Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

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Soverato brucia. Guerra di mafie all'alba. Ucciso Vittorio Sia

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omicidio SiaUn nuovo capitolo di un'orrenda storia di mafie e delinquenza è stato scritto stamattina all'alba a Soverato, ridente cittadina del Basso Jonio catanzarese, cuore e motore di un vasto comprensorio di una ventina di comuni che, da mesi, convivono con mort'ammazzati, minacce, pizzo e paura. (guarda il video in fondo all'articolo)

Quasi in simultanea sono andati in scena, verso le sei di mattina, l'incendio di un furgone parcheggiato in Via San Giovanni Bosco, la distruzione totale, sempre con incendio doloso, del Marechiaro, uno dei più grossi stabilimenti balneari della cittadina e l'esecuzione del pregiudicato Vittorio Sia da poco uscito di galera. Una esecuzione già tentata e fallita qualche settimana fa.

Non è facile comprendere la logica criminale di questi ultimi eventi. Si può tentare di minimizzare. Il furgone probabilmente è stato incendiato per eliminare eventuali prove che collegassero agli autori dell'esecuzione. L'esecuzione può essere collegata al tentativo fallito di qualche settimana fa e quindi ad una faida locale. Ad uno strascico della inchiesta Mithos di qualche decenni fa che portò in galera molti rappresentanti delle cosche locali. L'incendio ad una questione di protezione, di pizzo, o addirittura ad una vendetta, un incidente, il solito cortocircuito...

Si può pensare e dire tutto. Ma tutte le fantasie di questo mondo non bastano ad esorcizzare nei cittadini la paura di una guerra di mafie.

A differenza dei morti ammazzati degli ultimi mesi, passati più o meno nel silenzio, se non nell'indifferenza totale, questo episodio sembra avere scosso gli abitanti della sonnacchiosa cittadina Jonica che, per strada, nei bar, sulle soglie dei negozi, che la crisi economica ha reso vuoti e deserti, a gruppetti e capannelli, commentano i fatti con parole da cui traspare finta meraviglia e paura vera.

La finta meraviglia è d'obbligo in una cittadina in cui tutti sanno tutto, ma da anni si continua a far finta di non vedere, di non capire, di non sapere. Dei morti ammazzati nei paesini limitrofi, del pizzo che tanti pagano in un modo o nell'altro, delle inchieste sul malaffare e la malamministrazione che a tratti ma sempre più spesso lambiscono la classe dirigente cittadina.

Si indaga sui soldi destinati alle vittime dell'usura. Sull'azienda che gestisce i parcheggi cittadini maledetti da residenti e turisti. Toh! Guarda chi l'avrebbe mai detto?

Nessuna meraviglia vera, nessuno scandalo, nessuna rabbia.

- Un altro mort'ammazzato a Davoli? Una sparatoria a Isca? Una esecuzione alla Ferdinandea? Son cose, poco o molto lontane. Cose che riguardano altri. Soverato è tranquilla. Soverato è un'altra cosa!

- Un'altra cosa!? - Qualcuno, che di questi fatti mostra di intendersene, ride di cuore. - Da almeno dieci anni a Soverato non si mette un mattone su cui non si paga il pizzo! - Questa è guerra e non si scherza. Anche prima c'era chi comandava ma era diverso! - Chi comanda adesso non vuole fastidi, non vuole capetti locali in mezzo ai piedi! State tranquilli che non finisce qui! La partita non è finita ma il risultato parziale è : santa batte 'ndrangheta sette a zero!

Se è così, non c'è proprio da stare tranquilli. Almeno per una parte dei soveratesi quelli che un paio di anni fa, giovani e donne soprattutto, manifestavano per le vie della città contro le mafie ed il pizzo. Guardati con fastidio, con indifferenza con cinismo. Redarguiti in alto loco perché "davano una cattiva immagine della città" perchè " rovinavano il turismo" perché "sottintendevano l'assenza delle istituzioni"

- Non si possono però mettere insieme la bomba al comune, i morti ammazzati, le schifezze e le truffe della politica e gli incendi dei negozi. Sono cose diverse! -

Saranno forse cose diverse ma vanno messe insieme per capire il baratro che si sta spalancando davanti al futuro della città. Un far west di miseria e violenza, di paura e odio, di sottomissione e rassegnazione. Non ci vuole molto ad immaginarlo basta guardare quello che sono diventate altre città calabresi.

Soverato è un'altra cosa? Forse, speriamo! Siamo ancora in tempo ad invertire la rotta, a prendere coscienza del rischio che corriamo e ad evitarlo. Soverato spesso ha mostrato di avere energie sufficienti per reagire.

Ma non c'è tempo da perdere.

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