Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

NO-PROFIT

Sviluppo edilizio? Si favorisca la ristrutturazione del patrimonio esistente!

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Ass.ne Culturale “Soverato nel cuore”

Apprendiamo con stupore l’entusiasmo che si sta creando attorno a nuove iniziative immobiliari riguardanti la costruzione di edifici da vendere sui mercati esteri in alcune aree della Calabria.

Operazioni di tal genere non sono, purtroppo, nuove nella regione. Grandi “villaggi” turistici – in realtà complessi immobiliari di notevoli dimensioni – sono sorti, negli anni scorsi, in diverse zone della fascia costiera, soprattutto di quella ionica. L’idea che ne è alla base è quella, come si legge nei titoli dei giornali, di avviare un percorso di sviluppo turistico, simile a quello della Costa Brava spagnola. Nessuno si chiede, però, quali siano le ricadute occupazionali di tali iniziative. Intendiamo le ricadute stabili, non quelle legate alla mera realizzazione delle strutture. Nessuno si chiede se davvero, oggi, in Spagna o in altri Paesi siano ancora perseguiti modelli si sviluppo basati sulla cementificazione delle coste. Come è noto, infatti, la Spagna comincia a porre severi limiti a tali iniziative di sviluppo turistico. Nessuno, infine, si chiede se davvero si possa continuare a consumare in maniera scellerata e miope le risorse ambientali e naturali della regione, per la realizzazione di ampi complessi immobiliari dichiarandone finalità turistiche. Colpisce e rattrista apprendere che tali iniziative andrebbero a riguardare alcune tra le poche aree costiere ancora parzialmente preservate. Se ciò dovesse accadere, queste aree diverrebbero simili alla gran parte della fascia costiera calabrese, che va trasformandosi in un continuum di seconde case utilizzate solo pochi giorni all’anno e, spesso, soggette al degrado. Qualcuno riflette sul fatto che operazioni immobiliari di vasta portata consumano, in maniera irreversibile, le risorse naturali, cioè ciò che davvero rende bella e turisticamente attrattiva la nostra regione? Conosciamo già le risposte a tali interrogativi. Chi si pone queste domande – si potrà obiettare – è nemico dello sviluppo turistico ed economico. Non ha a cuore le sorti occupazionali. Forse è un ambientalista di maniera. Non è così. Quel che diciamo è solo di guardare alle esperienze passate. Di riflettere sul fatto che un modello di sviluppo come quello proposto non è né sostenibile né conveniente. Si vuole incentivare il turismo estero? Bene, lo si faccia come si è fatto in Toscana o in alcuni centri della Sicilia. Lo si faccia favorendo la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, soprattutto nei centri storici. Lo si faccia incentivando la creazione di strutture ricettive in aree che ne sono sprovviste, perché queste hanno ricadute occupazionali stabili. Soprattutto, lo si faccia valutando i costi e i benefici che le operazioni immobiliari comportano. Non vorremmo, infatti, che i benefici per pochi comportassero costi per tutti, soprattutto per le generazioni future che non potrebbero godere più della bellezza delle coste, sacrificata su un’idea effimera e distorta di sviluppo.

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