Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

LEGALITA'

L'appello di don Pino de Masi: salviamo i nostri figli.

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Don Pino Demasi
Vicario Generale Oppido – Palmi  e  Referente di LIBERA


L'appello del sacerdote di Polistena agli abitanti della Piana reggina, all'indomani dello scoppio dell'autobomba che fa precipitare la Calabria nel terrore.


Esattamente un anno fa, dopo l’attentato alla cooperativa “Valle del Marro”, con molta fermezza ebbi ad affermare che non avremmo abbassato un solo istante la guardia e che la nostra battaglia sarebbe continuata, nonostante tutto.
Credo che i ragazzi della Valle del Marro abbiano mantenuto fede a quell’impegno, grazie anche alla risposta dello Stato che ha colpito duro e grazie soprattutto alla solidarietà di tanti giovani e di tante realtà che concretamente da ogni parte del Paese si sono stretti attorno a  loro. Sono state centinaia e centinaia i giovani che nell’estate scorsa e nel corso di quest’anno sono  scesi in Calabria a sporcarsi le mani di terra; altre centinaia sono attesi nei prossimi giorni e nella prossima estate, tutti con la voglia di popolare i terreni strappati alle cosche.
E …cosa nuova  e bella, incominciano a ritrovarsi in quei terreni anche diversi gruppi di giovani  e scolaresche di casa nostra, tutti decisi con caparbietà a cantare la speranza da protagonisti.
Anche qualche figlio di  mafioso della nostra Piana si sta dichiarando ormai stanco della violenza omicida e cosciente che il cognome che porta gli pesa non poco, ha chiesto aiuto per  cambiare strada.
Sì…nonostante tutto, voglio partire da qui, da questi segnali positivi per commentare i segni negativi che da qualche tempo a questa parte giungono da ogni parte della Calabria e soprattutto dalla Piana di Gioia Tauro; segnali, soprattutto l’autobomba di ieri, che ci dimostrano la gravità della situazione calabrese, in generale e della Piana , in particolare.
Tutti dobbiamo sentirci interpellati  da questa episodi. Lo abbiamo detto più volte. La lotta alla mafia deve chiamarci tutti in causa. Tutti dobbiamo sporcarci le mani. Per cui ancora una volta dico a tutti: non molliamo; continuiamo a lavorare insieme partendo dalla convinzione della convenienza per tutti della legalità.
Ma da questa  catena che ci opprime potremo finalmente uscire se anche i mafiosi si convincono della bontà della legalità e  della giustizia ed incominciano a fare la loro parte.
Un appello, allora, accorato intendo fare in questo momento ai giovani che sono già caduti nelle rete delle mafie.
Non fatevi imbrogliare dalla ndrangheta perché “la mafia – disse un giorno un grande prete, il compianto don Italo Calabrò – può forse darvi soldi, donne, macchine blindate, se riuscite a fare carriera nelle cosche. Ma una cosa ve la procura certamente e rapidamente: la morte”.
E ai boss della mafia dico: fatela finita. E faccio mio anche per voi l’appello di don Calabrò:  “Se per voi non è più possibile  tirarvi  fuori dalla mafia, evitate almeno che ci entrino i vostri figli” ed io aggiungo, i figli degli altri.
Date ai vostri figli ed ai nostri giovani la possibilità “di sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso, dell’indifferenza, della contiguità e della complicità” (Paolo Borsellino).
Date ai vostri figli e ai nostri giovani la possibilità di vivere in una terra libera e liberata. Sappiate che ai vostri figli io in questo momento intendo  tendere la mano, ed insieme a me anche i miei confratelli sacerdoti ed il nostro vescovo. La tendono anche  i tanti giovani che in questi anni hanno deciso di essere protagonisti del cambiamento.
Insieme ai vostri figli vogliamo scrivere una pagina nuova per la Piana di Gioia Tauro.

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