Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

POESIA & PROSA

Racconto autobiografico: "Showcase".

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Era una mattina come tutte quelle che l’avevano preceduta, non aveva nulla di particolare, ma in quel momento ho visto su di un manifesto, all’ interno della vetrina di una libreria, che un gruppo musicale sarebbe giunto nelle mia città Bologna, per uno showcase

 che non è altro che una presentazione dei brani più conosciuti che termina con gli autografi a tutti i fan presenti. Questo gruppo portava il nome di Lost. Da qualche giorno avevo iniziato ad ascoltare le loro canzoni, a causa della curiosità che mi avevano trasmesso i vari articoli letti su diversi giornali.

Decisi che quel giorno sarei andata a vederli ed ad ascoltarli. Se non mi fosse piaciuta l’ esibizione mi sarei potuta  comunque “rifare gli occhi” con il cantante, nonché frontman e il resto della band.

Quel giorno uscii di casa allora in cui doveva iniziare l’ esibizione, poiché abitavo nei pressi dell’ evento, ma anche perché ero forte del fatto che sarebbero sicuramente arrivati in ritardo, come tutti gli altri artisti di cui avevo assistito gli showcase. E invece, mentre mi avviavo sentii un boato: erano le fan che accoglievano il gruppo!

Decisi comunque di andare dall’ altra entrata più scomoda da raggiungere, ma pensai che lì ci sarebbe stata meno gente.

Niente di più sbagliato!

Il luogo in cui si teneva il mini-concerto era quasi del tutto pieno, straripava di ragazze e ragazzi, con gli occhi dipinti di nero e i capelli colorati. Appresso, c’erano anche i genitori costretti lì dai propri figli.

Cominciai ad ascoltare le canzoni, di cui purtroppo ne conoscevo solo alcune, mentre intorno a me tutti urlavano e cantavano i brani  assieme al cantante, alzavano gli striscioni e le mani al cielo. Io invece rimasi lì, limitandomi semplicemente ad ascoltare e a godermi la scena: era il momento di quelle ragazze, non il mio.

C’era davvero moltissima gente, tanto che dall’ altezza del mio metro e settantacinque faticavo comunque a vedere il cantante in viso e la posizione in cui mi trovavo non mi aiutava di certo.

L’esecuzione dei brani durò circa mezz’ora, dopo un breve stacco di alcuni minuti, iniziò il momento più aspettato: gli autografi. Mentre decidevo se andarmene o meno ascoltavo con tenerezza due ragazze che discutevano sul dove farsi fare le firme: una proponeva di chieder loro di poterglieli fare sulla borsa e già pensavo alla faccia arrabbiata della madre in caso avesse realizzato questa fantasia…

Decisi comunque di rimanere e mi misi in fila anch’io.

Mentre aspettavo che le persone affluissero, una madre cominciò ad incitare la figlia, che avrà avuto sui tredici-quattordici anni, già in fila, di farsi fare la foto con loro.

In quel momento una responsabile, annunciò che per velocizzare il tutto le foto dovevano essere scattate da un’ altra persona, mentre l’altra era in posa con loro.

La ragazzina allora cercò un pezzo di carta per gli autografi, avendone parecchi appresso gliene porsi uno.

Continuarono le discussioni sul come fare la foto e la madre le disse di farsela fare da qualcuno. Entrambe mi guardarono speranzose.  Dopo pochi minuti mi offrii per scattare io quella foto.

La mamma, mentre mi dava in mano la macchina fotografica digitale, mi mise in guardia, presumo, per via dell’ oggetto che mi stava dando in custodia: in mezzo a tante persone avrei potuto defilarmi con estrema facilità, essendo io un’ estranea per lei era giustissimo che avesse di questi timori.

Io e la ragazzina iniziammo ad avvicinarci sempre più alla band, benché a fatica e io avevo sempre più un nodo allo stomaco: ero stata anche io una ragazza di quell’ età e anche se al tempo dei fatti, avevo diciannove anni, era ancora vivo il ricordo di quello che significasse all’ epoca il mio gruppo musicale preferito e immaginavo che per lei fosse lo stesso. Avrei potuto benissimo sbagliare l’ inquadratura o schiacciare male il pulsante, non conoscendo bene la macchina oppure ancora avrebbe potuto passarmi davanti qualche ragazza rovinando la foto… E se le batterie si fossero rivelate scariche al momento dello scatto? Avrei reso infelice quellamragazzina, distruggendo il suo piccolo grande sogno! Cercavo di stare calma e tentavo di pensare che sarebbe andato tutto bene, anche se le mani mi tremavano un poco. Iniziai a parlare un po’ con lei, che si mostrava sempre più emozionata: la mia deduzione era giusta, aveva tredici anni e pur di vedere i suoi idoli era venuta da un’ altra città.

Non riuscivo a sentire tutto quello che diceva a causa del frastuono che regnava attorno, ma seppi che la foto che le avrei scattato, l’ avrebbe fatta stampare e l’avrebbe poi messa tra le pagine del suo diario di scuola. Mi raccontò che era la terza volta che li vedeva che li aveva seguiti in altre due date, in città ancora più lontane della mia.

Mentre la guardavo col pugno serrato davanti alla bocca e gli occhi lucidi per l’ agitazione, data dal momento, mi sembrava di rivedere me al primo incontro col mio gruppo del cuore, quando avevo solo un anno in più rispetto a lei e dopo aver parlato col mio componente preferito in occasione di un evento simile, andai fuori dal negozio piangendo per l’ emozione.

Le comunicai che iscrivendosi al sito Myspace, aveva la possibilità di parlare con i Lost e lei mi rispose che aveva già lasciato un commento sul loro spazio e ad una sua richiesta le dissi che anch’ io ero una partecipante attiva del sito sopra citato.

Più le parlavo e più mi riconoscevo in lei alla sua età…

Le chiesi chi fosse il suo componente preferito e come se si trattasse della cosa più naturale del mondo, con gli occhi che le scintillavano e il sorriso stampato sul volto mi disse il nome del cantante, Walter.

Intanto lei si mise a chiacchierare con un’ altra ragazza e, in un attimo di stasi, un’adolescente dietro di noi iniziò a cantare ad alta voce le canzoni del gruppo che stavano venendo trasmesse attraverso gli altoparlanti, entrambe istintivamente ci girammo e la ragazza si scusò con un sorriso che io ricambiai.

La fortuna volle che la responsabile decidesse di far affluire verso la band anche le persone che stavano dove eravamo posizionate noi. Feci passare lei e io la seguii a ruota. Avevamo i Lost a pochi centimetri!

Lei era in evidente imbarazzo, io salutai il componente più vicino a noi, Luca il bassista, che mi salutò a sua volta, rivolgendomi alla ragazza le dissi di mettersi accanto a lui, che si dimostrò disponibilissimo per la foto.

La macchina ci mise un po’ per essere pronta allo scatto… Mostrai l’ agitazione sul mio viso, mentre guardavo l’aggeggio con trepidazione. La macchina fu pronta. Scattai! Tutto andò per il meglio…

Allungai il mio foglietto bianco e un po’ stropicciato al ragazzo che me lo firmò, me lo restituì e io lo ringraziai, mentre una ragazza subito gli allungava un altro pezzo di carta.

Ma la giovane che era con me, aveva il suo obiettivo: voleva fare la foto col cantante! Ma noi ci trovavamo già oltre, sulla dirittura di uscita e guardai con un po’ di preoccupazione alcune ragazze che venivano invitate da una responsabile ad uscire.

Il cantante aveva due fan davanti a cui stava firmando gli autografi, appena esse ebbero concluso, mi avvicinai a lui e gli chiesi se poteva fare la foto con la ragazza, lui si spostò sopra il suo sgabello verso di lei, in un attimo, premetti il bottone e quell’ immagine rimase immortalata per sempre!

Purtroppo non feci in tempo a farmi fare l’autografo anche dal cantante, perché una delle  responsabili mi cominciò a spingere verso l’ uscita dicendo che eravamo lì da troppo tempo.

Uscite, trovammo la mamma accompagnata dal papà della ragazza e lei, tutta felice ed entusiasta, mostrò loro la foto sul display della macchina digitale.

Entrambi i genitori mi ringraziarono e dissi alla ragazzina che ci saremmo poi ritrovate sul sito a cui entrambe eravamo iscritte. Salutai la famigliola e mi avviai verso casa, lasciandomi alle spalle la band e i fan, con un qualcosa in più dentro.

Non so rincontrerò mai di persona o tramite internet quella ragazza, di cui so a malapena il nome, ma so per certo che per entrambe rimarrà una bella esperienza di gioia, paragonabile alle stelle: non ci si ricorda sempre di loro, ma ogni volta che si alza il viso al cielo loro sono lì a guardarci.

Sono contenta di averla potuto aiutare, nel mio piccolo, con una modesta azione che per lei al contrario, è stata immensa.

Magari mentre scrivo della nostra piccola avventura , lei è a scuola a rimirare la sua foto incollata sul diario durante una noiosa lezione di matematica oppure è proprio qui, a leggere questo articolo!

Questo incontro mi è servito anche a capire che i giovani non sono tutti superficiali come pensavo, ma ci sono ancora persone, come la ragazzina di cui ho appena parlato, in grado di vedere oltre al bell’aspetto di un cantante o di una canzone di successo.

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