Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

POESIA & PROSA

Racconto: "Tutto questo è Francesco".

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Ci sono storie che rimangono celate dal tempo, fino a quando qualcuno non decide di svelarle…

Erano gli anni della Seconda Guerra Mondiale, tutti vivevano una situazione di miseria; in circostanze così estreme accadono cose che, col senno di poi, appaiono fuori dal mondo.

 

In quel periodo vigeva la regola che per ogni soldato tedesco ucciso, perdevano la vita dieci italiani.

Al Trebbo di Reno c’era una macelleria, il proprietario Francesco, marito e padre di famiglia, era all’interno della sua attività quando venne avvisato dell’arrivo di una camionetta tedesca: era scoppiata una bomba, dilaniando alcuni soldati e ora i loro connazionali volevano rispettare la regola.

Francesco non fece in tempo a chiudere il negozio che i soldati erano già davanti a lui. Il capo gli ordinò di mettersi con le spalle contro il muro, il cuore gli rimbombava nelle orecchie e già immaginava la sua adorata moglie dover pulire il suo sangue all’entrata del negozio e magari poi dover vendere l’attività, tutta la sua vita, per garantire un futuro alle loro piccole.

I soldati avevano i fucili puntati verso di lui, dalla sua posizione Francesco poteva vedere l’oscurità all’interno di quelle canne che parevano tunnel, dal quale non si poteva scappare, senza nessuna luce alla fine. Quando ad un tratto il macellaio li fermò: se doveva morire voleva avere accanto la foto delle sue figlie.

Il capo tedesco guardò la foto che l’uomo impaurito, davanti a lui, teneva stretta fra le mani: osservò i visetti allegri di due bimbe, che nei loro vestitini parevano bambole di ceramica.

Sul viso severo del tedesco divenne visibile un sorriso:

-Anch’io ho figli in patria.

A quel punto, si girò verso i suoi uomini e disse qualcosa in quella loro lingua sconosciuta.

I tedeschi risalirono tutti sul loro mezzo, il capo rivolse un gesto di saluto al macellaio, lasciandolo ancora confuso per via quello che stava accadendo: Francesco aveva salva la vita, grazie alle sue bambine.

Erano gli anni della Seconda Guerra Mondiale, tutti vivevano una situazione di miseria; c’è chi non aveva nemmeno il cibo da mettere in tavola.

Francesco forniva la carne del suo negozio gratuitamente o per pochi soldi alle famiglie che se non era per lui, non avrebbero di certo saputo cosa dare da mangiare ai loro figli.

Finita la guerra le persone col quale era stato tanto generoso lo avrebbero pagato; infatti, quando il conflitto cessò e tutto tornò alla normalità, i suoi clienti cercarono lavoro e lo ripagarono di tutto ciò che gli era stato dato precedentemente.

Poi gli anni passarono… Il ricordo della guerra era lontano… Francesco si ammalò… Ma molti anni dopo il suo ultimo respiro, molte persone, riconoscendo il cognome delle sue figlie, chiedevano loro se erano parenti di quel macellaio del Trebbo, che in tempo di guerra, quando loro erano bambini, aveva dato alle loro famiglie il cibo senza avere nulla in cambio, salvando così la loro vita.

Molti anni più tardi la sua bisnipote si ritrova a scrivere la sua storia per rendere giustizia alla sua figura: Francesco era il mio bisnonno.

Lui non era un religioso praticante, ma quando c’era da aiutare qualcuno non si tirava indietro.

Tutto questo era Francesco.

I libri di storia riportano solo il male che hanno fatto gli uomini, dimenticando che molti di essi hanno preferito il bene al male.

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Commenti   

 
0 # Sara 2010-09-14 20:17
Racconto con una triplice saggezza secondo me: in primo luogo ricorda le storie che i nostri nonni talvolta non raccontano più perché noi, generazione troppo attenta all'apparire e al rincorrere i beni materiali, abbiamo smesso di ascoltare, e di chiedere. Oggi la parola "vecchio" sembra avere più il significato di "peso" piuttosto che di saggezza, di sapere. Non sappiamo cosa ci PERDIAMO. Saggio racconto, poi, perché ci ricorda che il bene vince sul male non solo nelle favole, ma dopo i sacrifici, il dolore: la maggior parte delle persone che hanno sofferto SA che cos'è la felicità. Infine perché queste storie andrebbero raccontate anche a scuola, non sono solo le date e i nomi ad insegnare chi siamo... Complimenti all'autrice!
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0 # Federica Rubini 2010-09-16 21:00
Grazie mille!!! :-)
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