Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

LIBRI

"Volevo solo lavorare" di Luigi Furini.

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di Sabrina Matacera

Insistente si sveglia il pensiero del poi..

Mi tiro su dal letto: è tardi!

 

Il mio contratto recita, anno dopo anno, mansioni e incarichi per un nuovo progetto, ma uno solo è in atto: quello di non assumermi!

Una parte di me pensa che la vita è irripetibile, e che gli eventi volgono sempre a tuo favore se li accogli con il giusto ottimismo…

Ma l’altra parte pensa che vorrei solo fare lo stesso lavoro tutta la vita.

Ormai la città intera ha letto il mio curriculum, le agenzie interinali mi osservano scrutare gli annunci dietro un vetro, gli amici li ho persi, perché sono stufi di sentirmi parlare sempre dello stesso argomento, e anche la pianta di gerbere rosse che avevo sulla finestra per rallegrare i miei risvegli si è spenta.

Ma oggi è diverso, oggi sento nell’aria profumo di novità, di qualcosa di buono all’orizzonte, mentre per strada le mie narici si saziano dell’odore di brioche appena sfornate sul bancone di un bar, in cui non posso permettermi di entrare…

Inciampo nel pessimismo, ma lo scavalco e guardo oltre: oggi qualcosa accadrà!

Il proprietario di casa mi ha già telefonato due volte, ma ignoro il suono ovattato che proviene dalla borsa, e proseguo.

Davanti a me l’ennesima agenzia interinale.

Il ragazzo in giacca e cravatta, seduto comodamente su una poltrona rosso fuoco, mi accoglie sorridente, con la domanda di rito: “Come va ?”

E mentre penso -” Come vuoi che vada, se vengo qui ogni quindici giorni e mi rifilate il solito lavoretto da lobotomizzato, mentre da apprendista ridivento disoccupato in un batter di ciglia, e per campare distribuisco giornali a passanti distratti, e l’ultima volta che ho mangiato qualcosa di gustoso si trattava di un pollo arrosto in offerta nel reparto gastronomia?” – gli rispondo “ tutto bene”-.

Mi richiudo la porta alle spalle con un indirizzo in tasca e un certo dott. Nonsochi da contattare.

“Si tratta di un lavoro interessante “- mi ha detto Mr. Giacca e Cravatta – “e il contratto è per un anno!”

Questa si che è una prospettiva a lungo termine!

Di sicuro avrò i soldi per comprare un’altra piantina da lasciar morire sulla finestra…

Una voce sorda mi accoglie al citofono.

In sala d’aspetto nove coetanei, inviati dalla stessa agenzia che mi aveva fatto credere di essere stato privilegiato….

Uno dopo l’altro, a testa bassa, lasciano le sedie per risalire su un autobus che li porterà a casa..

Resto solo io.

E’ il mio turno.

Nonostante peggio di così non possa andare, sono nervoso e preoccupato di poter sprecare questa opportunità.

Ma la parte di me ottimista aveva ragione: assunto da domani!!!!

Siamo al sesto piano, ma sono troppo eccitato. Non posso aspettare che arrivi l’ascensore! Giù per le scale, veloce come una fuga di gas, vivo la sensazione di leggerezza che avevo dimenticato. Ora tutto può essere migliore.

Potrò smettere di ignorare il cellulare che suona in borsa, potrò entrare in quel bar che mi ha tentato per troppo tempo, potrò gustare qualcosa di meglio dei piatti pronti nel reparto delle offerte, potrò chiamare tutti i miei amici e dire loro che ora sono tornato e usciremo presto ancora insieme.

In fondo non avevo grandi pretese…Volevo solo lavorare….

 

Immaginate questa storia vent’anni dopo, quando un uomo di 50 anni si ritrova ad essere un giornalista scomodo, relegato in uno sgabuzzino a scrivere sulla sagra del paese..

Niente più segretaria, niente più ufficio spazioso con piante e parquet, niente più chiacchiere con i colleghi.

Gli ansiolitici in borsa e la vita che lo porta sulla strada di altri che, come lui, giacenti come un conto corrente, diventano, giorno dopo giorno, vittime del mobbing.

In inglese “ to mob” vuol dire aggredire e ha lo scopo di rendere una persona talmente insicura da sentirsi inutile, e talmente inutile da togliersi di mezzo.

Uno dei primi mobbizzati della storia fu l’imperatore Cincinnato, che, a causa di gelosie e invidie, fu costretto a ritirarsi a vita privata.. Anche il Pippo nazionale ha chiesto alla Rai un risarcimento di quattro milioni di euro per mobbing…

Di queste e altre storie, più o meno famose, ci racconta Luigi Furini - giornalista - nel suo libro “Volevo solo lavorare” – ed. Garzanti.

Tra le giornate di un povero operaio che è costretto a subire le angherie di un capo troppo preoccupato a rendergli l’esistenza impossibile, il tentativo di sembrare più giovane di un bancario che si tinge i capelli prima di un colloquio di lavoro, camerieri assunti e licenziati ogni due ore, ma retribuiti con tanto di tredicesima e riposi non goduti, si snodano le ansie del protagonista che, per essersi rifiutato di porre domande concordate ad un politico, si ritrova nella più completa impotenza di fronte all’indifferenza dei colleghi, e alla giungla del mondo del lavoro.

La precarietà dell’esistenza quasi passa in secondo piano, se, nella vita, non ci si sente utili… Siamo tutti precari.

Tra le pagine del libro serpeggia la depressione dei protagonisti, si appesantiscono i racconti tra i dettagli delle tecniche in borsa, ma il concetto è sempre lo stesso: siamo tutti precari.

Se, da un lato, risulta affascinante la scoperta dei percorsi psicologici dei protagonisti, quando una pizza in compagnia torna ad avere valore, dall’altro il lettore si carica delle loro ansie e delle loro aspettative..

Un libro da leggere, a piccole dosi, e con un contratto a tempo indeterminato tra le mani!!!

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