Quando il sole della cultura è basso i nani sembrano giganti

Karl Kraus

   
   

ARTE

Rosa Spina, ermeneuta della complessità.

Dettagli

GALLERIA 9 COLONNE /SPE
SPAZIO MULTIMEDIALE – Ufficio Annunci Economici

IL RESTO DEL CARLINO informazione + cultura

Via Boldrini 10 BOLOGNA

orario: 9/13 -14/17.30 sabato e festivi chiuso

mostra nr. 342/organizzazione Club D’Ars – tel. 02-860290

Dal 7 luglio al 21 luglio 2009

mostra personale di

ROSA SPINA

Martedì 7 luglio dalle ore 11’00 l’artista sarà presente in galleria

La semplice lettura della biografia di Rosa Spina ci indica la complessità del suo percorso zetetico: Rosa Spina è indubbiamente una delle fondatrici in Italia della forma espressiva artistica che si chiama Fiber Art o in Italiano Arte della Fibra, una corrente artistica che si è sviluppata negli Stati Uniti e nel Nord Europa, dopo gli anni Sessanta, e che vede al suo interno gli artisti esprimersi attraverso la fibra, il filo o il tessuto.

Dal 1970 al 2001 ha insegnato Discipline pittoriche preso il Liceo artistico statale di Catanzaro. Ha partecipato a diverse mostre collettive sia in Italia che all’estero, ricevendo riconoscimenti, premi e consensi della critica. Se volessimo sintetizzare questo cammino, questo viaggio di Rosa Spina, potremmo utilizzare l’immagine del ponte, un ponte a tre arcate.

Quadro di Rosa SpinaLa prima arcata: Il viaggio. Il viaggio è metafora della vita: le opere di Rosa Spina sono omaggi alla Libertà di Movimento, a quel cammino costante ed intrecciato che è la vita, dove l’artista fa tesoro di tutto: luoghi, paesi, sensazioni, emozioni, malinconie, volti, atmosfere, di cui la Spina è intimamente e variamente nutrita, facendo anche di loro, come di se stessa, amorevole leggenda. Rosa Spina sa bene che nessun viaggio è definitivo ed uno dei pilastri che sorregge questa prima arcata è il ritorno (Osservate Andata e Ritorno del 2005), il ritorno come dimensione temporale, l’eterno ritorno della classicità, di Leopardi, di Nietzsche, di Vico.

È l’essenza della filosofia della storia di Rosa Spina, non lineare progressiva, non lineare regressiva, ma circolare, storia che torna su sé stessa (preziosa icona è Filare il tempo del 2007). In un’opera del 2007, La chiave del tempo, quanto sopra viene fuori in maniera decisamente plastica, ma in definitiva anche e soprattutto lo scorrere del tempo è intreccio, è Memoria e contemporaneità, come recita il titolo di una meravigliosa composizione del 2008. Ulisse è il mito, il personaggio che attraversa questa prima arcata (Il ritorno di Ulisse del 2007 ne è la concretizzazione).

La seconda arcata: La dimensione spazio-temporale. La seconda arcata è quella del tempo e dei luoghi, un’unica dimensione, direi quasi agostiniana se non bergsoniana, dove il passato-presente-futuro è solo tempo dell’anima. I tempi e i luoghi che esistono solo nell’anima, si fanno malinconia, perché siamo solo nel tempo e nello spazio e l’essere (sein und zeit ci aiuta) è sempre e solo un essere nel mondo.

Il pilastro che sorregge questa seconda arcata è il ricordo: Le trame dell’esistenza del 2007 ci indicano, in modo oserei dire sublime questa prospettiva del percorso artistico e zetetico dell’artista catanzarese. Scire est meminisse: sapere è ricordare, e l’arte, sovente, altro non è che ricordo (Canto dei Ritmi arcaici del 2005 è l’icona di questa seconda arcata unitamente a insediamenti temporali del 2007).

La terza arcata: La scelta. La terza arcata è la scelta, quell’aut-aut che Kierkegaard pone all’attenzione dell’umanità con la categoria della possibilità che sostituisce quella della necessità. I percorsi di Rosa Spina sono costanti scelte, come ci indicano i miti Maya riproposti a più riprese unitamente alle fate nordiche Urd, Verlandi e Skuld che filano la temporalità e quindi l’esistenza. Ed è sempre la scelta della bellezza, pilastro che sorregge questa terza arcata.

Non vi è etica senza estetica e viceversa. La bellezza (kalos-kalein) che ci chiama, che ci attira a sé, che sovente si fa etica, scelta esatta dei materiali. È Penelope il mito unico di questa mirabile sintesi ermeneutica della complessità proposta da Rosa Spina, con la manifestazione di quattro elementi di interesse che sintetizzano con la compagna di Ulisse questo viaggio: l’attesa come speranza di un futuro migliore (Tracce di qualcosa già stato, 2007); la rete come essere nel mondo (Tessere i desideri, 2007); le mani: il pensiero come azione, il fare e il disfare (Rete crescente e vertiginosa, 2006);

la tela come obiettivo della nostra ricerca (Fluttuazioni temporali).
di Massimo Pasqualone

Massimo Pasqualone insegna presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti, presso l’università di Teramo, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “S. Pio X” di Chieti-Vasto, presso l’Università Petre Andrei di Iasi (Romania).


Rosa Spina è nata a Giarre (CT), attualmente residente a Catanzaro in via Mons. Giov. Apa 12, 88100

tel. Studio 0961 62359/ 335 8182991

e mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.arterosaspina.com

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Commenti   

 
0 # Adriana 2010-05-21 16:06
A una donna amabile ,straordinaria artista a tutto tondo...aguri per un percorso tutto in salita.
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© Adgraphisart Mimmo Loiero