Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

POESIA & PROSA

Racconto: "Ortensia".

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Lo sguardo fisso, in un punto imprecisato dell’orizzonte, mentre siede sul balcone di casa.
Quando ha sentito che stava avendo un altro attacco di cuore, l’ultima volta, ha avuto paura di non farcela.


I medici dicono che è solo questione di tempo, prima che un altro attacco se la porti via.
E ora è lì, attaccata ad una bombola di ossigeno, ma è viva.
Ortensia ripensa a tutta la sua vita.
Ripensa alla sua infanzia, quando non c’erano tutte le comodità che hanno ora i suoi figli e i suoi nipoti.
Lei non aveva il “pelapatate”, i tuberi poteva benissimo pelarli con un semplicissimo coltello; non aveva il “ventilatore”, quando aveva caldo si faceva aria con un ventaglio o un pezzo di carta.
Non aveva mai avuto queste e tante altre cose… Ed è diventata grande lo stesso!
Ripensa alla prima volta in cui ha incrociato lo sguardo di quel ragazzino, che è poi diventato suo marito… Anche ora che sono passati tanti anni da quell’attimo che le ha cambiato la vita per sempre, sente ancora le farfalle nello stomaco al solo pensiero…
Le viene in mente la gioia provata quando scoprì di aspettare il primo figlio, di quello che provò a vedere gli occhietti chiusi del secondo appena nato e della soddisfazione nel vedere crescere sano e forte il terzo.
Poi improvvisamente riprova l’ immenso dolore per la perdita di suo marito, il grande amore della sua vita.
Poco dopo questo episodio era nato il primo nipote e, occupandosi di lui, quando il figlio e la nuora lavoravano, si era distratta da quell’immenso dolore che le squarciava il cuore.

In quel momento una stretta al petto comincia a farsi sentire.

Ortensia allunga una mano tremante verso il tavolino, poco distante da lei e prende un block-notes, una penna e inizia a scrivere…

“Miei cari, vi scrivo per farvi sapere quanto bene vi ho voluto e quanto tuttora ve ne voglio ancora. Io non sono eterna, prima o dopo raggiungerò vostro padre e non sarò più accanto a voi, ma so che sarete comunque in grado di cavarvela da soli; dopo tutto siete figli miei, sangue del mio sangue!
Al mio figlio maggiore voglio dire di voler bene a sua moglie almeno quanto suo padre ne ha voluto a me. Prova un amore immenso anche per i tuoi due piccoli: i figli sono davvero un dono di Dio!
Al mio secondo figlio voglio dire che sei stata la gioia più bella anche se inaspettata della mia vita: non eri programmato ma quando ho scoperto di essere incinta di te ho provato un’immensa emozione! Ti auguro di vivere per tutta la vita accanto alla tua attuale compagna e di avere dei bambini stupendi.
Figlio mio, tu sei il terzo e quello che mi ha dato delle perplessità in più: metti la testa a posto e trovati una brava ragazza da amare e che ti ami!
Le avventure di una sera non possono appagarti come una storia d’Amore sincera. A tutti voi, figli e nipoti, auguro una vita serena, piena di cose belle, perché nel momento in cui avrete dei momenti difficile, voi possiate ricordare i momenti più felici e affrontare quelli tristi con maggior forza.”

Messo su carta tutto questo, ormai il dolore al petto è diventato talmente insopportabile da non poter continuare a scrivere nemmeno una parola.
Ortensia stringe gli occhi dal dolore e quando li riapre vede un’insolita luce davanti a lei. E allora capisce che è davvero giunta la sua ora.
All’improvviso il dolore non è più così acuto, la vita le scivola lentamente via dal corpo. Ortensia si sente improvvisamente più leggera, mentre afferra la mano del marito, attorniato dalla luce, raggiante di felicità per poterla stringere nuovamente tra le braccia.
Il figlio maggiore la trovò così, con gli occhi chiusi e quell’espressione serena in volto, seduta davanti ad un tramonto favoloso.

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Commenti   

 
0 # Sanctus Lupus 2010-04-13 10:59
Trasmettono bene il sentimento, davvero belli!
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0 # Federica Rubini 2010-04-18 18:34
ANCORA GRAZIE! :-)
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