Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

CRONACA

L'angolo del crimine: chi sono i Serial Killer?

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serial killerdi Silvia Palladino

Nonostante la vasta diffusione del fenomeno identificabile come “omicidio seriale”, sia nei territori americani che nel continente europeo, dove però è scarsamente documentato, una vera e propria definizione di “serial killer” non esiste, o meglio ne esistono così tante che non ce n’è una che si possa prendere come più qualificativa del fenomeno. Personalmente, trovo alquanto soddisfacente quella di De Luca (2001) che si avvale di un campione internazionale di 1500 casi di omicidi: “L’assassino seriale è colui che mette in atto due o più azioni omicidiarie separate tra loro (nello stesso luogo o in due luoghi separati) oppure esercita un qualche tipo di influenza psicologica affinché altri commettano tali azioni al suo posto. Per parlare di assassino seriale, è necessario che il soggetto mostri una chiara volontà di uccidere ripetutamente, anche se e quando, gli omicidi non vengono portati a termine e le vittime sopravvivono. L’elemento centrale è infatti la ripetitività dell’azione omicidiaria. (…) Le cause che spingono all’azione omicidiaria sono molteplici, ma di fondo esiste una profonda psicopatologia che spinge il soggetto al comportamento omicidiario ripetitivo”.

Non è da confondere la figura del serial killer con quella del “mass murderer”, cioè il soggetto che compie un omicidio di massa di almeno tre vittime, contemporaneamente e nello stesso luogo (esempio recente quello dell’ex ufficiale dell’esercito che ha sparato all’impazzata dal balcone di casa sua). A differenza del serial killer, il mass murderer vuole causare, senza una pianificazione del delitto, il massimo numero di vittime e solitamente, al termine del massacro, si suicida o si lascia facilmente catturare dalle forze dell’ordine.

Sebbene, come ben sappiamo, sia l’America a detenere il primato nella casistica internazionale degli omicidi seriali, l’Italia, consideratone l’estensione territoriale e l’indice demografico, non è da meno: sulla scala internazionale è al secondo posto come numero totale di assassini seriali con 123 soggetti identificati. L’Italia però, al contrario del territorio americano, risulta meno preparata allo studio del fenomeno. Questa mancanza nel sistema investigativo Italiano, si rivelò ufficialmente durante il caso del “mostro di Firenze”, ancora oggi insoluto, dopo circa 30 anni di indagini. Mancanza che si espresse anche, e soprattutto forse, nell’ambito giudiziario. I due poli, giudiziario e investigativo, non seppero ben collaborare tra loro e, anzi, non fecero che andarsi contro. Misteriose anche le sparizioni di prove decisive.

A tutt’oggi, il sistema Italiano dovrebbe essere ridefinito per far fronte a casi, che si credeva non esistessero nel nostro paese, ma che in realtà vengono solamente ritenuti fenomeni marginali, anche dai mezzi dell’informazione.

Differenze tra serial killer tipico e atipico (De luca, 2001)

Serial killer tipico

Serial killer atipico

     Agisce da solo.
E’ un cosiddetto “predatore solitario”.

    È sempre di sesso maschile.

   Può essere disorganizzato o mostrare diversi gradi di organizzazione.

    È un soggetto introverso.
Sostituisce la realtà con la propria fantasia.
Stabilisce solo rapporti sociali di facciata.
Si sente escluso dall’intera società.

    Predilige il contatto diretto con le vittime (strangolamento, accoltellamento, ecc).

    Secondo l’immaginario collettivo, questo soggetto è sempre spinto da perversioni sessuali che hanno come oggetto le proprie vittime.

   La motivazione dei delitti è di matrice psicologica: la sua volontà di potere e controllo assoluto sulle proprie vittime.

    Viene etichettato da mass media come “serial killer”.

    Può agire in coppia o in gruppo.

     Può essere di sesso femminile.

    È sempre organizzato.
Pianifica attentamente ogni sua azione.

   È in grado si stabilire rapporti sociali più profondi, sempre improntati però allo sfruttamento dell’altro.
Riesce a controllare le proprie pulsioni.

   Non sempre ha un contatto diretto con le vittime.
Spesso può farle uccidere da altri che si trovano sotto il suo influsso (omicidio seriale per induzione).

    Non ci sono evidenti motivazioni sessuali.

  La motivazione più evidente è spesso materiale, come un’eredità o l’eliminazione di un avversario da parte di un gruppo criminale, mentre la motivazione profonda è sempre il bisogno di affermare il proprio potere.

   Non viene mai identificato come serial killer. I mezzi di informazione in primis, si soffermano prevalentemente sui motivi apparenti del gesto piuttosto che su quelli psicologici.


Si può guarire un Serial Killer?

Il sistema carcerario internazionale non prevede ancora uno speciale trattamento per soggetti imputati di omicidio seriale. Per loro è prevista la stessa cura terapeutica prevista per gli altri carcerati. Questa è insieme ad altre, un’enorme falla del sistema, in quanto inizialmente, il detenuto risulta, al contrario di altri criminali, un detenuto “modello”: si attiene senza storie al rigido controllo a cui sono sottoposti tutti i detenuti, ma una volta rilasciato, può facilmente ritornare ad essere preda delle proprie fantasie. Inoltre gli assassini seriali, sono degli abilissimi manipolatori. Possono lasciar credere all’operatore penitenziario, di essere guariti e pronti a tornare nella società come uomini “normali” (vedi il caso di Angelo Izzo, tornato ad uccidere dopo aver ottenuto la semi-libertà).

Credo che un soggetto definito come serial killer, con una profonda psicopatologia, non possa essere guarito. Ma trovo di fondamentale importanza la cura terapeutica per tali soggetti, non solo per capire i motivi profondi delle loro azioni, cercare di stabilire una diagnosi e pianificare un trattamento, quanto e soprattutto, per cercare di prevenire lo sviluppo di personalità predisposte. I sistemi penitenziari di tutto il mondo, dovrebbero adeguarsi al meglio e predisporre lo studio di questi casi. Alcuni studiosi come Palermo e De Luca si sono pronunciati su programmi di trattamento e di prevenzione di assassini seriali, ma la strada in tale campo è ancora lunga e incerta.

Avere la sicurezza di poter evitare che un potenziale serial killer scorazzi per la città, cercando solo il momento giusto per mettere in atto le proprie fantasie, sarebbe rassicurante! Per ora, possiamo solo sperare che il sistema giudiziario italiano, così come quelli esteri, siano restii a rimettere anche solo in semi-libertà personaggi come il “mostro del circeo”, tenendo conto del fatto che, almeno per ora, tali soggetti non ricevono trattamenti terapeutici adeguati alla loro struttura disfunzionale di personalità.

Sempre che tale trattamento esista o esisterà mai.

Riferimenti bibliografici “I serial killer” di Mastronardi e De Luca.

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