Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

POESIA & PROSA

Racconto: "Sotto la luce".

Dettagli
di Bruno Luca Perrone
illustrazione michelecavaliere.com



Anima, come tratti il mondo? E lui?
vignettaLungo dall’esaudire ogni volontà, mi rigiro senza voglia.
Vuoto non sento più passione, che i pensieri ne han già fatto confusione.
Baglione Paolo da Perugia 1520 

 

L’aria è fredda e metallica, ghiacciata come miliardi di spilli che si conficcano nella pelle. Cammino in cerca di compagnia, buona se possibile, diretto verso l’unico posto vicino casa dove posso trovare della musica dal vivo. Chitarre se possibile, chitarre col giogo del basso ronzante e pestate dalla batteria. Me ne fotto della gente, è un pubblico beneducato di solito, voglio rumore e confusione rock.

Ho fatto la strada più lunga, ma la preferisco. Il Naviglio è quasi pieno d’acqua, che per quanto putrida sia c’è da ricordarsi sempre una cosa: Porta fuori.

Sembro Pacman nero e magro che si destreggia tra le auto parcheggiate, mi sento un’idiota. Credo sia così che questa Milano ti possiede: Respiri merda e non conti un cazzo. Arrivo al locale, guardo la locandina e come sempre non capisco mai chi suona.

Entro e guardo subito che tipo di chitarr… Rickenbacker… Basso Fender e batteria tutta nervi Pearl. Bene, vado a prendermi una birra al banco.

Non è che qui ci venga spesso, però anche i proprietari sono ben educati, in particolare con i clienti solitari che non si sa chi cazzo siano. Diciamo che sanno che sono un musicista sfigato con l’hobby dei video che fa il cameriere per mantenersi… che è praticamente tutto della mia vita.

Arrivato al banco noto una fichetta tutto sorriso che prende un boccale di birra. Sono sotto vento e m’arriva il suo profumo, robba fine che costa. Sorrido, ma non troppo, da bravo ragazzo. Saluto la padrona dietro al banco e rivolgo la mia attenzione alla meraviglia di ragazza. Lei già sorrideva, mi punta solo lo sguardo e poi la sua voce mi tocca con un:

“Ciao… “

Va via sorridendo e io ebete a guardare, anche solo per un istante, la porta del cesso poco illuminata davanti a me.

Prendo una birra, che costa sempre troppo se il concerto fa schifo, e mi faccio strada oltre l’enorme colonna che divide il palco dal banco. Appena sbucato la luce dei riflettori mi acceca. Quel bel sorriso di prima è sul palco, e nel movimento di infilarsi la Rickenbacker, a braccia alzate offre il suo corpo al pubblico. Il seno, i fianchi e le cosce. Un jeans qualunque su di lei è pelle color indaco, e la maglia a righe bianche e nere, per me sono solo tette. Constato che devo scopare, la monogamia per un singol è una cottraddizione in termini, un paradosso.

Mi dico che è solo una fichetta con la Rickenbacker, è solo questo e nient’altro. Il ragazzo sarà tra il pubblico, e se dal palco lei mi guarda è solo perché le piace sbirciare nella folla.

E poi, vuoi mettere?! Sono uno tosto, e se non campo con la musica è perché sono molto tosto.

Al primo stridere degli ampli sono contento, la musica potrebbe piacermi, ma preferisco sempre aspettare che inizi a cantare, e comunque fino al quarto brano non si sa mai.

Poche note e sporche, la ragazza sa quel che fà e secondo me il suo uomo è una mezza sega!

Perché mentre lei dilania l’aria con la musica, io devo pensare che il suo ragazzo è una mezza sega? Sarà invidia… E lei sì che ci sa fare, ma poi penso: ci sa fare o me la voglio fare? Bella domanda, e proprio mentre lei alza il manico della chitarra avvicinandolo al viso, lì il seno si adatta alla superfice della Rickenbacker e poi giù in un impeto rock.

Sicuro che sto arso, e se non sbavo è un miracolo. Con lei stasera ci provo, ragazzo o no!

Mi godo il concerto, e mi piace. Niente di eccezionale, ma non è la solita cantautrice poppettara castrata che vuole fare rock. Fa saltare tutto intorno a lei e io penso: Zumpa bella… Zumpa.

Ancora con sta storia!!? Sesso senza senso! Non ci sto con una donna se non l’amo… Ho detto ano? E si, ha un gran bel culo… Porca puttana. Ma sbaglio! Non mi interessano i corpi, voglio corpo e mente. Gioie e problemi. Accetto le maschere solo se si ha la consepevolezza che siano tali. Voglio la verità di un rapporto vero, con tutte le sue cottraddizioni. Non possedere la donna che amo, non averla perché lei è comunque anche senza me. È anche vero che vorrei scegliere una donna che scelga me, una donna che non pago, a prescindere da me, ma la somma di questi fattori credo che sia zero, da solo! Un altro paradosso. Quest’angelo con la Rickenbacker chi è? La sua musica per me è un ritrovo, emozioni che definisco speciali. E questo a prescindere da me. Ma è pure vero che è bona!

Parlo poco e bevo tanto, questo perché sono da solo. Dalla quinta alla sesta mi salto la quarta, me la ricorda il marito della padrona mentre saldo il conto.

Esco che il gruppo è in pausa. Quasi tutto il locale è fuori,  mi apparto giusto un po’ per girarmi una canna formato famiglia, non si sa mai che qualcuno voglia fumare.

Ci metto un po’ a chiuderla che quasi tutti tornano dentro, rimane solo un gruppo di tre quando una voce a me già nota dice:

“Entrate, me ne fumo un’altra.”

Mi giro in tempo per guardare i due ragazzi che mi fissano mentre entrano e con mia meraviglia, abbraccio lo sguardo che si nasconde sotto un cappuccio. Mi sorride e le offro la canna. L’accende e mi chiede se mi sta piacendo il concerto. Le sorrido e le rispondo che è speciale, la sua musica è speciale. Lei sembra aver colto ed è molto felice. Laura è il suo nome e per quanto mi riguarda tutto sta andando benissimo.

Mi passa la canna e mi dice che di solito non fuma, preferisce farlo solo quando può lasciarsi andare. Le rispondo: “di me ti fidi.” Ci pensa su un attimo e mi risponde di si. Finiamo di fumare che mi ha già parlato del suo album, della copertina e di qualche idea sul video. Il bassista esce fuori per riportarla sul palco, ci salutiamo con la promessa di continuare dopo.

Non ci posso credere, mi avrà scambiato per qualcun altro!

Entro, prendo un’altra birra e mi preparo per la seconda parte.

Seduto su uno sgabello vedo Laura, bella, che mi indica con un dito e sorridendo dice al microfono:

“Dedico il prossimo brano (a me) al cantante delle Vibrazioni che è qui.”

Porca puttana troia… Che figura di merda… Tutta la sala si gira per guardarmi, seguendo il dito puntato di Laura. Non sono io, non posso salutare, è sua la figura di merda.

Sorrido alzo il dito medio a tutti quelli che mi guardano, in molti ci rimangono male, Laura ride. L’ho detto, è gente ben educata.

Il brano dolce e a tratti mieloso è il trionfo della stupidità umana. Quando si dice che basta credere e le cose si ottengono.

Non credo sia vero, però per molti assomiglio a qualche personaggio famoso. Che fare? Mi tengo la dedica e provo imbarazzo per tutto ciò che potra accadere?

Intanto la mia nuova amica spacca le note con arroganza e dolcezza. Mi piace, ma il rapporto è viziato. Crede che sia qualcun altro. Si è fatto un viaggio di chi sa quale tipo, e io non sono ciò che sembro. Non voglio questo, magari me ne vado… Tanto chi la vede più, è solo una fichetta con la Rickenbacker. Però fuori fa freddo e io non ho voglia di andare a casa, sono un pochino lucido, un altro po’ e poi si può sprofondare senza pensieri nei sogni.

L’ultimo pezzo non viene solo annunciato, ma dall’andazzo si capisce che il locale non avrebbe potuto reggerne un altro. Un apogeo di rumori e suoni, l’ira punkrock al femminile. Se spacca la chitarra salgo sul palco a baciarla…

Finisce il concerto con il feedback in testa e a me non resta che sparargli in faccia che sono uno qualunque e che il suo sogno è finito. Che bello, non vedo l’ora!

Sono fuori dal locale, e devo ancora pagare le ultime birre. Faccio una canna mentre lei mi raggiunge fuori. Si fa spazio fra i suoi fans e i suoi amici per giungere col fiatone.

“Allora?”

Mi interroga dolcemente. Scortesemente le domando:

“Ti piace la mia musica?”

Lei sorride e mentre sta per rispondermi vengono cinque ragazze per chiedermi l’autografo.

Non ci posso credere, l’hanno fatto. Sono tutti idioti e ciechi!

Sorrido e sto per dirle che è un errore quando Laura quasi urla che non faccio autografi… Mi chiedo che cazzo c’avrà in testa sta tipa, è fuori.

Mi sorride e mi chiede se può fumare. Non le rispondo perché sono un po’ preoccupato, questo gioco non mi piace. Sopratutto perché non è condotto da me.

Vorrei parlarle, ma siamo circondati da gente che mi guarda e si chiede che dal vivo sono diverso e cazzate così. Qualche scettico e tanti occhi estasiati dalla mia presenza. Non c’avete proprio un cazzo da fare eh! Penso mentre accendo la canna, fumo tranquillamente e mi avvicino a Laura per sussurarle:

“Ti devo parlare. “

Lei sorride e ci allontaniamo di pochi passi. Guardandola negli occhi le dico che non sono il cantante delle Vibrazioni e lei senza cambiare espressione:

“Ma dai?!

Poi ride, lo sapeva e mi voleva mettere in imbarazzo, a denti stretti sussura:

“Un po’di occhi anche per te stasera. Sei bello…”

Ok, ok! Salta l’ossigeno e una fitta al cervelletto! Ci vorrebbe una camera di compensazione per alleggerire certe sensazioni. Le chiedo che ha in mente, ma lei mi rigira comodamente la domanda:

“Che hai tu in mente?”

“Ho in mente di amarti e lasciarmi amare, con mutuo rispetto fra le parti. “

Sorrido.

“Le parti? Mi risponde lei stupita. L’amore va vissuto con delle prospettive.”

Continuo a sorridergli:

“Prospettive? O sì, certo… Il mio letto è mezzo pieno o mezzo vuoto? E’ solo una questione di prospettive? “

“Ah… quiendi è questa la tua prospettiva… Il letto! “

Risponde al sorriso.

“No! Non vado a letto con qualcuno che non amo… E la prospettiva, se proprio ci tieni a saperla, è quella di farsi del bene. “

Sorridendo lei conclude:

“Con mutuo rispetto fra le parti…”

Mi sembro bello quanto lei. Stasera la persona che riflette la mia immagine è uno specchio pieno di gemme e diamanti preziosi.

Mi chiedo cosa devo fare, magari vuole venire da me? O vuole che la segua? Sto bene e rilassato, il freddo non è che il ricordo della solitudine, ora è tutto profumo e calore.

Vuole sapere cosa faccio, le spiego che per campare lavoro come cameriere ma in realtà sono un musicista e faccio dei video. A sentire questo mio hobby si esalta:

“Mi puoi fare anche il video… “

Anche? E proprio sul quel “anche” che il cuore mio impazzisce. Che vuol dire anche? Anche rispetto a quali altri anche?

Poi è una mitragliata che giunge inesorabile. Il dubbio: Lei, gran bella fica e con una bella testa. Ma i suoi amici non sembrano all’altezza della sua perspicacia. Mi sembrano dei borghesucoli sempliciotti e forse lei è l’artista del gruppo, la pazza… Ma saranno suoi amici?

Un brusio di gente odo alle spalle, mi sento circondato, mi giro. Qualcuno lo conosco, gente a posto poco educata come me. Si avvicinano e sorridono. Laura schizza su un certo Oscar, già visto, e gli si aggrappa al collo per baciarlo sulla bocca. Ecco fatto! La merda sciolta e calda che avevo nelle mutande inizia a ghiacciarsi col freddo. Già! È tornato il freddo…

Poche parole dette e poi quelle non dette si sommano per poi moltiplicarsi. Sono ubriaco e mi sembra di avere una busta di plastica trasparente in testa, il suono sordo del mio respiro è amplificato dal vuoto dentro. M’affanno.

Non posso sedermi, non posso stare in piedi. Fa freddo e qui non ci voglio più stare. Pago le ultime birre, pago tutto. Non una promessa, non un rimpianto, vado. Accetto l’incontro, anche se mi sembra di non accettare un cazzo. Torno a casa da solo, sono stanco, anche se è bello stare qui, adesso. Qui con lei, che è bella così com’è, con i suoi amici,  il suo ragazzo, la sua musica e la Rickenbacker. Tutto, sempre a prescindere da me.  

a K.D.Cobain

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Commenti   

 
+1 # daniela 2011-03-25 17:12
...e lo rileggo ancora una volta.E chissà perchè mi piace ogni volta di più. E ti ritrovo.
Ciao Pacman nero e magro sul naviglio :love:
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+1 # Ennio 2011-03-26 02:04
Freddo, glaciale, sincero, onesto!
Continua così!
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