Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

POESIA & PROSA

Racconto: "Il mollusco ornamentale".

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di Paolo Venturini 


Immergendomi in apnea in un assolato meriggio marittimo, in un’isola del mare Egeo, alla profondità di sei metri, scorgevo fortunosamente un guscio di un mollusco caratteristico per la sua forma allargata dell’estremità dell’oggetto a forma di piede di pellicano somigliante a una normale e banale conchiglia.

 Raccolta la conchiglia lentamente riemersi portando con me quel meraviglioso e stupefacente prodotto della natura. L’oggetto suscitò in me una curiosità tale che decisi di farne uno studio. Dopo un breve periodo d’osservazione sono, finalmente, riuscito a capire il meraviglioso mollusco nella sua forma naturale. E ’dopo aver preso carta e lapis, mi sono deciso definitivamente a compiere quel determinato studio che l’oggetto richiede e si presta all’interesse di un creativo. Partendo dalla naturale immagine della conchiglia, attraverso uno sviluppo razionalizzato della sua geometria racchiusa in uno spazio “campo”, sono pervenuto, attraverso una serie di passaggi geometrici in simmetria e in asimmetria in campo modulare, ad una semplificazione della sua struttura e ad un’immagine finale di tipo tridimensionale nuova nella sua riproposizione, la quale ha richiesto una visualizzazione e un’interpretazione cromatica che la nuova forma presenta, questo ulteriore passaggio mi ha permesso di capire al meglio la forma nella sua tridimensionalità.
Una tridimensionalità scultorea e di una plasticità quasi implosiva, dove l’oggetto nella sua forma risucchia tutto lo spazio circostante, in perfetto stile Brancusi.
Ah… quasi dimenticavo, sicuramente il lettore si sarà chiesto, ma in che cosa consiste questo studio, quasi maniacale, verso una conchiglia a forma di piede di pellicano? E’cosa ha partorito la mia mente? Un semplice gioiello, nient’altro che un comune monile ad uso di pendente, di quelli che si usano oggi, secondo il gusto e le tendenze visive del nostro tempo. Dal sapore etnico con qualche accenno di streamline che non guasta mai, soprattutto di questi tempi, senza tralasciare ovviamente l’hi-tech.
Quindi, attraverso questa mia esperienza (…diciamo marina), cosa si potrebbe dire di una forma naturale: la natura crea le sue forme secondo la materia, l’uso, la funzione, l’ambiente. Ed è naturale osservare le forme che esistono in natura, soprattutto, per un graphic-design. E’evidente che il designer cerca di progettare e fabbricare l’oggetto con la stessa naturalezza con la quale in natura si formano le cose, non introduce nell’elaborazione il suo gusto personale ma cerca d’essere oggettivo, aiuta l’oggetto a nascere da solo o se vogliamo dire con i propri mezzi. E’anche vero che, ogni oggetto in uso non avrà mai una forma definitiva perché cambiano le tecniche di produzione, nascono nuovi materiali e quindi ad ogni innovazione si ripresenta il problema e l’oggetto può variare di forma e soprattutto di materia.
Di certo il lettore non sbaglia se, nel corso dell’articolo intuisce questo mio particolare interesse verso l’ornamento del corpo. Il bisogno di ornare la propria persona con monili è ancora più forte del bisogno di coprirsi con indumenti, come si può tuttora osservare presso i popoli primitivi.
Gli antropologi affermano che gli ornamenti sono più vecchi dell’uomo stesso (si è sperimentato che gli scimpanzé, quelli che vivono in cattività, si ornano di spaghi e stracci e coprono il loro corpo di colori) e che non esistono popolazioni che non si decorano mentre vi sono popoli nudi.
Portare un oggetto a contatto con il corpo significa, in certo modo, estendere la consapevolezza della propria esistenza alla superficie dell’oggetto estraneo, tale istinto è da attribuirsi ad un sentimento di esaltazione del proprio corpo, senz’altro assimilabile all’atteggiamento dell’essere umano.
In relazione di quanto è stato detto possiamo affermare, soprattutto oggi nella società occidentale dove il fenomeno dell’immagine si è trasformata in filosofia comportamentale, che il designer è quindi l’artista della nostra epoca. Se si dovesse, fra qualche anno, scrivere una storia del gusto di questi anni, dei suoi protagonisti, dei suoi stili, emergerebbe il design di gente come Armani, Ferrè, Dolce & Gabbana, Starck, Sottsass, Giugiaro, etc. Tutta gente che davanti ad una conchiglia a forma di piede di pellicano non esiterebbe a creare un oggetto di design.

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