Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

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Il saggio di Paola Bertucci, tra scienza e meraviglia.

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di Viviana Santoro

libro paola bertucciMetti un abate francese interessato alla scienza (l’abbé Nollet), metti la scoperta di un Settecento italiano ed europeo curiosissimo di esperimenti di fisica e filosofia sperimentale, metti la storia di un viaggio di documentazione scientifica ma anche di spionaggio industriale, e poi affida il tutto alle mani di una giovane storica della scienza: ed ecco che nasce l’originale saggio di Paola Bertucci (catanzarese che, dopo il dottorato di ricerca conseguito ad Oxford, collabora con il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna), pubblicato dalla Bollati Boringhieri, “Viaggio nel Paese delle meraviglie, scienza e curiosità nell’Italia del Settecento“.

Un prezioso esempio di come si possa scrivere di fisica, filosofia sperimentale, elettricità ed elettricismo, macchine elettriche e quant’altro, senza annoiare chi legge, anzi facendo nascere  di pagina in pagina la curiosità del lettore verso un mondo, quello del ‘700, che non fu solo epoca di cicisbei, dame e cavalieri imparruccati e festaioli, ma seppe aprirsi alle novità scientifiche e tecnologiche, facendone quasi una moda.

Le dame fecero di tutto per avere nei loro salotti gli scienziati che proponevano gli esperimenti nuovi, anzi molte volte i salotti si trasformarono in veri e propri gabinetti scientifici, così che nel libro si parla anche del fenomeno delle “donne sapienti”, uno spaccato interessante perché si fa espresso riferimento a donne che raggiunsero la celebrità per la loro cultura scientifica: ne ricordiamo una per tutte, Laura Bassi.

Stupisce la ricchissima bibliografia e i riferimenti che l’autrice mette alla base della sua ricerca, ma anche la sua abilità di scrivere con un linguaggio molto accessibile e chiaro, mostrandosi scrittrice “consumata”.

Riferimento base del suo scritto è il diario di viaggio dell’abbé Jean Antoine Nollet, che permette la ricostruzione della missione che egli svolse in Italia (nel libro viene definita quasi sempre il paese “a sud delle Alpi”), su incarico dell’Accademia della Scienza di Parigi, di cui è membro, riguardante la credibilità o meno dei risultati degli esperimenti dei “tubi medicati”, ovvero l’elettricità applicata al corpo umano.

Nel contempo la cultura del viaggio, del Grand Tour, che nel ‘700 vede il suo apice, e fa scoprire agli stranieri le meraviglie di un paese ricco di arte, storia, meraviglie della natura

Ma a proposito della parola “meraviglie” ricorrente nel testo  dobbiamo sottolineare che essa  viene usata non solo per indicare lo stato d’animo del viaggiatore davanti alle bellezze naturali ed artistiche del nostro paese, ma anche per indicare la propensione alla credulità facile, non molto lontana da atteggiamenti oscurantistici.

Uno degli ultimi capitoli è intitolato “l’Italia elettrizzata”, quanto basta per capire la grande diffusione del fenomeno culturale, ma anche sociale,  che ruotava attorno all’“elettricismo”.

I legami stretti tra scienza, politica ed  economia sono evidenziati in questo testo che non trascura, anzi ne fa segno di particolare attenzione, l’aspetto sociale di quello che possiamo chiamare  fenomeno di ricerca e divulgazione scientifica nello stesso tempo.

Il rapporto tra scienza e meraviglia nel secolo dell’Illuminismo viene esplorato dalla giovane studiosa, che mette in risalto molti aspetti del viaggio di Nollet, fisico sperimentale di chiara fama. Tale rapporto diventa nelle pagine di Paola Bertucci un emblematico scontro tra la tendenza a restare affascinati dal “meraviglioso” (sic et simpliciter) e l’amore per il “vero” scientifico, una sorta di duello che non vide nè vincitori né vinti.

Tutto da leggere il lavoro di Paola Bertucci, giovane  storica della scienza, che ha dimostrato capacità di ricerca e di lessico davvero ammirevoli.

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