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Craxi: esiliato o latitante?

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La targa della contesa.

di Federica Marotti

A dieci anni dalla morte di Bettino Craxi, l’ex leader del PSI morto in Tunisia il 19 gennaio 2000 dopo essere stato travolto dallo scandalo di Tangentopoli, il sindaco di Milano Letizia Moratti, ha deciso di commemorare la sua scomparsa intitolando in suo onore una via o molto probabilmente un giardino all’interno di un parco nella sua città natale, Milano.


Il sindaco ha ritenuto questa iniziativa assolutamente necessaria per celebrare la morte di un uomo che ha dato un importante svolta al paese.
Nonostante l’idea di realizzare questa targa sia partita già qualche tempo fa, il sindaco di Milano, consapevole delle numerose polemiche che avrebbero investito tale iniziativa, ha deciso di mantenere una sorta di silenzio fino ad ora.
I lavori per la realizzazione del progetto sono iniziati e sarebbero già state individuate delle zone più vicini possibili al centro, dove effettuare il tutto.
Voci di corridoio affermano che già nella prossima giunta comunale sarà discussa e poi emanata la delibera che porterà alla cerimonia ufficiale di intitolazione in poche settimane.
Rispetto a questa iniziativa, Il figlio di Craxi, Bobo si è dimostrato particolarmente grato per questo gesto, ricco secondo lo stesso, di un significato profondo politico e storico.
Bobo ha inoltre affermato che suo padre si è dimostrato superiore rispetto alle accuse che gli sono state attribuite e ha dichiarato l’importanza di realizzare una seconda Repubblica e proiettarsi verso una pacificazione politica nazionale
Claudio Martelli, vice segretario di Bettino Craxi nel PSI, ha dichiarato che senza una robusta forza socialista, pratica e liberale, Craxi sarà sempre considerato un esiliato in Italia.
A puntare fortemente il dito contro questa iniziativa è invece il leader dell’Italia dei Valori, Antonio di Pietro, che ritiene ingiusto distorcere la realtà elogiano e celebrando un personaggio come Craxi, condannato per corruzione e illecito finanziario ai partiti e responsabile di numerosi debiti nelle casse dello Stato durante la prima Repubblica. Una persona, continua di Pietro, che tutt’oggi non può essere etichettata come esiliata quando invece il termine esatto per identificarlo è quello di latitante.
Dopo aver puntato il dito contro Craxi, Di Pietro torna all’attacco nei confronti del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dichiarando testualmente che “l’unica cosa che differenzia i due e' che Craxi per sfuggire alla giustizia e' scappato, Berlusconi invece e' andato in Parlamento per farsi le leggi che gli servivano per non farsi processare o per non fare risultare i reati che aveva commesso". E continua “Se proprio vogliono fare una targa scrivano 'Bettino Craxi, politico, condannato, latitante' perché è questa la storia di quella persona. I finti buonismi non servono a niente”.
A replicare alle pesanti parole di Di Pietro è Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PDL alla Camera, secondo il quale "Di Pietro e' il portavoce di un network che ha capacità di fuoco che non può essere sottovalutata" e anche Sandro Bondi, coordinatore del Pdl e ministro dei Beni Culturali, che ha invece affermato “"Non ci sono più parole ormai - aggiunge - per qualificare, stigmatizzare e polemizzare con un uomo che fa della provocazione, dell’insulto, della volgarità il suo programma politico".
Nonostante le polemiche, il sindaco di Milano, è sempre più convinta a portare avanti questo progetto, simbolo di gratitudine e di rispetto nei confronti di un uomo che, nonostante tutto, ha contribuito a trasformare profondamente la storia del nostro paese.

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