Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

LEGALITA'

Corsi scolastici in carcere. Intervista a Carmela Blandini.

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Studiare in carcereSpesso si è soliti giudicare chi ha la fedina penale sporca per stereotipi e luoghi comuni. Inoltre, ben pochi sanno come sono i carceri e "chi" sono coloro che li abitano. Abbiamo intervistato Carmela Blandini, per saperne di più.

Qual è il tuo ruolo all’interno della scuola?

 

In carcere sono presenti corsi scolastici statali elementari, medie e due sezioni staccate di Istituti superiori, io insegno Italiano e Storia e sono anche la responsabile, collaboratrice del preside, del corso Alberghiero Statale, un Istituto superiore professionale che qualifica gli alunni come “operatori dei servizi enogastronomici”. Nella pratica io, oltre alle ore di insegnamento, mi occupo di mantenere i rapporti tra la scuola esterna e le Istituzioni carcerarie alle quali si deve chiedere il permesso di fare entrare qualunque cosa venga a contatto con i detenuti, dalla penna per scrivere alla merce per le esercitazioni di cucina. Io tengo aggiornati gli altri insegnanti del mio corso sulle esigenze degli alunni, controllo le assenze e le variazioni di comportamento degli alunni-detenuti e riferisco all’Ufficio dell’educatore del carcere con cui sono sempre in contatto, come anche con lo staff di psicologi e medici, sono responsabile delle iscrizioni degli alunni e del materiale didattico in dotazione, preparo i progetti adatti ai detenuti e li condivido con gli altri insegnanti. Poiché sono anche membro del Consiglio d’Istituto della scuola madre cerco di ottenere i finanziamenti, purtroppo sempre minori a causa della crisi economica, per le attività scolastiche dei detenuti. Anche quest’anno ho ottenuto di poter attuare dei progetti speciali per i detenuti, abbiamo lavorato o stiamo ancora lavorando a: Il Calendario 2012, il giornalino Il Cerchio, un video sui Diritti Umani, un corso professionale di Arte Bianca (pane e pizza).

Come è nato e come si chiama questo progetto?

Questo non è un progetto ma una legge. La Legge Gozzini (n° 663 del 1986) ha stabilito di affermare la prevalenza della funzione rieducativa della pena. La legge dà attuazione all'art. 27 della Costituzione, che vieta una pena detentiva in violazione dei diritti umani e afferma che la pena deve

tendere alla rieducazione del carcerato che va preparato al rientro nella società. Fra l’altro in essa sono disposte anche una serie di misure alternative alla detenzione in carcere e alcuni benefici che i detenuti possono ottenere con la buona condotta. Nella funzione rieducativa dei detenuti rientrano i corsi scolastici carcerari la cui frequenza viene aggiunta con risalto nel loro curriculum detentivo e nella sintesi finale (redatta dagli educatori) che permetterà al magistrato di sorveglianza di capire se il detenuto è pronto ad usufruire dei benefici previsti dalla legge.

Che finalità ha la scuola?

Come in tutte le scuole di tipo professionale la finalità consiste nel fornire agli alunni le capacità di imparare un mestiere da spendere nel mondo del lavoro. I miei alunni, come ho detto, ottengono, alla fine e se hanno studiato, una qualifica di operatore dei servizi enogastronomici, quindi studiano materie di tipo professionale come Cucina e Sala, fanno esercitazioni di cucina e sala, anche se i locali che abbiamo a disposizione dentro il carcere non sono del tutto adeguati, e studiano tutte le altre discipline previste dall’ordinamento scolastico come italiano, storia, matematica, inglese, francese, scienze, economia aziendale ecc. Non c’è nessuna differenza tra il corso di studi dentro il carcere e quelli normali dello stesso tipo.

Qual è una giornata tipo all’interno del carcere?

La giornata tipo del detenuto è disciplinata da orari precisi, dalla sveglia in poi hanno un tempo per fare ogni cosa, nelle ore che vanno dalla colazione alla cena alcuni di loro sono impegnati nel lavoro e nella scuola, altri solo nel lavoro, altri solo nella scuola. Il tempo libero viene usato per le pulizie personali e della cella, hanno le ore di aria e la fila da fare per telefonare a casa una volta a settimana, poi leggono o guardano la tv. Tanti di loro si cucinano anche qualcosa nella cella sui

fornelletti da campo, perché il vitto che passa il carcere è poco gustoso, poco variato ed è anche poco come quantità in quanto la dieta è elaborata da un dietologo e somiglia molto a quella degli ospedali. Quelli che lavorano hanno la possibilità di comprare qualche cibo da cuocere in cella presso una ditta che prende le ordinazioni e viene pagata dall’ufficio di segreteria del carcere che gestisce i soldi dei detenuti i quali, in cella, non possono tenere né denaro e nemmeno cose di valore, ma solo pochissimi effetti personali.

Qual è il rapporto che si viene a creare tra insegnanti e “alunni”?

Il rapporto tra insegnanti e alunni detenuti dipende soprattutto dalle capacità umane dell’insegnante. Sta all’insegnante non urtare la sensibilità dei detenuti e cercare di comprendere la situazione delicata in cui si trovano. Quasi tutti i detenuti che frequentano la scuola sono predisposti al rispetto verso gli insegnanti ma, naturalmente, ne pretendono altrettanto se non più di quanto ne danno. In genere quasi tutti i detenuti accettano di buon grado anche i rimproveri, ma solo se sono rivolti al loro metodo di studio sbagliato, per il resto nessun docente dovrebbe permettersi di chiedere il tipo di reato per cui sono dentro o fatti personali del detenuto che riguardano solo lui. Capita, tuttavia, che qualcuno di loro mi chieda un consiglio e, se ritengo di poterlo fare in base al regolamento della prigione, lo aiuto.

Vita da carceratoCome donna, come fai a rapportarti a quei carcerati che hanno commesso reati sessuali?

Sinceramente non mi sono mai posto il problema, ripeto che in genere io non so e non voglio sapere il loro reato perché, in quanto insegnante, non mi riguarda. Tuttavia mi capita di sapere o capire alcune cose anche se non voglio, ma l’unica cosa che penso è che, qualunque cosa terribile abbiano commesso,  stanno scontando la pena assegnatagli da un giudice e per questo diventano ai miei occhi persone che stanno facendo un percorso per migliorare e in una situazione senza libertà. A questa domanda potrei anche rispondere con un’altra domanda: quanti sono quelli che hanno commesso reati sessuali e sono fuori in mezzo a noi e magari sono nostri amici o vicini di casa? La differenza sta nel fatto di sapere o non sapere cosa ha fatto qualcuno.

Avendo a che fare con questo ambiente, cosa pensi dell’indulto (cancellazione della pena) e dell’amnistia (cancellazione del reato)?

Io sono favorevole all’indulto e all’amnistia per i reati minori. In questo momento infatti le carceri sono troppo sovraffollate e si corre il rischio di epidemie e di malattie pericolose anche per la società, inoltre i suicidi in carcere sono saliti in numero allarmante e spesso questo dipende dalla situazione molto disagiata in cui i detenuti sono costretti a vivere e non per colpa loro, basta pensare che in carcere  il 42% di detenuti è ancora in attesa di giudizio e la colpa è della Giustizia troppo lenta. Ci vorrebbe finalmente un ministro che volesse fare giustizia e decidesse di far uscire chi è detenuto per reati minori come i furtarelli al mercato o un assegno a vuoto. In Italia sono tutelati i grandi ladri perché spesso sono incensurati e potendosi permettere avvocati di grido, finiscono per farla franca. Oggi le carceri sono strapiene di persone che non sono ancora criminali (anche tanti immigrati clandestini) ma che lo diventeranno se continueranno a stare a contatto con i veri criminali compagni di cella.

Pensi che il carcere sia un sistema valido per recuperare e far scontare la pena a chi ha infranto la legge?

Secondo la mia esperienza il carcere rimane una punizione. In carcere si soffre per qualunque cosa si faccia perché si è costretti e ristretti, perché non c’è libertà di azione ma nemmeno di pensiero, bisogna misurare i movimenti  e non c’è modo per i detenuti neanche di raccogliere le idee e pensare in santa pace ai fatti propri. Hanno sempre qualcuno che gli dice cosa non devono fare e raramente c’è qualche momento di tranquillità, non dimentichiamo che gli agenti sorveglianti sono esseri umani e anche loro hanno un carattere che i detenuti devono interpretare, perché se un agente applica il regolamento minuziosamente in un modo, un altro agente lo applica in un altro modo. Il risultato di come si comportano gli agenti è quasi sempre sfavorevole al detenuto che, per non

incappare in punizioni, si trova in stato di netta inferiorità.

E’ cambiata la tua idea verso i carcerati e la criminalità in generale, da quando lavori con loro?

Più che cambiata la mia idea sulle carceri si è riformata ex novo. Prima consideravo il carcere un mondo a sé e invece ho scoperto fino a che punto noi cittadini siamo mescolati con l’Istituzione carceraria. Nella pratica ho scoperto che è facile finire in carcere anche per noi cittadini normali, c’è una linea sottile tra legalità e illegalità e tutti possiamo oltrepassarla, in carcere ci sono tanti giovani che i giornalisti definirebbero di “famiglia per bene” eppure sono stati condannati e scontano una pena. In carcere ci sono persone che si sono trovate nel frangente di dover scegliere tra fare un reato e far mangiare la famiglia. Dentro un carcere non ci sono soltanto delinquenti e criminali paurosi, ma ci sono anche persone acculturate, normali, educate e rispettose. Spesso “dentro” ci sono persone che si comportano molto meglio di quelli che stanno fuori, eppure a loro il destino ha riservato una strada diversa! Fermo restando, naturalmente, che in carcere ci sono anche persone che forse saranno, ormai, criminali per sempre.

Vuoi aggiungere qualcosa che non è stato detto?

Voglio aggiungere che sono molto orgogliosa del mio lavoro e non per gli eccezionali risultati che ottengo, bensì perché penso che ogni volta che riesco a far diplomare un solo detenuto, tra i tanti che frequentano la scuola, ho la speranza che quando uscirà potrà trovare un lavoro e non tornare a delinquere. Io do molta importanza ad un diploma qualificato da vere competenze effettivamente raggiunte, in carcere non ci sono raccomandazioni e chi studia  ottiene la promozione. In carcere, insomma, viene premiato l’impegno degli alunni a prescindere da qualunque altra considerazione, ad esempio noi insegnanti nonsiamo costretti a promuovere gli alunni per rendere la scuola attraente o per non perdere una classe in più come si fa nelle scuole esterne, a noi gli alunni, purtroppo, non mancheranno mai!

Tuttavia quello che potrebbe accadere, come minaccia tra le righe la riforma scolastica della Gelmini, è che le scuole carcerarie vengano chiuse e questo sarebbe il segnale più eclatante di un Paese che torna indietro invece di andare avanti.

Ringraziamo Carmela Blandini per la disponibilità e facciamo tanti auguri a Lei e ai suoi alunni!

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Commenti   

 
0 # giuseppe 2012-04-05 15:51
Mi congratulo con la prof. C. Blandini per la capacità di descrivere in modo molto semplice e conciso la condizione psico-sociologi ca degli studenti-detenuti.
La ri-socializzazi one della persona detenuta passa anche attraverso la formazione. Anzi direi che non può prescindere dalla formazione...e speriamo che la scuola carceraria non chiuda, sarebbe la sconfitta del buon senso.

giuseppecolazzo .
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0 # Carmela Blandini 2012-04-05 16:23
Grazie Giuseppe, il mio osservatorio è sicuramente privilegiato, sia perchè insegno in carcere ormai da 13 anni e sia perchè rimango una persona esterna che ha a che fare non solo con i detenuti ma anche con le istituzioni (direttore, comandante, assistenti sociali, agenti, ecc.)...inoltre io credo veramente che attraverso la scuola si possa fare un tipo di cultura viva e vegeta che può aiutare il futuro dei detenuti....
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0 # Carmela Blandini 2012-04-05 16:28
Ringrazio l'amica Federica Rubini e lo staff de Il Calabrone per aver pubblicato in modo integrale le mie parole e opinioni....
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0 # Vincenzo 2012-04-05 21:41
Ringrazio la Sig.ra Carmela Blandini per la chiarezza delle sue argomentazioni in merito alla situazione carceraria nel nostro paese.
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