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CRONACA

Cronaca calabrese: operazione "MAESTRO".

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di Federica Marotti


Così è stata denominata l’indagine che questa mattina ha portato all’arresto di circa trenta affiliati alle cosche Molè e Piromalli della “ndrangheta” calabrese impiegati al controllo di una serie di attività commerciali nel porto di Gioia Tauro.


Gli interessati sono stati accusati di associazione mafiosa e anche per l’importazione di un importante quantitativo di prodotti made in china; quest’ultima accusa ha visto inoltre la partecipazione diretta di società import-export che avevano il preciso compito di evadere i dazi doganali.
A scoprire la truffa è stata l’eccellente collaborazione tra i carabinieri del ROS e l’ufficio doganale antifrode.
Le indagini guidate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno in primo luogo condotto al sequestro di notevoli container di merce contraffatta per un valore di decine di milioni di euro e successivamente hanno scoperto operazioni di riciclaggio di in strutture immobiliari e attività alberghiere nella regione Lazio.
L’inchiesta inoltre è risultata fondamentale in quanto ha permesso di verificare alcuni importanti contatti mafiosi nella piana di Gioia Tauro dopo lo scontro avvenuto tra le cosche Molè e Piromalli per il controllo delle attività del porto.
Durante l’operazione è, infatti, stato inoltre rinvenuto un giubbotto antiproiettile, elemento che, secondo gli investigatori, prova il clima di contrasto esistente tra le due cosche un tempo alleate.
Le ordinanze emesse dal gip del distretto di Reggio Calabria sono state 27; 26 quelle eseguite e l’ultimo indagato non bloccato risulta essere all’estero.

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