Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

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Intervista al Presidente dell'associazione Fiori di strada.

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Fiori di stradaNegli anni e nei secoli la donna si è emancipata, riscattandosi dal passato ed assumendo ruoli pari, o talvolta superiori, a quelli maschili. Ma non sempre le donne possono essere padrone della propria vita o almeno, non tutte. Abbiamo intervistato Antonio Dercenno, presidente dell'associazione Fiori Di Strada.

Come nasce l’associazione Fiori di Strada?

Da tempo, lavorando nel sociale, ero costretto a confrontarmi col tema della riduzione in schiavitù e dello sfruttamento sessuale. Avvertivo l’esigenza di dare risposte maggiormente pragmatiche, e in tempi adeguati alla drammaticità. Avevo capito che era necessario creare delle soluzioni di emergenza e insieme ad un gruppo di persone da anni impegnate nel volontariato, tra cui psicologi, avvocati e medici è nata l’idea di fondare una associazione che avesse come caratteristica principale una forte operatività sul campo, la capacità di rispondere con immediatezza alle richieste di aiuto.

Di cosa si occupa?

Sfruttamento sessualeDi noi si dice che ci occupiamo delle prostitute, ma noi diciamo che non è vero! Da sempre esiste un grande equivoco che inquina la discussione sul tema della prostituzione e dello sfruttamento sessuale, è necessaria quindi una distinzione. Una prostituta, secondo la definizione lessicale, altro non è che una persona che sceglie di vendere il proprio corpo. Che lo faccia per denaro o per altro poco conta, quello che conta è che stiamo parlando di una persona che sceglie cosa fare. Se siamo d’accordo sul significato di questo termine dato dal vocabolario non possiamo che prendere atto che la prostituzione nel nostro paese non è affatto un problema, ne tanto meno un emergenza sociale. Infatti le prostitute lavorano in ambienti confortevoli, talvolta lussuosi, tutelano molto la propria salute e di conseguenza quella del cliente, usano la tecnologia internet per promuovere la loro attività e, soventemente, sono donne emancipate e di buona cultura. Queste persone non danno alcuna preoccupazione alla società. Quindi, se queste sono le prostitute noi non ci occupiamo di loro. Noi ci occupiamo di persone vittime di tratta, che secondo la definizione data dalle leggi è il reclutamento, il trasporto, il trasferimento di una persona da un paese all’altro, utilizzando la forza, l’inganno, la minaccia o altri mezzi coercitivi  al fine di sfruttarne il lavoro, il traffico di organi, lo sfruttamento sessuale o sottoporla a qualsiasi forma di schiavitù. Noi non combattiamo la prostituzione, noi combattiamo la schiavitù e lo sfruttamento sessuale. Di conseguenza non ci occupiamo delle prostitute ma delle “prostituite”.

Quali sono gli obiettivi dell’associazione?

L’associazione vuole contrastare il fenomeno della violenza sulle donne e dello sfruttamento della prostituzione. Per fare questo svolgiamo attività di supporto alle donne vittime di tratta, cerchiamo di sensibilizzare la collettività su questi temi. E’ un argomento di cui si parla molto spesso a sproposito, dove resistono numerosi e abusati luoghi comuni: noi crediamo che se la gente viene informata di quello che accade davvero in strada le cose cambierebbero e si potrebbero finalmente pensare a politiche di contrasto.

In che modo l’associazione cerca di raggiungere tali traguardi?

Lavoriamo a stretto contatto con una vasta rete di realtà che si occupano di violenza sulle donne, raccogliamo informazioni, notizie e aggiornamenti che riguardano il tema della tratta e poi attraverso il nostro sito internet www.fioridistrada.it e i principali social network cerchiamo di divulgarle il più possibile. Ma operiamo molto sul campo, rispondendo a qualsivoglia richiesta di aiuto, offrendo alle persone assistenza di ogni natura, legale, sanitaria, psicologica e offrendo soluzioni e percorsi di fuoriuscita. Non ultimo, siamo in grado di dare ospitalità in un alloggio rifugio, particolarmente attrezzato per dare protezione e sicurezza.

Tratta esseri umaniImmagino che Fiori di Strada per finanziare i propri progetti abbia bisogno di fondi: Come vi finanziate?

Noi ovviamente non chiediamo nulla alle persone che tuteliamo e quindi abbiamo sempre bisogno di trovare delle forme di finanziamento diverse. Ad esempio presentiamo regolarmente dei progetti alle fondazioni private e partecipiamo ai bandi di finanziamento. A scadenze fisse produciamo libri, calendari o dvd che distribuiamo dietro offerta libera. I nostri soci ci aiutano spesso con delle donazioni, e poi abbiamo delle collaborazioni di altro genere. Ad esempio il Banco Alimentare ogni mese ci dona molte cose da mangiare che possiamo distribuire agli indigenti e alle donne ospitate dalle nostre strutture. Un aiuto concreto ci è offerto dalla possibilità della gente a donarci il 5x1000 della loro dichiarazione dei redditi. Ma quello dei finanziamenti è un tasto dolente, le nostre attività richiedono risorse importanti ed è difficile sensibilizzare il singolo cittadino a donare in nostro favore, la nostra cultura è ostile a questo tema, poiché si continua a confondere la prostituzione volontaria con le vittime di tratta.

La tratta degli esseri umani: Ci può parlare di questo argomento?

I dati dell’Organizzazione della Nazioni Unite dicono che ci sono circa 140mila vittime del traffico di esseri umani destinati alla prostituzione, per un giro di affari di 3 miliardi di dollari ogni anno. In Italia le statistiche dicono che ci sono almeno 4 milioni di clienti. Sono cifre enormi, che parlano da sole. Il mercato della carne umana destinata allo sfruttamento sessuale muove una quantità di denaro talmente alta da essere in grado di corrompere persino governi.

Alcune donne, bambine e ragazze arrivano in Italia per essere avviate nel giro della prostituzione: Come fanno ad arrivare qui?

Il reclutamento e il successivo sfruttamento avviene in svariati modi e a seconda delle nazionalità. Le nigeriane non sanno assolutamente quale sarà la loro attività una volta giunte in Italia. Spesso vengono vendute dai loro genitori alle organizzazioni criminali che agiscono sul territorio nigeriano. In  cambio ottengono somme di danaro che garantiscano la sopravvivenza di tutta la famiglia per l’intero periodo previsto dal contratto. In paesi dove la morte di stenti è all’ordine del giorno, vendere una figlia per qualche anno, è il male minore. Le ragazze prima di partire firmano con il sangue un patto, un rito Voodoo che assume il valore di un vero e proprio contratto. Al contrario di come comunemente si ritiene, il Voodoo è una religione a tutti gli effetti, non un fenomeno legato alla magia nera, ed è dotato di un profondo corpus di dottrine morali e sociali, oltre che di una complessa teologia. Il rito Voodoo è estremamente vincolante per le loro credenze, ed assume il valore di un contratto che le fa diventare proprietà dell’organizzazione. Tutti i soldi guadagnati vanno a finire nelle tasche degli sfruttatori che, una volta in Italia, le affidano a “madame”, prostitute più anziane che le alloggiano, di giorno, in squallidi appartamenti e di notte, le mandano sulle strade. Da quel momento fino alla presunta scadenza del contratto, dovranno solo ubbidire e lavorare, senza sperare di essere trattate come esseri umani. La “merce” serve alle organizzazioni per fare molto profitto in poco tempo, non si preoccupano di nutrirle o mantenerle in buone condizioni. Per questo motivo è importante il nostro lavoro, per aiutarle anche nella sopravvivenza di tutti i giorni. Gli sfruttatori gli lasciano solo la tenue speranza di potersi un giorno riscattare, di onorare il debito con l’organizzazione per poter tornare a casa, in modo che non si ribellino. Le bianche invece hanno un sistema di sfruttamento diverso, esse vengono da posti estremamente poveri e hanno famiglie allargate, a volte figli da mantenere. In patria vengono avvicinate da altre donne o dalle organizzazioni, con la promessa di una breve permanenza in Italia e un’attività remunerativa. Spesso sanno che dovranno prostituirsi, ma la realtà gli viene dipinta in modo diverso da quello che poi sarà. Le ragazze pensano che gli verrà dato un bel appartamento dove dovranno ricevere non più di due clienti a notte, molto facoltosi. Un paio di mesi di sacrificio per guadagnare ottimi compensi e far sopravvivere la famiglia che muore di fame. Molte accettano e pattuiscono un contratto che le rende debitrici nei confronti dell’organizzazione per i soldi dell’affare, dai 5mila ai 30 mila euro. Una  cifra che non riusciranno mai a ripagare. Una volta giunte a destinazione si scontrano con l’inganno: una vita da schiave in strada, 30 clienti a notte. Inoltre devono pagare l’affitto dei tuguri in cui dormono e una percentuale dei loro guadagni al magnaccia. A volte, alla percentuale, si aggiunge una quota fissa, circa 180 euro a notte, anche se non lavorano. Il debito cresce e la libertà si allontana.

Dietro ad ogni donna che vive questo dramma, c’è una storia: Qual è quella che le è rimasta più impressa?

Ho ascoltato centinaia e centinaia di storie, e mi sono rimaste impresse tutte, a volte debbo chiedere alle persone di fermarsi, perché ascoltare è troppo doloroso. Quello che mi rimane più impresso non sono i percorsi che le hanno portate verso questa condizione, ma tutto quello che c’era prima. I racconti della vita nei villaggi africani, nelle baraccopoli rumene, negli agglomerati urbani fatiscenti dell'Ucraina e dell'Albania. Parliamo di totale povertà e miseria. Racconti che fanno prendere coscienza di quanto il benessere dei nostri figli sia dovuto soprattutto al caso, ad esempio al fatto di essere nati in un posto anziché un altro. Spessissimo gli abusi e le violenze nella vita di queste persone sono iniziati molto prima, e spesso questo le porta a meglio adattarsi alla riduzione in schiavitù. E’ difficile per gente come noi, abituata all’agio e alla libertà, riuscire ad immaginare di quali miserie umane e materiali è afflitto il mondo, io ad esempio da diversi anni sento il bisogno di utilizzare le mie vacanze per andare in una sorta di pellegrinaggio in questi luoghi, questo mi aiuta a capire meglio.

Una volta tolte dal giro della prostituzione, che assistenza viene data alle ragazze?

Le vittime di tratta hanno bisogno in primo luogo di essere considerate persone, con la propria dignità. Cerchiamo di circondarle di una rete di persone che possono accompagnarle nel loro percorso. Le aiutiamo con percorsi di assistenza psicologica e sanitaria, se lo desiderano le aiutiamo a tornare nel proprio paese d’origine, altrimenti le inseriamo in un programma di protezione sociale che le regolarizzi e le integri nella nostra comunità. Vale la pena di precisare che le consideriamo vittime di criminali, e non peccatrici da condurre sulla retta via, che le consideriamo portatrici di valori e diritti inviolabili, esattamente come quelli che riconosciamo ad ognuno di noi.

Dopo essere uscite dal giro, le ragazze riescono a tornare a vivere una vita normale?

Per chi ha vissuto una vita di violenze e sfruttamento il ritorno alla vita comune è molto difficile. Alcune particolarmente forti ci riescono, ma generalmente le cicatrici nell’anima rimangono per sempre: chi è vittima di tratta vive in una situazione di violenza terribile, non viene nutrita per giorni, è oggetto di vendita e di scambio tra bande criminali, isolata e senza alcun tipo di aiuto. Non è facile mettersi alle spalle un passato simile.

Vuole aggiungere qualcosa che non è stato detto?

Avviamento alla prostituzioneMi sta a cuore sfatare alcuni luoghi comuni, come quello porta la gente a reclamare a gran voce la riapertura delle case chiuse. La nostra cultura è piena di luoghi comuni e leggende metropolitane, come anche l’affermazione che  la prostituzione è sempre esistita o che è il mestiere più antico del mondo, cose che nulla hanno a che vedere con il problema delle persone, spesso bambine, che sono soggette a sfruttamento sessuale. Una prostituta, una prostituta vera che sceglie di farlo, non lo sceglie all'età di 14 anni e non sceglie di farlo in mutande esposta sulla strada, esposta alle rapine e alle violenze, alle vessazioni, alle intemperie. Una donna che fa una scelta così difficile, che si pone ai margini della società e si espone alla moralità pubblica, è sufficientemente emancipata da scegliere di farlo nel migliore dei modi: come ho già detto in alberghi, case, luoghi confortevoli e con l'utilizzo delle tecnologie come internet o annunci sui quotidiani. Ma chi?, E come?, può pensare che una ragazzina africana scelga di propria volontà di affrontare un viaggio a volte di mesi, e dall'esito incerto, per esporsi a Milano in mutande sotto la neve e di concedersi alle voglie dei passanti in cambio di 10 o 20 euro?? C'è una sola categoria di persone che ama pensare sia così: il cliente. In strada 6 persone su 10 sono clandestine, cioè soggiornano illegalmente sul territorio italiano, queste non possono accedere a un bordello (a meno che non diamo il permesso di soggiorno a tutte le persone extracomunitarie che vengono qui per prostituirsi, ed in questo caso le organizzazioni criminali moltiplicherebbero i loro affari). Poi 2 persone su 10 sono minorenni, e io voglio sperare nessuno voglia legalizzare la prostituzione minorile. Come vedete per i bordelli ci rimangono solo le ragazze rumene, che tutti sanno essere sfruttate da loro connazionali. Veramente no, ci rimangono le prostitute vere, quelle che lavorano in appartamenti o alberghi di lusso, quelle che lavorano in ambienti confortevoli, con aria condizionata, quelle che vanno anche a casa dei capi di stato per essere chiari. Be a quelle chi glielo va a spiegare che debbono lavorare in un bordello? E chi si illude che ci andranno? E poi a qual buon fine se sappiamo già che questo tipo di prostituzione non rappresenta un problema? Sono ridicoli quei politici che reclamano di tassare le prostitute per risolvere i problemi della crisi che affligge il nostro paese, io non avverto tanto baccano per gli idraulici che non pagano le tasse (e chiedono più delle prostitute), non sento baccano sulle evasioni degli avvocati (e chiedono molto di più delle prostitute), e poi possiamo aggiungere i medici, i dentisti e la lista sarebbe lunga. Non è che forse qualcuno ha interesse a sollecitare questo livore nel popolo al fine di distoglierci lo sguardo dagli evasori veri? Io giro di notte in strada ormai da oltre 4 anni e parlo con centinaia di ragazze, conosco le loro storie e raccolgo, spesso impotente, le loro lacrime e la loro disperazione. Sono stato oggetto di minacce e intimidazioni, in alcuni casi vittima di agguati, non lo faccio perché sono un eroe, in Italia ci sono tantissime persone che fanno quello che faccio io, lo faccio perché in strada ci sono persone che non hanno altra scelta, lo faccio perché il fenomeno della tratta è una piaga della nostra società e dobbiamo tutti fare qualcosa per cancellarlo. Questo problema riguarda tutti,  perché, come diciamo spesso parafrasando un noto aforisma, “Nessuno è libero finché anche una sola persona al mondo sarà in catene”.

Ringraziamo Antonio Dercenno, per la disponibilità accordataci e facciamo a lui e alle ragazze che aiuta, un grande augurio.

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0 # Daniela 2010-09-21 17:09
E' un'intervista che consente di demolire pregiudizi e di conoscere meglio realtà che non immaginiamo... Un'associazione che si batte perchè le donne...tutte le donne non siano più schiavizzate!!! Complimenti e forza!!!
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