Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

CINEMA

The tree of life. Recensione.

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The tree of life Locandina“The Tree of Life” non è un film per chi è alla ricerca di certezze!

Inizia il film e le luci in sala non si sono ancora spente del tutto. Laggiù, sul grande schermo, si intravede una luce fioca e senza forma, mentre una voce che la mente non può non associare subito a Sean Penn bisbiglia qualcosa come “Madre... Fratello...”.

La madre è Jessica Chastain: bella dall’inizio alla fine del film, sia quando ride, che quando piange; quando guarda il marito comportarsi coi figli come un sergente di ferro, così come quando si bagna i piedi mentre innaffia il prato davanti casa (almeno tre o quattro volte durante tutto il film...). Sempre bella, bellissima... ma niente di più! Il fratello è uno dei tre figli maschi che la Chastain e Brad Pitt hanno: non si tratta del più grande, quello con gli occhi blu che da grande saranno uguali a quelli di Sean Penn; e, presumibilmente, non si tratta nemmeno del secondogenito, che non è né il primogenito né il piccolo di casa, e che forse proprio per questo non ha una caratterizzazione precisa, tanto che a un certo punto del film non compare quasi più... Da lì in poi è come il valore della temperatura minima il 15 dicembre a Gorizia: non pervenuto.

Si tratta, dunque, del figlio più piccolo: quel biondino che a un certo punto del film sperimenta su di sé da parte del fratello maggiore un comportamento simile a quello che lo Sean Penn bambino subisce dal padre. Come lo stesso Sean Penn adulto ci racconta, a soli diciannove anni suo fratello più piccolo muore. La madre lo viene a sapere aprendo una lettera nel giardino di una casa che non è più quella sul cui prato lei si bagnava amabilmente i piedi con l’acqua del tubo di gomma, ma che è invece un rettangolo di erba (che se fosse sintetica, non sorprenderebbe) all’esterno di una specie di costoso cubo di plexiglas. Presumibilmente il figlio è morto in guerra, presumibilmente quella del Vietnam... o quella da dovunque una madre americana anni 60/70 possa ricevere la notizia della morte di un figlio via posta ordinaria. Ma la certezza non è di questo film... e lo spettatore ha appena cominciato a capirlo...

The tree of life Sean PennSeguono due ore di immagini bellissime, curate da una fotografia che da sola deve essere valsa al film la Palma d’oro. Esplosioni solari, paesaggi sottomarini, distese di rocce scolpite da secoli di venti creativi, vortici di onde spumose, alberi meravigliosamente verdi e uno stormo di uccelli indefiniti che si lascia cullare dalle correnti aeree sullo sfondo del grattacielo sede dell’Eni a Roma, come si capisce oltre ogni ragionevole dubbio vedendo per mezzo secondo scarso il famoso cane a sei zampe in cima al palazzone... Come ci sarà finita quell’immagine in quell’immaginifico “blobone” documentaristico che occupa ¾ del film? Trattasi di product placement cinematografico o di tentato sabotaggio visivo ad opera del montatore? Ripeto: la certezza non è di questo film...

Si torna indietro nel tempo, agli albori della vita della famiglia O’Brien... Il primo pancione della mamma con la passione ai limiti del feticismo dell’acqua sui piedi... L’arrivo del secondo figlio, il futuro non pervenuto... Quello del terzo... Brad Pitt con mascella visibilmente impostata alla uomo di Cro-Magnon che pianta un albero nel giardino di casa (vuoi vedere che è quello l’Albero della Vita?!?)... Lo stesso Brad Pitt fissato con la musica di Brahms, con chi in città ha fatto più soldi di lui, col divieto di essere chiamato “papà” (molto meglio un più confidenziale “padre”) e con l’uso di cazziare i figli per qualunque cosa salvo poi stringerseli al petto chiedendo loro “Vuoi bene a tuo padre?”... Si vedono i tre figli pre-adolescenti (perennemente con le maniche corte...) saltare di gioia alla notizia che il padre è partito per un lungo viaggio... E la madre librarsi nell’aria alla Matrix... Ma non per la felicità o il sollievo della lontananza di Brad Pitt... Certamente per un altro motivo... Quale, non lo so... Sarà lo stesso motivo per cui la si vede stesa in una teca di vetro come una qualsiasi bella addormentata nel bosco?... Chi può dirlo...

Si vede poi un compagno di giochi dei tre fratelli morire annegato nel lago... Si sente lo Sean Penn ragazzino - prima di diventare un feticista delle sottovesti di raso rosa della sua vicina di casa - chiedere a Dio “Come hai potuto farlo morire?”, pressappoco come Jessica Chastain - nel pieno di onde ed esplosioni di dolore - chiederà conto al Signore della morte del proprio figlio diciannovenne... Per poi pontificare che non basta comportarsi sempre bene e secondo i precetti religiosi per sfuggire al dolore, salvo poi ri-affidarsi a Dio...

Tutto scorre - lentamente - verso il ri-congiungimento (postumo?) tra Sean Penn, il fratello morto diciannovenne, la madre sorretta da una ragazza in veste bianca che non le somiglia affatto e da una bambina con un velo davanti al viso che invece somiglia incredibilmente alla compagna di scuola di cui Sean Penn bambino era segretamente innamorato...

La fine di “The Tree of Life” porta però con sé una certezza e mezza... La certezza intera è che quello spettatore seduto un paio di file più avanti che si è agitato per tutto il film, visibilmente contrariato dal “blobone” documentaristico, non era un uomo probabilmente costretto dalla giovane donna al suo fianco a trascorrere una serata al cinema, bensì una donna probabilmente costretta dalla giovane donna al suo fianco a trascorrere una serata al cinema...

The tree of life scenaLa mezza certezza consiste, invece, nella sensazione che un giorno - tra i giorni futuri - un senso dei tanti possibili che “The Tree of Life” potrebbe esplodere improvvisamente nella mente o forse davanti agli occhi di chi lo ha guardato anche per l’uomo-donna seduto qualche fila più avanti... Abbastanza certo - stavolta sì - che il senso di “The Tree of Life” nella mente dello sceneggiatore e regista Terrence Malick non può nemmeno lontanamente sfiorare quello nella mente dell’uomo-donna seduto qualche fila più avanti... Palma d’oro o non Palma d’oro! Ma, sopra ogni cosa: chissà se almeno l’uomo-donna seduto qualche fila più avanti ha capito il significato della mini-invasione di dinosauri nel bel mezzo del film???

Un consiglio: Vale per ogni film: al cinema ci si dovrebbe andare non per capire un film, non necessariamente... Necessariamente, invece, ci si deve lasciar andare e farsi guidare dal film nel suo microcosmo di immagini, parole, musiche, sensi, doppi sensi, triplici sottintesi e quant’altro. Se andate a vedere “The Tree of Life”, fatelo a stomaco pieno... almeno saprete che quel rumore che proviene dal vostro stomaco non è fame...

La frase più bella: “Se non ami, la tua vita passerà in un lampo...”.

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