Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

POESIA & PROSA

Racconto: "L'incontro".

Dettagli

I palpiti nella mia testa continuavano a non darmi tregua mentre all’unisono con le campane della chiesa riecheggiavano le 23.

 

Non avevo modo di fuggire questa volta, non ora, non oggi. La sentivo che si avvicinava a grandi passi senz’alcuna esitazione, senza timore, senza voglia. In quei momenti non sai davvero quale sia la cosa più giusta da fare perché l’unica certezza che hai è che te la troverai lì, di fronte a te con gli occhi fissi verso le tue azioni.

Mentre il letto cerca di offrire in dono la tua anima a Morfeo, i pensieri ti tormentano, ti cibano del nettare degli Dei, degli immortali, degli infelici.

Ti ritrovi a guardare intorno nella tua stanza ed è come se guardassi per un attimo dentro i tuoi pensieri; che a volte hanno un senso ma non hanno un posto o non possono averlo.

Tutto questo è il pretesto che spinge il tempo a passare e l’incontro ad avvicinarsi.

Non sei pronto, non sei nato per esserlo e nientemeno sei mai riuscito ad esserlo anche se sapevi che l’avresti incrociata da lì a breve.

Continui a schiavizzare i tuoi occhi solo per tenere libera la tua mente; loro sono la tua vittima sacrificale, il tuo dolce premio da immolare sull’altare del vento; il Dio della Libertà.

Troppo tardi.

Eccola attraversare molto velocemente l’uscio della porta; il suo passo è elegante, sicuro e non ti degna di uno sguardo mentre cammina intorno alla stanza.

Si siede sul tuo letto e guarda in basso non proferendo alcuna parola; la tua preoccupazione cresce.

A quel punto, scoppia in lacrime e tu sorpreso ascolti il suo pianto così bello, ricco di gesti e povero di dolore, senza rassegnazione, né rabbia o gioia; ma semplicemente sono lacrime di rassegnazione.

Lo capii solo dopo.

Tu sai il suo nome e sei consapevole di averla tradita diverse volte, di non aver mantenuto le promesse fatte, di non meritare la sua libertà, di non avere il coraggio di sedurla nuovamente.

Il pianto durò i più lunghi 15 secondi della tua vita.

Il tuo volto era bagnato di sale e la guardavi senza parlare e capire.

Lei disse: “La mia natura è sofferenza e il mio posto non ho modo di cambiarlo. Però ascolta bene quello che ti andrò a dire. Non vivo nel mondo o al di fuori di esso; io vivo nelle vostre azioni, nella carezza di un bambino, nel sorriso di una nonna, nell’abbraccio di un padre, nella routine di tutti i giorni e nel dolore di uomini e donne. Ciò che chiedo è semplice. Non mi cercate, non mi invocate, non chiedetemi di lasciarvi in pace, non pretendiate di uccidermi. Io morirò solo quando la vita perderà chi ricerchi il suo senso.”

Avevo timore del suo sguardo che nemmeno mi sfiorò, avevo terrore delle sue azioni che non ebbero alcun seguito, avevo la curiosità di sapere se aveva smesso di tormentarmi.

Si alzò con fare timido e senza mai voltarsi e se ne andò lasciandosi dietro tanti rimpianti.

Io mi alzai di scatto, la rincorsi per qualche metro senza raggiungerla e con tutta la rabbia e l’amore che avevo in corpo gridai: “Arrivederci Coscienza mia, ti ho bramato tanto, ti ho sussurrato tante volte nell’orecchio e ti ho maledetta quando continuavi a battere nella mia mente e nell’anima per ritornare libera”.

I palpiti continuarono ma mi lasciai trascinare nell’oscura notte, sognatrice e fedele, compagna della mia vita.

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Commenti   

 
0 # Angela 2010-05-05 17:49
Grandeeeeeeeeee eeeeeee :D Complimenti!!! :idea:
Rispondi
 
 
0 # Giovanni 2010-05-05 21:45
Grazie molto gentile...anche se ci sono degli errori di battitura! la prossima volta farò meglio! ciaoo! ;-))
Rispondi
 
   
   
   
© Adgraphisart Mimmo Loiero