Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

CRONACA

Tago, un cane alla finestra.

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tago. cane alla finestraEra stato rinchiuso nel sottotetto del palazzo di Tommaso De' Buoi, nella via Cavaliera (l’attuale via Oberdan), forse grattò anche alla porta e pianse un poco, come fanno i cani quando restano soli, ma nessuno gli venne ad aprire.

Tago sarebbe dovuto rimanere lì, fino al ritorno dei suoi padroni che si erano recati in campagna.

Per vedere il loro arrivo, si sporse troppo dalla finestra oppure fu talmente tanta la gioia di rivederli rincasare, che fu lui stesso a lanciarsi nel vuoto, per poter far loro le feste, comunque, sta di fatto che il povero Tago morì sulla strada sottostante uggiolando.

Il padrone, commosso da tanta estrema fedeltà, fece scolpire da Luigi Acquisti, messosi in luce a quel tempo per aver vinto il primo premio ai concorsi accademici di Bologna, la statua del suo Tago e lo pose sul davanzale della finestra, dalla quale si era gettato.

L’opera rimase lì, nel pieno centro cittadino di Bologna per due secoli, conservata dai discendenti della famiglia, fino a quando nel marzo 2006 venne portato nel laboratorio di restauro del Museo Civico Archeologico della città, per essere ristrutturato; un duro lavoro che terminò nel giugno 2008, inseguito venne poi esposto nel museo che gli diede “nuova vita”.

Il futuro della statua di Tago è ancora incerto: si mormora che verrà conservato in un museo, sempre del bolognese e che a quella finestra verrà messa una copia, nel caso invece l’originale tornasse in via Oberdan, dovrebbe essere ricoperta ogni 3 o 4 anni con un prodotto idrorepellente, in modo che le intemperie non la usurino. Chi ha avuto la possibilità di vederlo, non può non essere rimasto colpito dalla minuziosità del lavoro di Acquisti, autore anche delle Sibille di Santa Maria della Vita (Bologna) e che scolpì anche statue per la faccia del Duomo di Milano.

Restando lì, immersi nel silenzio, ad ammirare la statua, si ha come l’impressione che Tago scenda da un momento all’ altro dal suo cuscino di pietra, ma invece lui rimane lì, immobile con l’aria fiera

e si può scorgere ancora nei suoi occhi lo sguardo di chi aspetta e guarda verso l’orizzonte.

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Commenti   

 
0 # Giancarlo De\ Buoi 2010-03-23 17:13
In riferimento all'articolo sopra scritto, desidero, per verità storica,venga corretto il cognome della famiglia cui il cane Tago apparteneva, cioè: famiglia De' Buoi e non Bovi come risulta da molteplici documenti storici.
Ringrazio per la cortesia.
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0 # La Redazione 2010-03-23 17:13
Cognome corretto.
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0 # Cippa 2010-04-12 14:13
questa mattina, 11 aprile 2010, ho visto il cane Tago, perfettamente restaurato, in una sala delle Collezioni Comunali d'Arte in Palazzo d'Accursio in Bologna, in collocazione definitiva
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0 # Federica Rubini 2010-04-13 06:57
Infatti mi ero chiesta dove fosse poi finita la statua. Grazie mille Cippa!
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