Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

POESIA & PROSA

Racconto.

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Il 10imo

Tra credenze, vittorie e felicità scegli la strada che ti capita sotto i piedi. Chi ti asciuga le lacrime con le parole non merita un pensiero che non sia possibile mostrare almeno dalla sua mano serrata nella tua. Questo è il tempo, questo è il passato che ti tormenta o ti carezza i capelli.

Con le braccia tese e il capo leggermente rivolto verso l’alto la schiena rimase dritta con le gambe un po’ troppo indietro rispetto alla ringhiera. Gli occhi erano serrati a immaginare quello che avrebbero visto da lì a qualche decimo di secondo. Non è esistito niente in quel decimo di secondo.

La forza dell’attimo che separava il nulla dall’immenso ha rinchiuso la perfetta metafora del nostro cammino tra gli attimi che fuggono come spaventati da un mondo che li rifiuta, li odia, li pianifica e li rimpiange.

Io ho voglia di parlare di quel decimo; ne ho voglia perché il tutto è racchiuso lì nell’infinitamente piccolo o inesistente. Proprio lì nell’incidente di percorso di uno sguardo, un bacio, un goccia di pioggia, un sospiro, una spinta, un silenzio in una folla che grida senza sentirsi.

Ne parlo senza cerimonie e pedane dirette all’arrivo, soltanto con gli occhi che bruciano da morire e la testa che grida nel vuoto a perdere della mia serata piena di un dolore pensato e mai provato.

Quel dolore è lo stesso che provi quando non fallisci ma ne senti l’odore, quando non arrivi ultimo ma non sei nemmeno a metà della classifica, quando ami e non baci, quando lavori e ami l’odore di caffè mischiato a chiacchiere mattutine o ancora intrise dell’odore della pausa pranzo,  quando il tuo posto è tra l’ultimo e dopo il nono.

Prima che le ciglia si serrino in quel lungo bacio rituale di ogni notte, voglio continuare a fissare il mio splendido soffitto che fa da luna, sole e mare ogni qualvolta decido che mi è stato regalato abbastanza per oggi. Prima che decida  quanto ne riavrò domani e subito dopo aver assaporato quel magnifico sbadiglio chiuso in gola, desisto al corteggiamento dell’una di notte.

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