Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

CRONACA

Il ragazzino afgano.

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camionSfoglio un giornale, di qualche mese fa, trovato in mezzo a tanti altri, distrattamente. Il titolo riportato su una pagina attira la mia attenzione. Inizio a leggere. Ho i brividi. L'articolo parla di un ragazzino afgano di 14 anni che per raggiungere l'Italia si è legato sotto ad un camion per riuscire a raggiungere la nostra terra.
Ha affrontato il tragitto via mare da solo. Forse deve raggiungere qualcuno o forse cerca solo di scappare da un paese che viene continuamente straziato dalle bombe. Ha viaggiato con il viso a trenta centimetri dall'asfalto. Poi una parte della cinghia che lo tiene ancorato a quel mezzo di trasporto ha ceduto. Il ragazzino ha cominciato a strisciare sull'asfalto.
Un autista ha segnalato ai conducenti del mezzo di fermarsi. E' morto così, straziato dall'attrito come il suolo del suo paese di origine viene martoriato dalla guerra.
Di lui non ci rimane un nome da poter incidere sulla sua lapide, di lui ci rimane solo il senso di coraggio e disperazione di questo ragazzino che ha cercato una vita migliore altrove, affrontando chissà  quali ostacoli, di cui nessuno verrà  mai a conoscenza, perché sono morti con lui.

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