Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

CINEMA

Made in Dagenham - We want sex. Recensione.

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Made in Dagenham LocandinaWe want sex non è il titolo originale di questo film. Forse chi modifica i titoli dei film stranieri da distribuire in Italia cerca sempre di trovarne di “accattivanti”, in grado di attirare il grande pubblico, ma in questo caso il titolo risulta non solo fuorviante ma addirittura incompleto se consideriamo che le combattive donne protagoniste del film non chiedono sesso, ma parità.

Nei loro striscioni appare infatti la scritta We want sex equality, e questo si che sarebbe stato un possibile titolo. Questa, infatti, non è la tipica storia da cinepanettone ma un film che parla di lotte e di diritti. Made in Dagenham (titolo originale) è un film ispirato ad una storia vera. Siamo nell’Inghilterra del 1968, a Dagenham appunto, zona industriale dove ha sede la Ford, fabbrica di automobili che in quegli anni rappresenta un pilastro dell’economia inglese, dando lavoro a oltre 50.000 uomini e 187 donne.

We want sex equalityQueste ultime lavorano in uno stanzone fatiscente, caldissimo e che diventa un colabrodo in tutte le giornate di pioggia. Ogni giorno le 187 donne arrivano in fabbrica con le loro biciclette e con i loro vestiti corti, simboli di un’epoca che ha fatto storia. Ogni giorno portano in fabbrica i loro sogni, i loro problemi e la loro ironia. Ogni giorno si siedono nella loro postazione e cuciono i sedili in pelle per le automobili senza neanche seguire dei modelli ma usando solo il loro intuito e la loro abilità data da anni di lavoro.

Sono un gruppo affiatato e riescono a scatenare il terrore di ogni malcapitato maschio di turno che entra nella loro ala grazie alla caratteristica, strettamente femminile, di essere pungenti tra di loro ma unite all’occorrenza. Così quando dai piani alti giunge la notizia di un cambio di rotta e di una classificazione del loro ruolo in operaie non qualificate si scatena la bufera. Ad un incontro tra i vertici della Ford, i rappresentanti del sindacato e la rappresentante delle lavoratrici Connie viene invitata anche Rita O’Grady (Sally Hawkins) operaia che si farà portatrice del malessere delle sue colleghe.

Sostenuta da Albert Passingham (sindacalista interpretato da Bob Hoskins) darà il via al primo sciopero indetto dalle donne inglesi e alzerà la posta in gioco chiedendo non solo la classificazione in operaie qualificate ma anche la parità di salario tra donne e uomini. Lo sciopero porterà al blocco di tutta la fabbrica, e le manifestanti troveranno finalmente l’appoggio dei sindacalisti e dello stesso governo britannico, grazie al sostegno della deputata Barbara Castle (Miranda Richardson).

Il regista Nigel Cole (L’erba di Grace) porta sullo schermo un adattamento dei fatti realmente accaduti raccontando la storia della protagonista, il personaggio fittizio di Rita O’Grady, loquace e battagliera che vive, come tutti i grandi eroi, momenti di sconforto come l’allontanamento da parte del marito e della migliore amica, e momenti di inaspettato sostegno come quello da parte della moglie di uno dei capi della Ford (Rosamund Pike).

Made in Dagenham scenaProprio grazie ai momenti di grande umanità di Rita O’Grady lo spettatore riesce ad affezionarsi al personaggio ed anche alla Storia e chissà magari riesce anche a trarne ispirazione.

Se consideriamo che solo qualche mese fa la Commissione Europea ha indetto la prima giornata per la parità retributiva a causa del divario salariare che in Europa vede le donne, a quarant’anni di distanza, con una media del 17,5% in meno rispetto agli uomini non sarebbe male ricordare le lotte delle donne e degli uomini che nel 1968 sono riusciti a far respirare un vento di cambiamento.

Frase migliore: “Sono diritti non privilegi. E’ così facile, porca vacca se lo è!”

Consiglio: Guardare anche i titoli di coda dove sono presenti le testimonianze delle reali protagoniste di questo episodio che ha cambiato la storia.

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