Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

Il partito del sud.

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Chi, dove, come, quando e perché nasce. Si parla di nuovo del Sud. Di un Sud in rovina annegato in un mare di inefficienza sprechi e miserie.

Se ne parla sui giornali nazionali e in TV e non capita spesso.  Ne parlano soprattutto quelli che, di questa rovina, sono i responsabili conclamati.

 

Quelli che il sud l'hanno sempre adoperato come un serbatoio. Di voti, di tangenti, di risparmio, di forza lavoro da sfruttare nelle fabbriche, nei cantieri, nelle scuole, nelle caserme, nei call centers. Nei periodi di vacche grasse. In tempi di crisi è meglio liberarsene.

Quelli che il sud l'hanno sempre adoperato come discarica. Di rifiuti industriali tossici affondati in mare o sepolti nelle cave mafiose. Di produzioni inquinanti come a Gela e a Taranto, di progetti faraonici e truffaldini (ieri i  poli siderurgici e bioproteine oggi un fantaponte d'oro).

Quelli che col sud ci hanno da sempre campato famiglie, costruito gruzzolotti e carriere. Con la Cassa per il Mezzogiorno, con i finanziamenti a pioggia, con la 488, con i fondi europei. Una valanga di soldi che al sud non è arrivata se non in minima parte, trattenuta e truffata alla fonte con tangenti, forniture fasulle, progetti fantasma ed appalti truffaldini.

Quelli che fino a ieri dicevano di voler cambiare l'Italia al grido di Roma ladrona! ed oggi si accontentano di far guerra alle badanti.

Quelli delle infrastrutture mai fatte o fatte male a forza di mazzette, quelli dei soldi non spesi per depredarli e dirottarli altrove, a pagare l'ICI dei ricchi, le quote latte, l'Alitalia, il terremoto...

Ed infine, più rumorosi e petulanti, i proconsoli locali dei partiti, i feudatari di Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Lucania, gli ascari fedeli, sempre pronti a scappellarsi davanti ai loro padroni. Per servilismo, acquiescenza e per mendicare prebende e favori. Quelli si, responsabili diretti della predazione del territorio, delle voragini dei conti pubblici. Della mancanza di servizi.

Tutti parlano del sud sulle gazzette nazionali e nei talk show televisivi e sembra una partita a tressette col morto.

Il morto è il sud che ancora una volta si fa parlare addosso e non parla.

Ma è un silenzio che non dovrebbe tranquillizzare nessuno.

Stato comatoso o quiete prima della tempesta. Sonno sociale, lazzari, briganti o Masaniello?

Il sud non parla.

E comunque il sud non c'è nei talk show, sui giornali che contano. Il sud non ha rappresentanti politici che ne esprimano bisogni e sentimenti.

Il sud non parla e il suo silenzio si leva alto fino al cielo.

Con le nuove generazioni che non trovano lavoro ed emigrano come i loro padri ma con la laurea in tasca, con servizi ed infrastrutture che mancano o non funzionano, con il territorio devastato dalla speculazione e tiranneggiato dalle mafie, con gli indebitamenti delle aziende nei confronti di banche e stato, con i morti ammazzati delle guerre di mafie, con la paura, con le mazzette da pagare e le tasse da pagare e le tangenti da pagare. Con le pensioni dei vecchi che pagano la sopravvivenza dei giovani.

Il sud non parla. Ma ne avrebbe di cose da dire. E da proporre.

- Una migliore comprensione delle relazioni tra popoli, per esempio. E della ricchezza e del benessere che ne può derivare. Il pendolo della storia sta tornando sul Mediterraneo dove si affacciano decine di nazioni, popoli religioni, etnie di tre continenti. Il mediterraneo che può diventare crogiuolo di nuovo sviluppo, di nuove culture. Il ruolo dell'Italia, ponte naturale verso questi popoli, può essere cruciale. Ma non è con la politica dei maroni che si può affrontare un compito così importante e difficile.

- La ricerca di un modello di sviluppo alternativo, per esempio. La ricerca di tempi di vita diversi, di un diverso rapporto con la natura e con i consumi. Il modello pazzesco costruito in decenni di dominio politico e culturale delle destre mondiali basato sulla moltiplicazione forsennata e senza regole dei consumi (del territorio, dell'ambiente, del tempo, del cibo, delle risorse naturali, dell'energia, del credito, della vita stessa... ) è andato miseramente in frantumi provocando nuove miserie, disoccupazione, fallimenti a catena, disordini... Altrove, nell'America di Obama, si cercano strade alternative. Ma non è con la politica di papi e papaveri con i loro ossessionanti inviti all'ottimismo e al consumo, né con l'attenzione agli amici del quartierino che in Italia si può invertire la rotta.

- L'attitudine alla creazione di piccole comunità solidali, per esempio. Il senso di ospitalità, di accoglienza reciproca e di solidarietà collettiva. Non come dovere morale ma come convenienza individuale e collettiva. Nonostante la retorica e l'ipocrisia che in Italia se ne fa, la famiglia moderna, televisiva, monocellulare e consumista naufraga sempre più in un mare di solitudine violenza e competizione, incapace oramai di interpretare in senso evolutivo, i rapporti tra i sessi e tra le generazioni, incapace oramai di fornire formazione e trasmissione di conoscenza, incapace oramai di fornire serenità, solidarietà e protezione. E' forse un caso se, proprio nel sud, dove il valore della famiglia è rimasto più solido e più a lungo, ci sia una proliferazione così vasta e assolutamente spontanea, di associazioni e organizzazioni non profit, che coprono i tanti aspetti e bisogni del vivere. Dalla difesa contro le mafie, ai tentativi di sviluppo, alla formazione. alla solidarietà economica, alla comunità spirituale?

E fermiamoci qui per ora che ne basta  e ne avanza. Sono accenni, spunti e idee che richiedono comprensione. approfondimento, discussioni, richiedono una nuova idea di società e di politica, forse un nuovo partito...

Un nuovo partito... Perché?

Forse perché non è solo il governo che va a puttane, ma l'Italia intera. Forse perché si amministra e si governa con orgette a base di sesso e coca. Forse perché l'Italia sta diventando lo zimbello d'Europa. Forse perché la politica è diventata una guerra per bande e nelle guerre restano scoperti quelli che non si difendono. Oggi è rimasto scoperto il sud, ieri la scuola, i terremotati, i risparmiatori, i lavoratori precari....

Forse semplicemente per ritornare a sentirsi una comunità solidale...

Un Partito del Sud allora?

Partito di ché!?. Anzi partito di chi?Dei centristi meridionali? Di Totò Vasa Vasa e dei suoi omologhi che in Sicilia ma anche in Calabria, in Puglia in Campania sono sempre stati nei governi (nazionali e regionali) di destra e di sinistra? Quelli che hanno vinto sempre contrattando il saltino sul carro in zona cesarini? Quelli che hanno governato sempre? Quelli che hanno sempre fatto man bassa di assessorati, presidenze, prebende, incarichi? Quelli che hanno sempre preteso di spartire e nominare perfino i bidelli delle scuole materne? Quelli campioni del cambio di casacca in corsa? Quelli che hanno il programma più breve e facile di tutti: farsi i cazzi propri.

Ma questo non è il partito del sud ma lo spartito del sud. Una musica sempre uguale (clientele, mafie, corruzione, miseria) suonata sempre dagli stessi suonatori.

Non è certo se vi sia bisogno di un partito del sud. E' invece presente e forte nel sentire collettivo, al sud come al centro e al nord, la necessità, l'urgenza addirittura, di un'altra politica, di partiti diversi, di idee vecchie e nuove, di donne e uomini che assumano compiti responsabilità e oneri oramai percepiti come urgenti e fattibili.

Per esempio:

- Promuovere e perseguire la riconversione delle spese militari. Costituiscono la fonte più grossa di inefficienze, sprechi, corruzione, paura sociale, pericolo, distruzione di vite umane... Le energie, scientifiche, tecniche, umane economiche e finanziarie, ora vanamente impegnate a rappresentare una immagine da operetta di potenza mondiale, possono essere investite in una organizzazione veramente efficiente di protezione civile con compiti di prevenzione e difesa del territorio e delle persone da ogni tipo di evento calamitoso di origine naturale ed umana (terremoti, alluvioni, siccità ma anche inquinamento, mafie...) L'attuale protezione civile non difende e protegge niente e nessuno. Si limita, nel migliore dei casi a fornire soccorso quando un disastro è già avvenuto.

- Valorizzare e proteggere ogni tipo e forma di lavoro. Il lavoro è il capitale più prezioso ed importante per una comunità, per una nazione. Senza lavoro non si produce nessuna ricchezza, senza lavoro non è possibile, per nessuna comunità, sopravvivere. E' necessario che la collettività nel suo insieme (lo stato) si accolli l'onere della formazione continua dei lavoratori di ogni ramo, che  garantisca a tutti un salario sociale, che ne promuova l'inserimento nelle aziende e negli altri luoghi di lavoro, che controlli che diritti e doveri di tutti i lavoratori vengano rispettati. Un'agenzia per il lavoro con compiti simili venne creata, non nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao, ma negli USA di Roosevelt dopo la crisi del '29 e viene ancora oggi ricordata col nome di New Deal (Nuova Opportunità). Un'agenzia per il lavoro che sia in grado anche di produrre: le grandi reti infrastrutturali, le opere di difesa del suole e del regime delle acque, la messa in sicurezza delle città dalle calamità naturali, la protezione e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Tutte quelle opere cioè che per la loro dimensione o per la loro specificità non si prestano ad essere eseguite dalle imprese private.

- Operare una riforma radicale del welfare. Le contribuzioni pagate dai lavoratori (di ogni livello e settore) devono garantire servizi sanitari e pensioni di buon livello a tutti e uguali per tutti. Con la massima libertà di ognuno poi di costruirsi con assicurazioni alti livelli di pensione e servizi.

Ma questo è un settore dove bisogna recuperare i passi indietro fatti in questi ultimi anni. La cura ed il benessere di bambini, anziani e persone in difficoltà non può essere basato sullo sfruttamento servile di lavoratrici immigrate, non può essere lasciato come problema delle famiglie. E' la comunità nel suo insieme che deve costruire le condizioni migliori di vita e promuovere uno scambio continuo tra i membri di essa evitando ghetti e solitudini.

- Fare una decisa scelta di campo in favore delle politiche ambientali e quindi energie rinnovabili, difesa salvaguardia e protezione del territorio, delle acque e dell'aria. Tutto il pianeta ha bisogno di politiche ambientali, ma queste, con adeguati investimenti nel settore turistico, scientifico, agricolo, etc, rappresenterebbero per l'Italia, a partire dal sud, un affare colossale in grado di dare benessere a tutti.

E poi, da fare immediatamente, una legge elettorale che restituisca ai cittadini il diritto di voto, una legge che regolamenti tutti i conflitti di interessi, provvedimenti che garantiscano l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e al fisco, una legge che limiti gli emolumenti dei manager e dei dirigenti pubblici (e ovviamente il compenso di senatori, deputati, presidenti, consiglieri assessori, sindaci etc) a non più di cinque volte il salario medio dei lavoratori, una legge che vieti l'accumulo di cariche ed incarichi pubblici, una legge che non finanzi i partiti ma il lavoro politico sul territorio (le sezioni, le attività culturali e sociali, la diffusione delle idee)...

Ma che c'entra tutto questo col Partito del Sud?

C'entra perché mette in chiaro che quello che serve al sud serve all'Italia e viceversa e quindi un Partito del Sud non può che essere un Partito dell'Italia. Di una nuova Italia, più seria, meno da operetta.

Il sud, inteso come area geografica della comunità nazionale, ha qualche problema in più da risolvere ed un peccato (mortale) da scontare. Quello di non essere riuscito,  finora, a liberarsi dei parassiti (le mafie di ogni tipo e colore) che lo appestano da così tanto tempo, anzi di avere sparso il contagio.

Non è una cosa da poco. Di queste cose si muore. Ma non è troppo tardi per farlo. Basta volerlo.

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0 # Allie 2017-02-14 15:36
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Many thanks!

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