazione in più su di me. Sono una filosofa, ho un dottorato in Metodologie della filosofia, e sono giornalista professionista. Conoscevo, per gli studi filosofici, la valenza attribuita da Lessing al pensiero di Gioacchino da Fiore, che giustamente lei definisce "frate, predicatore, profeta, mistico, filosofo, innovatore, sognatore rivoluzionario, teologo, scrittore, disegnatore grafico e calabrese", nell'ambito di un progetto utopico "illuminato" proprio di una "certa" massoneria ideale, appunto "illuminata", qual è quella che fa riferimento a Lessing ancora oggi, che ambisce ad usare la ragione e il potere per favorire l'avvento del "tempo del compimento", in cui l'uomo farebbe il bene non per ottenerne vantaggi materiali, ma in quanto valore in sé. A questa massoneria, che è all'origine degli stessi Sati Uniti d'America, Obama ha inteso riferirsi, per rassicurare chiunque avesse timori circa le su origini afro-americane o la sua confessione di fede.
Per correttezza metodologica, da filosofa e da giornalista, e per "buon senso", appunto, ho verificato quella che era una mia intuizione, circa il significato della citazione di Obama - per "tre" volte, e non più volte come ha scritto lei; e non è un dettaglio - quale messaggio di appartenenza massonica proprio nella chiave utopica che lei propone, non d'apparato ma di missione universale, parlandone con studiosi che per la loro posizione gerarchica all'Università e nella massoneria certo non avrebbero avuto da lei la dequalificante qualifica di "tale", ma si sarebbero meritati una corposa parentesi.
Mi dispiace che abbia usato toni ironici e, quindi, offensivi con me, che le sembravo la più "debole" perché la meno nota tra gli opinionisti citati, per poi affermare considerazioni analoghe a quelle da me affermate nel mio articolo, che, se avesse letto in originale, forse avrebbe trattato con più e diversa considerazione. Mi dispiace non per me, ma per lei, che incorre negli errori di quel pensiero "unico" e ideologico contro il quale opportunamente propone Giuacchino da Fiore quale maestro e paladino di libertà e di sana utopia, e di cui, mi dispiace, lei non appare testimone credibile, avendo scelto troppo facilmente, e non solo allegramente, di eleggere a bersaglio dialettico una "tale" senza parentesi. Dispiace, vorrei dire, che abbia così "inquinato" un articolo che avrebbe avuto il merito di far conoscere meglio e valorizzare opportunamente il pensiero di valore "metastorico" di Gioacchino da Fiore, come io stessa ho inteso fare nel mio articolo, cedendo alla tentazione di una falsa disputa, dove mancava l'oggetto della contesa e la contendente.
Gioacchino da Fiore non sarebbe contento, mi creda, di questa superficiale presunta difesa. E, forse, le spiegherebbe meglio di quanto già non faccia nei suoi scritti che ci sono nomi, nella storia e nei secoli, che si accompagnano meglio a tre puntini, piuttosto che ad una parentesi. E quei puntini meritano grande rispetto.
Distintamente
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0 # Mimmo Loiero 2010-02-25 12:13
Buona giornata gentile Emanuela - dottoressa, filosofa, giornalista e, immagino, massone -
la ringrazio per avermi scritto - sia pure per redarguirmi - e le chiedo immediatamente e sinceramente perdono se la maniera con la quale ho polemizzato con le sue affermazioni ha potuto offenderla.
Non ne avevo la minima intenzione.
Tantomeno la mia ironia era indirizzata al suo essere donna o al fatto che avesse o non avesse titoli di dott. prof. cav o imperatore del Giappone (dentro o fuori le parentesi). Basta leggere il pezzo incriminato o qualunque altro articolo da me scritto per verificare che non tengo in alta considerazione qualifiche prebende e onorificenze, croce e delizia della nostra italietta e del nostro meridione. Se una affermazione mi pare una fesseria non smette di sembrami tale perché dovuta a qualcuno con l'etichetta di prof, dott e cav. e se considero un pensiero interessante, non cessa di essere interessante se a scriverlo è stato un "tale" piuttosto che un dott.prof.
Non nego invece la tentazione di calcare la mano (pacificamente armata di metaforica penna) nei confronti del vezzo molto provinciale di stiracchiare storie e biografie per far entrare personaggi più o meno illustri nel pantheon della propria parrocchietta.
Entro nel merito delle sue contestazioni:
1) E' vero. Non ho letto per intero il suo articolo. Non sono riuscito a trovarlo. Ho comunque verificato (anche oggi) che diverse agenzie di stampa e perfino un sito massonico riportano, in corsivo e virgolettato, che, secondo lei, Gioacchino da Fiore rappresenterebb e "una icona massonica" e "Nel citare il mistico del XII secolo, che era membro dell’Ordine di Sion, da cui discesero i Templari, Obama avrebbe, dunque, inteso fare richiamo a questa massoneria"
2) Da decenni sento parlare di una Massoneria buona e di una Massoneria cattiva. Quella cattiva l'ho incontrata più volte nelle cronache dei giornali, nelle inchieste della magistratura, in Tv, nei giornali, nel mio percorso personale di vita. Vivendo in Calabria qualche volta ne ho avuto paura pur non essendo vile di temperamento. Quella buona mi sembra come l'araba fenice. Non credo che esista neanche negli USA o altrove. Per trovarla forse più che viaggiare nello spazio bisognerebbe viaggiare nel tempo (senza esagerare, solo un paio di secoli!)
3) Obama ha citato Gioacchino tre volte o più volte? Sarò superficiale ma non mi sembra che ci sia molta differenza. Con i numeri e con i segni si possono fare un sacco di giochi bellissimi. Un tempo, forse, sono passati attraverso numeri e segni saperi e poteri irrimediabilmen te perduti. Oggi saperi e poteri usano altri segni, altri riti, altre liturgie. Per rendersene conto basta osservare una contrattazione di borsa in questi giorni.
4) Che Obama sia massone e che abbia "usato" Gioacchino per "mandare" messaggi ai massoni statunitesi, mi sembra una fantasiosa contraddizione. Se fosse vera la prima asserzione non ci sarebbe bisogno della seconda. Per quanto ne so, la massoneria è potentissima negli USA e fino a stamattina alle cinque era schierata sulle posizioni di Bush che sono esattamente agli antipodi di quelle di Obama.
5) Sul rispetto, sui nomi e sui tre puntini. Stamattina Obama, nel discorso della vittoria ha raccontato il cammino di vita una donna nera di 106 anni dalla schiavitù al voto per Obama passando attraverso le guerre, il lavoro, la miseria, la segregazione razziale, le lotte per l'emancipazione ed il progresso. Una donna che nel racconto non ha nome come non hanno nome (né i tre puntini) miliardi di donne e uomini che tutti i giorni col loro lavoro con la loro sofferenza, con le loro lotte per un mondo migliore, con la loro speranza, danno significato alla parola uomo. Donne e uomini che meritano rispetto. Perché il rispetto non si può acquistare, né vendere, né scambiare, né imporre. né assegnare, né ereditare. E il rispetto non di da ai nomi. Si da alle persone. Alla loro storia. A quello che dicono o che fanno. Senza tenere conto dei tre puntini.
I simboli (puntini, compassi, croci, bandiere...) rappresentano storie, vite, lotte, sofferenze, speranze. Andrebbero rispettati per sé stessi. Studiati. Non utilizzati per acquisire credito (spesso immeritato) o per nascondere e coprire nequizie e scelleratezze.
6) Il mio articolo comunque non aveva come obiettivo una polemica contro la massoneria semmai contro il mimimalismo e la nanopolitica. Putroppo minimalismo e nanopolitica non sono estranei al mondo massone. Forse perché gingillarsi con i simboli è più facile (e più redditizio) che inseguire utopie e grandi ideali, realizzare progetti di promozione umana.
7) Con rispetto (non per i puntini ma per molto di quello che scrive)
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0 # Emanuela Bambara 2010-02-25 12:14
Buonasera, dott. Loiero.
La ringrazio per la pronta e dettagliata risposta, cortese nonostante l'affondo annunciato già nell'incipicit.
Le mando il mio articolo, così potrà leggerlo nella versione originale.
Non sono massone, ma cattolica praticante. Non so quale delle due sia per lei meno meritevole di apprezzamento. Di massoneria mi sono interessata di recente, per motivi culturali, dopo anni di pregiudizio negativo, in cui ho preso in considerazione soltanto gli aspetti deteriori della massoneria, o deteriorizzati, dei rituali e, soprattutto, della segretezza, d'apparato, e non quella componente ideale, di libertà, uguaglianza, fraternità universale, che pure ha guidato il Risorgimento e la nascita delle democrazie occidentali, compresi gli Stati Uniti d'America e, ricordiamolo, anche l'Italia.
In questi tempi di crisi culturale e civile, mi sono chiesta a quali energie intellettuali potrebbero rivolgersi le persone intelligenti di buona volontà, dotate di competenza utopica e capaci della responsabilità della speranza e della lungimiranza; e così, praticando il metodo del dubbio e della ricerca aperta, mi sono interrogata su quale aiuto quella massoneria "buona", che giustamente lei definisce araba fenice, sotterrata da secoli sotto la cenere, ma che pure ha guidato secoli di storia, potrebbe portare in questi nostri tempi, per accendere, appunto, nuove luci di speranza. In ogni caso, sono troppo timorosa rispetto ai misteri e ai riti più oscuri e zelante abbastanza nella fede cristiana da non poter neppure ipotizzare di entare in massoneria, io che per indole, educazione familiare e formazione culturale, rifuggo da qualsiasi appartenenza settaria o lacalistica, di associazioni, movimenti, e perfino circoli culturali, avendo un approccio universalistico all'esistenza e alle cose del mondo, che mi colloca in una dimensione meta-storica, di frontiera tra il mondo com'è e come dovrebbe essere, talvolta facendo perfino confusione tra i due, come, d'altra parte, fecero i grandi utopisti, tra i quali Gioacchino da Fiore.
Nei miei studi filosofici avevo letto di Lessing, massone oltre che filosofo, ispiratore degli Illuminati, e di Gioacchino da Fiore quale autore di riferimento. La strana citazione di Obama -strana quantomeno per le tradizioni culturali americane, per l'autore della citazione, per il contesto e per la modalità con cui è stata fatta, pochi giorni dopo la sua visita in Germania, alla convention dei democratici, e per tre volte (lo ripeto, non è un dettaglio) - mi ha stimolata a comprenderla meglio, e soprattutto a verificare l'attendibilità di quanto intuivo come una dichiarazione perfino esplicita di appartenenza massonica, da non massone quale sono e non esperta di massoneria. Ho consultato, allora, maestri e storici prof cav massoni autorevoli e con autorità accademica e istituzionale, che non soltanto mi hanno confermato che così era, ma anzi, mi hanno spiegato che tale dichiarazione di appartenenza, appunto esplicita, si motivava con la recente filiazione di Obama a questa loggia massonica, degli Illuminati, di cui fa parte anche Clinton, per lanciare un segnale di affidabilità su scala internazionale.
Ora, certo, ciascuno ha diritto di pensarla come crede. Ma, ha anche il dovere di rispettare le opinioni altrui, soprattutto se meno "allegre" e con più "buon senso" di quanto si preferisca non ammettere.
Non ho parrocchiette da difendere, anche se frequento qualche parrocchia. Mi dispiace che abbia calcato così più di un po' la mano, continuando a presumere senza conoscermi. In quei miliardi di uomini e donne che opportunamente ricorda e di cui si erge a paladino e cavaliere, le confesso, ci sono anch'io, con quei puntini, tre o più, accanto al mio nome, che nascondono e svelano una storia fatta di fiducia nella giustizia, lotta per la verità, impegno e sacrificio per cercare di cambiare il mondo e renderlo migliore a partire da se stessi, senza cedere a compromessi, né accettare ipocrisie, perseguendo e difendendo ciò che è buono e giusto e non ciò che conviene, dicendo spesso, troppo spesso, sempre, la verità, il più delle volte con pesanti costi personali, per cercare di dare valore e significato alla parola "donna", cosa più difficile e faticosa, mi creda, che impegnarsi in favore della parola "uomo". Per questo, forse, nonostante due lauree, un dottorato di ricerca, diversi master e specializzazion i, in diverse città d'Italia e all'estero, in diverse discipline, sempre con il massimo dei voti, fin dalla prima elementare, pur avendo meritato un nutrito gruppo di lettori e di estimatori, in diversi ambienti, non ho comunque il titolo di prof, ecc ecc, che avrei potuto certamente avere se avessi praticato la saggia arte della dissimulazione e dell'ipocrisia e mi fossi adeguata ai meccanismi dell'ovvio come carriera, né ovviamente ho quello di imperatrice, al quale, sinceramente, non ho mai aspirato.
Detto ciò, le dico anche, con la stessa sincerità, che, nonostante l'amarezza per la superficialità, devo ribadirlo, con cui mi ha reso oggetto di una malriposta ironia, in questa pur triste occasione ho scoperto anche ragioni di apprezzamento nei suoi riguardi, che le attesto volentieri. Mi piace molto il suo stile, non soltanto per il brillante eloquio (e, mi creda, difficilmente trovo forti motivi di stima in molti interlocutori), ma anche per l'anima che in esso leggo, nella quale ravviso ideali e desideri di giustizia altrettanto raffinati, e affini al mio sentire più di quanto forse lei non sia stato disposto ad ammettere, ma pure, spero, invece, sia disposto a fare. Magari conoscendomi un po' meglio, attraverso ciò che scrivo e dico e penso, o, chissà, magari in un incontro, nel quale scoprire, forse, che questa tale contro cui ha rivolto ingiusti strali meritava, forse, forse, qualche pausa in più, anche senza parentesi.
Le mie mail erano personali, ma non ho nulla da nascondere e nessun motivo per impedirle di pubblicarle ove ritenga opportuno. Faccia, quindi, come crede. D'ora in poi, avrà i miei recapiti telematici, che la prego di non pubblicare, ma dove potrà contattarmi qualora si presenti altra occasione di confronto, di critica o di collaborazione.
Spero di incontrarla nuovamente sul web e sul pianeta, allora; la prossima volta con un sorriso e due mani alzate: di arresa e di accoglienza, di pace, di fraternità...
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0 # Emanuela Bambara 2010-02-25 12:15
Nell'interessan te e consigliato libro "Fratelli d'Italia" del giornalista e scrittore Ferruccio Pinotti, utile viaggio, seppur guidato e bendato, tra i cunicoli misteriosi della massoneria, più e meno lucenti, afferma il piduista Licio Gelli: «Negli Stati Uniti, se non si passa attraverso la massoneria non si va avanti. Credo che soltanto quattro o cinque presidenti non siano stati massoni. Più che dell'Ordine del Grande Oriente, sono massoni del Rito scozzese antico e accettato, che è molto forte».
Questa premessa per proporre una interpretazione dell'intervento , nei giorni scorsi, del candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Barack Obama su Gioacchino da Fiore, che ha suscitato stupore e ammirazione, nei più senza comprenderlo.
Non molti sanno che il filosofo calabrese medioevale, poco o nulla noto a un pubblico di massa e perfino di specialisti, chiamato in causa come «maestro di civiltà» dall'aspirante presidente, è il pensatore di riferimento della massoneria "illuminata" e "lessinghiana", che si rifà, cioè, alla concezione illuminista e idealista proposta dal filosofo Ernst Lessing. Per il pensatore tedesco, agli intellettuali, alle menti più brillanti, di ogni classe sociale, fede religiosa o politica, attività professionale – gli "illuminati", appunto – è affidato il compito di guidare il progresso, sociale e civile, nella direzione di una società più giusta e solidale. Gli Illuminati hanno la missione di usare il potere e la ragione per realizzare il «tempo del compimento», in cui «l'uomo farà il bene perché è il bene e non perché premiato da arbitrarie ricompense», come scrive Lessing nel saggio "La religione dell'umanità", richiamandosi all'Apocalisse di san Giovanni e proprio alle profezie utopiche di Gioacchino da Fiore, dell'avvento di una terza "età dello Spirito", di concordia, prosperità, giustizia, fratellanza, «all'insegna della libertà».
Nel citare il mistico del XII secolo, che secondo qualche studioso era anche membro dell'Ordine di Sion, da cui sarebbero discesi i Templari, Obama avrebbe, dunque, inteso fare esplicito richiamo a "questa" massoneria, "meta-storica" e "asettaria", lanciando un messaggio, perfino esplicito appunto, di appartenenza a una tradizione antica, elevata e colta, non affaristica, non d'apparato ma di essenza, che ha l'ambizione di promuovere principi e valori universali e universalistici , che hanno dato vita alle Carte internazionali dei diritti dell'uomo e alla nascita stessa degli Stati Uniti d'America.
Obama schiaccia, così, l'occhiolino alla comunità italiana in Usa, molto ampia e forte elettoralmente, e contestualmente si immette nell'alveo di una concezione politica "di sinistra", utopico-idealis ta, transnazionale, di emancipazione e di evoluzione razionale dell'umanità, la cui responsabilità è affidata ad una élite di intelligenze che operano per il bene di tutti.
Tra gli interlocutori della dotta citazione del candidato alla Casa Bianca c'è anche la comunità ebraica d'America, molto potente, soprattutto nella finanza. Vi è, infatti, nel pensiero di Gioacchino da Fiore, una convergenza con la letteratura esegetica rabbinica e con l'escatologia giudaica. Ovviamente, nel riferirsi al pensiero trinitario dell'abate, Obama non disegna di rassicurare pure la Chiesa cristiana.
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0 # Mimmo Loiero 2010-02-25 12:16
Buona sera Emanuela
e tanti sorrisi.
Grazie per l'articolo che mi ha inviato. L'ho letto con interesse. Con poche parole, scritte ottimamente, è riuscita a trasmettere un paio di ipotesi (suggestive e intriganti, lo ammetto) ma che continuo a considerare campate per aria (e questo non toglie nulla al fatto che io abbia ammirazione e rispetto per la sua intelligenza e la sua cultura ancora di più ora che ho letto molte delle cose che lei ha scritto e che si trovano sul web).
Venendo al sodo, le su ipotesi sono:
- che Gioacchino da Fiore fosse una specie di prototipo di massone (nel 1200);
- che Obama abbia citato Gioacchino da Fiore (tre volte) perché lui stesso massone (della massoneria buona) e/o per chiedere ai massoni il permesso di fare il presidente degli USA.
A sostegno di tali ipotesi lei porta alcune congetture, un ragionamento raffinato colto e informato di storia e linguaggio massonico e le testimonianze di eminenti muratori tra cui Licio Gelli.
Giacchino "avrebbe" fatto parte dell'Ordine di Sion (dove come quando chi lo dice?). Lessing era un estimatore di Gioacchino. Certo verissimo ma Gioacchino non era forse alla base della filosofia di Lessing (di cui conosco e apprezzo meglio gli scritti sull'arte e la poesia) anche quando Lessing era uno stimato illuminista e comunque molto prima che aderisse alla massoneria (solo dieci anni prima di morire)? Perché di Lessing dovrebbe essere più importante il dialogo dei massoni anziché le tantissime altre opere non massoniche? Ad Harward e alla Columbus University (dove ha studiato Obama) ci sono fior fiore di studiosi gioachimiti (non massoni). Perchè mai Obama dovrebbe aver conosciuto e apprezzato Gioacchino attraverso la massoneria? Sulla testimonianza di Licio Gelli (a cui, se le parole avessero ancora un senso, non credo si attagli né il titolo di maestro né tantomeno quello di venerabile) mi permetta di non fare affidamento.
E' vero. Molti massoni apprezzano (e usano) Gioacchino e lo considerano una icona. Sarà anche vero che alcuni massoni americani, al contrario dei loro fratelli che hanno sposato e speculato sul reganismo e la finanza creativa, apprezzino Obama. Ma non esiste comunque una "proprietà transitiva" per cui se uno apprezza un altro l'altro debba apprezzare l'uno.
Il suo articolo informa pure sull'interesse di Obama per gli ambienti della sinistra e quelli italiani. Non conosco molte relazioni tra Obama e gli immigrati italiani e calabresi in particolare. Mi sembrano debolissime. Più interessanti sono invece, a mio parere, le relazioni di Obama con ambienti della sinistra americana. La moglie di Obama Michelle era allieva prediletta ad Harward di un professore noto per le sue teorie "socialiste" e Obama ha frequentato per lungo tempo quegli ambienti.
Mi perdonerà, spero, anche stavolta la mia irruenza polemica ed il mio tono troppo tranchant, e mi permetta di farle notare che se è vero come è vero che mi sono permesso di ipotizzare sulla sua vita senza conoscere molto, lei non è da meno quando ipotizza la mia scarsa "approvazione" del suo dichiararsi cattolica e praticante. Personalmente non oso (e non consento a nessuno di farlo nei miei confronti) neanche di entrare, tantomeno fare apprezzamenti nel merito della vita spirituale e delle scelte religiose che considero come la sfera più intima e riservata. Parlo di religione (e ne parlo generalmente male) solo quando diventa politica ossia strumento e strategia di potere.
E' possibile che qualche volta ci siamo incontrati. Nell'ambiente di Ora Locale - Cosenza.
Un saluto e un altro sorriso
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0 # E.B. 2010-02-25 12:17
Egregio Mimmo,
per non interrompere un colloquio, pur segnato, al momento, da un giudizio nei miei riguardi che continuo a ritenere "allegro" di mia tacciata allegrezza, che spero vorrà modificare sulla base della maggior completezza di informazioni a Lei disponibili sulla questione, per la stima che pure Le porto, Le invio un articolo su Obama pubblicato oggi sempre sulla Gazzetta del Sud, che spero mi conquisti ancor più il diritto, presso di Lei, di un sano e gentile revisionismo...
Spero di incontrarLa ancora, magari su Ora locale...
Un sorrisino (non sorrisetto, preciso...)
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0 # Emanuela Bambara 2010-02-25 12:18
L'elezione del quarantaquattre simo presidente degli stati Uniti è un segnale di cambiamento
Obama rilancia il sogno americano. L'audacia della speranza è senza confini
di Emanuela Bambara

C'era una volta, diciassette lustri dopo la nascita degli Stati Uniti d'America, Abraham Lincoln, sedicesimo presidente e primo repubblicano di una nazione «concepita nella libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali», come ebbe a dire nel famoso discorso di Gettysburg, alla cerimonia inaugurale del cimitero militare che accoglie i morti del più sanguinoso degli scontri nella guerra tra Nord e Sud. Proclamò l'emancipazione degli schiavi afro-americani. Lo fece, disse, «per salvare l'Unione e non per porre fine alla schiavitù». Da grande saggio della politica, seppe dare una motivazione pratica ad un ideale etico e trasformare un fine pratico in un valore morale. Fu l'inizio di una favola nella favola degli Stati Uniti d'America. Di una storia, certo, segnata dalla promessa alla quale Lincoln impegnò il futuro del popolo americano, su quel campo ancora caldo: «che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l'idea di un governo di popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra».
C'era una volta, un secolo più tardi e solo cinquantanni fa, John F. Kennedy, trentacinquesim o presidente degli Stati Uniti d'America, primo cattolico – unico, fino ad oggi –, democratico. Giovane senatore aveva pubblicato il libro-denuncia "Profili d'eroi", che gli era valso il premio Pulitzer. Vi raccontava otto storie di senatori di entrambi i partiti che avevano sacrificato la loro carriera politica per difendere gli ideali costituzionali dell'Unione. Nel discorso alla Convention dei Democratici per le presidenziali del 1960, disse: «Ci troviamo alle soglie di una nuova frontiera. Una frontiera che non assicura promesse ma soltanto sfide, ricca di sconosciute opportunità ma anche di pericoli, di incompiute speranze e di minacce». La frontiera dei sogni. Il sogno, il "vero" sogno americano che Kennedy interpretò, non fu di lusso e di supremazia, ma un sogno e un bisogno di giustizia, di libertà e di pace. Le sfide che dovette affrontare erano ai confini della speranza. Lotta alla povertà, alle discriminazioni razziali, difesa dei diritti civili, la guerra fredda e la corsa agli armamenti, disoccupazione e crisi economica. «La tirannia, le povertà, le malattie, la guerra sono i nemici comuni dell'umanità», aveva dichiarato nel giorno del giuramento. Quel sogno, quella favola – che favola non era, ma un progetto di buon governo dal popolo per il popolo, per la nazione e per tutta la comunità umana, creata libera e uguale – ebbe un finale tragico, con il suo assassinio, il 22 novembre 1963.
«Non chiedete cosa può fare il vostro Paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese», erano state le parole di Kennedy all'inizio della presidenza. C'è, questa volta, Barack Obama. Il suo motto: «Sì, si può fare» titola un nuovo capitolo della favola americana. Di una favola non soltanto americana. È la parola d'ordine d'ingresso ad un Mondo Nuovo, che – come spiega nel suo libro il quarantaquattre simo presidente degli Stati Uniti d'America – si lascia guidare dall'"audacia della speranza".
«Il cambiamento è arrivato», ha detto Obama, annunciando la svolta del terzo millennio verso l'"età del compimento" profetizzata da Gioacchino da Fiore: un tempo di pace, giustizia e fraternità, dopo gravi conflitti, crisi, povertà e corruzione. «Avete dimostrato che è possibile il governo del popolo per il popolo». Si è sentita l'eco di Lincoln. «Abbiamo tante cose da fare, dobbiamo affrontare i peggiori pericoli della nostra storia: la crisi economica, la lotta al terrorismo». C'è l'alito di Kennedy.«Possia mo essere una sola nazione, un solo popolo». Parla, qui, il presidente di tutti, bianchi e neri, americani, africani, europei, cinesi e indiani, australiani. Obama, il presidente di una sola nazione umana, del popolo unito della terra. Questa è una favola nuova. L'inizio di un mondo che comincia.
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0 # Gianni 2010-02-25 12:19
Non so se posso inserirmi nella discussione, sono uno studioso Medievale e vorrei conoscere i contenuti che hanno spinto la Dottoressa Bambara a mettere in relazione Gioacchino da Fiore e il Priorato di Sjon.E' ovvio che la stessa domanda pongo agli amici dello staff. Sono anni che cerco tale connessione senza mai dimostrarne realmente i contenuti,(sono solo arrivato a deduzioni ). Se fosse possibile mettersi in contatto con la Dottoressa Bambara sarebbe cosa gradita . Un saluto a tutto lo staff da San Giovanni In Fiore.
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0 # Mimmo Loiero 2010-02-25 12:20
Salve Gianni
Se da anni cerchi di trovare una connessione di Gioacchino con il Priorato di Sion significa che hai certezza dell'esistenza di un Priorato di Sion (ovviamente diverso dalla setta fondata nella metà del secolo scoro dal sig. Plantard della BBC e dalle fascinose creazioni fantastiche di Dan Brown).
Sei fortunato visto che la maggior parte degli studiosi ed io che studioso non lo sono per niente, non abbiamo neanche quella.
Inoltrerò la tua mail alla dottoressa Bambara che così potrà, eventualmente, mettersi in contatto con te.
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0 # Gianni 2010-02-25 15:18
Ciao Mimmo grazie per aver dato spazio alla mia richiesta e per averla inoltrata alla dottoressa Bambara. Correggo alcune precedenti imperfezioni : "Sono uno studioso..., manca ovviamente di storia Medievale, poi non vi sono (e non ho) certezze dell'esistenza del Priorato di Sjon, ho solo voluto riprendere il tema per come era stato esposto dalla dottoressa. Le mie ricerche sono mirate a mettere in relazione Gioacchino da Fiore ed il Templarismo, e penso che sull'esistenza di quest'ultimo ci siamo piu' che motivati indizi. Fatte queste doverose correzioni risaluto lo staff, qualora si consideri interessante l'argomento, si potrebbero confrontare le varie opinioni sulle conoscenze acquisite.
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0 # Mimmo Loiero 2010-02-25 15:19
Ciao Gianni. Certo che è interessante. Anche se, a mio modesto parere, questo "filone di ricerca" è destinato ad accrescere e perpetuare suggestive architetture di congetture che si sostengono (con molta fatica) l'una con l'altra.
Di Gioacchino mi sono sembrati interessanti e da studiare altri elementi che ho accennato brevemente nel mio articoletto e che provo a riassumere.
- Gioacchino è parte importante della schiera dei grandi costruttori di Utopie. Nel suo monasterium le categorie sociali e quindi il benessere e le funzioni delle persone non sono assegnate per nascita, per destinazione divina, o per censo, bensì in rapporto allo stato della persone (giovane o vecchio, sano o malato scapolo o maritato, con figli o senza... )
- Gioacchino è un "determinista" l'epoca del compimento, l'età dello spirito "deve" avvenire come logica conseguenza delle due fasi precedenti l'età del padre e l'età del Figlio.
- la concezione del "tempo" nell'analisi e nelle prospettive gioachimite contrapposte al "tempo reale" dove il futuro non esiste se non come fantatecnologia , il presente ha la durata dei minuti che intercorrono tra un TG e l'altro e il passato è una marmellata incomprensibile.
- mi incuriosisce pure il mistero della forza di questo frataccio vestito da pezzente che girava per ogni dove e alle cui parole piegavano il capo re e imperatori.
ciao
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0 # Gianni 2010-02-25 15:20
Il 22 novembre alle ore 16:30 a San Giovanni In Fiore ci sara' un incontro-dibatt ito su Gioacchino da Fiore Obama e Don Luigi Nicoletti,ci saranno diverse figure a relazionare ,il tutto organizzato dal Comitato per le Primarie Aperte ,di cui io faccio parte chiunque degli amici di soverato vuole venire sara' il ben venuto saluti.
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